Gioco legale, in Puglia a rischio quasi 9mila posti di lavoro

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Quasi 9 mila posti di lavoro in meno e circa l’80% di punti di offerta del gioco destinato a chiudere i battenti: è la stima dell’impatto occupazionale, calcolata dall’Eurispes, della contrazione dell’offerta del gioco legale in Puglia, qualora la legge regionale 43/2013 avesse piena attuazione, prevista per il 20 dicembre 2018.
In una fase assai delicata per il mondo del gioco in Puglia, alla vigilia di importanti decisioni dell’Amministrazione regionale, l’Eurispes presenta il Rapporto “Gioco legale e dipendenze in Puglia”, realizzato nel quadro delle attività dell’Osservatorio Permanente su giochi, legalità e patologie. Uno studio che propone un’analisi dello stato dell’arte e degli orizzonti che si prospettano a breve, a seconda delle decisioni che verranno assunte relativamente all’applicazione della legge 43/2013, un approfondimento sull’attività dei Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche, una simulazione degli effetti sull’occupazione dall’entrata in vigore del “distanziometro”, una rassegna della giurisprudenza sui temi del gioco in Puglia e sull’attività dei Comuni, e alcuni interventi di personalità pugliesi che approfondiscono aspetti e contraddizioni di quanto sta avvenendo nella galassia gioco della regione.
In Italia il gioco d’azzardo è un fenomeno diffuso e pervasivo che rappresenta la terza industria italiana per fatturato, dopo Eni e Fiat. Di fronte alla forte crescita dei volumi  complessivi, che si attestano negli ultimi anni intorno ai 100 miliardi, per una spesa (giocate-payout) di circa 20 miliardi, ma anche al moltiplicarsi degli esercizi dedicati e di quelli generalisti che offrono gioco legale, nonché della pubblicità sui media, è cresciuta la percezione di una sorta di invasione che miscela elementi tradizionali al gioco attraverso le lotterie istantanee e gli apparecchi (Awp e Vlt) e le sale scommesse.

I numeri
Nella ricerca l’Eurispes ha fatto tesoro di alcuni “numeri” divulgati nei giorni scorsi dall’Istituto Superiore di Sanità: gli italiani che giocano sono circa 18 milioni e mezzo, ovvero il 36,4% della popolazione (43,7% uomini, 29,8% donne); di questi, poco più di un quarto (26,5%), rientra nella categoria del giocatore “sociale”, ovvero saltuario e per puro divertimento: parliamo di circa 13.453.000 persone. I giocatori a “basso rischio” stimati sono il 4,1% (2 milioni circa), i giocatori a “rischio moderato” rappresentano il 2,8% (1 milione e 400mila), quelli “problematici” sono il 3%, ovvero circa un milione e mezzo. Tra i giocatori problematici la fascia 50-64enni è la più rappresentata con il 35,5%). Nell’ambito dei “problematici”, rientrano i giocatori “patologici”, che però, si possono definire tali solo nel momento in cui vengono “presi in carico” dalle strutture del sistema sanitario per una diagnosi da dipendenza patologica da gioco: in Italia sono 13mila le persone che vengono assistite dai Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche delle Asl e rappresentano lo 0,87% dei giocatori “problematici”. Dato che l’Eurispes ritiene molto lontano dal numero reale dei giocatori patologici.
Per quanto riguarda la Puglia, i cinque Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche, pur operando con grande professionalità e impegno sul  territorio, riescono ad intercettare una quota minima dei reali giocatori “patologici”: nel 2017 i “presi in carico” sono stati solo 875.

La competenza legislativa
La competenza sul gioco legale è materia concorrente tra Stato e Regioni, e queste ultime gestiscono direttamente le tematiche sanitarie connesse alla galassia gioco. Proprio la legge della Regione Puglia (43/2013), nel 2017 passata al vaglio della Corte Costituzionale chiamata in campo per dirimere il conflitto di attribuzioni, ha ottenuto dalla Consulta la conferma del diritto a legiferare in materia di gioco, a tutela della salute, da parte delle amministrazioni regionali.
Sulla base dell’allarme sociale che si è generato negli ultimi anni, molte amministrazioni regionali hanno legiferato, utilizzando prevalentemente come perno della regolamentazione lo strumento, piuttosto discusso, del “distanziometro”. Uno strumento che prevede l’impossibilità di mantenere aperti punti vendita del gioco legale a meno di una certa distanza da una serie di luoghi sensibili quali scuole, luoghi di culto, centri sportivi e giovanili. Al momento del rinnovo delle autorizzazioni, dunque, questi punti vendita dovrebbero essere chiusi o spostati.
Il 7 settembre 2017 scorso, si era giunti ad una Intesa tra Governo e autonomie locali, che avrebbe inteso riformare l’intero comparto attraverso la riduzione programmata di apparecchi da gioco (-35%) e la diminuzione dei punti vendita (-50%). L’Intesa, per essere attuata, prevedeva che le regioni modificassero le leggi precedentemente varate; cosa che, tuttavia, non è accaduta, generando un caos e, per l’applicazione del “distanziometro”, il rischio di una quasi completa espulsione dell’offerta del gioco legale da molti territori.

