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Le regole del gioco. Gioco d’azzardo e distanziometro

di
Angelo Caliendo*

Il dibattito sulla regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia attraversa da anni posizioni spesso distanti. Da un lato chi sostiene che un gioco legale solido e ben controllato sia il miglior argine al gioco illegale, dall’altro, esperti di dipendenze patologiche e associazioni di tutela secondo cui ogni discorso sul “gioco” rischia di oscurare la natura di “azzardo” del fenomeno e le sue conseguenze sociali, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

Valutare le politiche e gli effetti

L’impegno dell’Eurispes nell’osservare il settore dei giochi procede da una convinzione: una politica pubblica va valutata per gli effetti che produce nella vita delle persone. Nel gioco, questo significa chiedersi se una misura protegga davvero i soggetti vulnerabili, riduca le dipendenze e sottragga terreno alla criminalità.

Il gioco legale, quando è regolato, controllato e riconoscibile, costituisce, secondo l’Istituto, un presidio contro il gioco illegale. Indebolire quel presidio può lasciare più esposti proprio i cittadini che si vorrebbero proteggere.

Un percorso di ricerca che parte dal 2000

Già nel 2000, con il laboratorio “Italia in gioco”, l’Eurispes studiava le prospettive economiche e occupazionali dell’introduzione del Bingo. Altri lavori, come Giochi, scommesse e lotterie: Italiani d’azzardo, affrontavano i comportamenti dei giocatori e il rapporto tra intrattenimento, regole e rischio. Il gioco veniva, quindi, osservato nella sua dimensione sociale, oltre che economica.

Nel 2018, la ricerca Gioco legale e contrasto delle dipendenze ha approfondito proprio questa esigenza, affiancando l’analisi del mercato a quella dei rischi e degli strumenti di tutela. In seguito sono arrivati gli studi sulla Puglia nel 2018, sul Piemonte e sul Lazio nel 2019, sulla Sardegna nel 2021, nei quali si esaminavano le regole nei loro effetti territoriali, la distribuzione dell’offerta e la capacità dei servizi di rispondere alle difficoltà dei giocatori.

Il distanziometro sotto osservazione

Uno dei temi sui quali l’Eurispes ha richiamato con maggiore continuità l’attenzione delle Istituzioni riguarda l’efficacia delle misure adottate per regolamentare la presenza del gioco sui territori. Le ricerche hanno evidenziato le criticità dei cosiddetti distanziometri, mettendo in discussione l’utilità di disposizioni che affidano alla sola distanza dai luoghi sensibili il compito di prevenire il gioco problematico.

Da queste evidenze nasce l’idea di comprendere l’effettiva utilità del distanziometro come risposta al problema delle dipendenze. Ridurre gli spazi nei quali il gioco può essere esercitato legalmente non equivale, di per sé, a ridurre la domanda né a proteggere le persone più vulnerabili. L’efficacia di una norma deve essere valutata sulla base dei risultati che produce in termini di prevenzione e tutela della salute, senza assumere che l’allontanamento fisico dei punti autorizzati sia, da solo, sufficiente a conseguirli. La domanda, infatti, può persistere e trovare altri canali, compresi quelli clandestini e le piattaforme non autorizzate.

La lezione della pandemia: la domanda non scompare

Le ricerche dell’Eurispes hanno esaminato anche gli effetti delle restrizioni imposte durante l’emergenza da Covid-19, evidenziando come la compressione dell’offerta legale possa favorire l’espansione dei circuiti illegali. La chiusura delle sale e dei punti fisici di scommessa, infatti, non ha determinato, secondo questa lettura, la scomparsa della domanda, ma ha contribuito a indirizzarne una parte verso canali non autorizzati, soprattutto online.

La responsabilità del gioco legale

D’altra parte, difendere il gioco legale significa anche esigerne la responsabilità. La legalità dell’offerta non elimina il rischio di dipendenza. Per questo vanno sostenuti il potenziamento dei servizi, la prevenzione rivolta ai giovani e una formazione continua e qualificata degli esercenti, collegata ai presidi sociosanitari.

Guardare al 2030: scommesse, tecnologia e tutela

Guardando al 2030, l’ultimo studio dell’Eurispes sulle scommesse allarga ulteriormente questa prospettiva. L’integrazione tra piattaforme digitali, contenuti sportivi e nuove tecnologie richiede di aggiornare gli strumenti di tutela. L’innovazione può aiutare a riconoscere comportamenti a rischio, ma può anche aumentare la pressione sul giocatore. Occorre orientarla verso la protezione delle persone, con particolare attenzione ai minori e ai soggetti vulnerabili.

Il gioco legale allontana il gioco illegale, secondo questa impostazione, quando lo Stato rende effettiva la differenza tra i due: con controlli credibili, operatori responsabili e tutele verificabili. È su questa differenza che si ritiene necessario investire, perché la qualità di un sistema regolato si riconosce soprattutto dalla sua capacità di proteggere le persone.

*Avv. Angelo Caliendo, amministrativista, componente del Consiglio direttivo dell’Eurispes 

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