Il gioco in Puglia e l’impatto occupazionale
Sulla base di valutazioni condivise, che traggono forza anche da quanto già avvenuto in Piemonte nel novembre 2017 con l’applicazione del “distanziometro”, l’Eurispes ha calcolato che la piena applicazione della legge regionale 43/2013, fissata al 20 dicembre 2018, causerebbe la scomparsa dell’80% degli “esercizi dedicati” e di quelli “generalisti”.
Gli “esercizi dedicati” nella Regione Puglia ad oggi sono 856: 6 sale Bingo, 330 sale dedicate (VLT), 395 negozi di gioco (agenzie di scommesse con Awp / Vlt), 125 agenzie scommesse (senza Awp / Vlt). L’occupazione media stimata per le singole categorie è di 40 addetti per ogni sala Bingo, 4 addetti per ciascuna sala dedicata, negozio di gioco e 3 addetti per ogni agenzia di scommesse. Facendo un calcolo, si arriva a quantificare il totale di persone occupate in 3.615 unità. Ipotizzando la chiusura dell’80% di loro, si avrebbe una perdita di 2.891 posti di lavoro.
Bisogna poi prendere in considerazione l’indotto degli “esercizi dedicati” e di quelli “generalisti”, in particolare, le aziende di noleggio che gestiscono e manutengono gli apparecchi AWP e VLT, circa una trentina in Puglia. Per questa attività, sono occupati, nelle funzioni amministrative, gestionali e tecniche, 1085 addetti: anche in questo caso, ipotizzando il taglio dei volumi del gioco paro all’80%, si avrebbe una ulteriore perdita occupazione di 868 addetti.
Passando poi all’area degli “esercizi generalisti” che offrono gioco legale, si sono potuti calcolare quelli che ospitano almeno un apparecchio slot, che sono 4.293 (soprattutto bar e tabacchi). La media degli addetti per esercizio è di 3,5 persone: quindi il volume occupazionale complessivo è di 15.025 addetti. I ricavi mensili, ascrivibili alla quota che rimane all’esercente dalla vendita di gioco legale, sono valutabili tra i 1.500 e i 3.000 euro. Ipotizzando la cessazione dell’80% dell’offerta del gioco legale, la riduzione del guadagno degli esercenti potrebbe generare l’espulsione di circa 1,5 addetto per ogni esercizio, ovvero un calo occupazionale di 5.151 lavoratori.
In sintesi, arriviamo alla cifra di 8.911 lavoratori che stanno rischiano di perdere il posto di lavoro.

Passando dai valori occupazionali a quelli dell’economia territoriale generata dal gioco legale, l’Eurispes ha fatto i conti, sottraendo alla voce “spesa” la voce “erario”, per ottenere il valore economico sostanziale che rimane sul territorio.
Calcolando le otto tipologie di gioco (apparecchi, bingo, giochi numerici a totalizzatore, giochi a base ippica, giochi a base sportiva, lotteria, lotto, scommesse virtuali), si ricava che al primo semestre del 2017, il gioco legale ha lasciato in Puglia circa 242milioni di euro. Ripartendo su base annua, il valore territoriale dell’economia direttamente generata dal gioco legale si attesta intorno al mezzo miliardo di euro.

Quanto è efficace il distanziometro?
La distanza dai luoghi in cui è possibile giocare è un elemento influente nel determinare il comportamento dei potenziali giocatori?
L’Eurispes, nel tentativo di fornire un contributo di riflessione sulla validità dello strumento del distanziometro, ha elaborato alcuni recentissimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha riscontrato le predilezioni dei giocatori “sociali” e di quelli “problematici”, relativo alla “vicinanza” o alla “lontananza” dei punti di giochi dall’abitazione e dl posto di lavoro, e il valore che le due categorie attribuiscono alla “riservatezza”.
L’11,3% dei giocatori “problematici” preferisce giocare in luoghi lontani da casa, contro il 2,5% di quelli “sociali”, e il 10,7% dei “problematici” ha una predilezione per gli esercizi che garantiscono maggior privacy, rispetto all’1,5% dei giocatori “sociali”.
Dunque, il giocatore problematico ricerca luoghi lontani che garantiscono privacy e che, in qualche misura, occultano la loro condizione di giocatori.
“Questi dati ci consentono di affermare che il distanziometro non mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici e patologici, mentre può avere un effetto di dissuasione per quelli sociali”, spiega Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca.

Antonio De Donno, Procuratore della Repubblica di Brindisi e presidente del Comitato Scientifico Osservatorio Eurispes su giochi, legalità e patologie, commenta: “Proibizionismo e para-proibizionismo altro non sono che l’anticamera del gioco illegale gestito dai settori malavitosi. Chi ha una diretta percezione di cosa è avvenuto e avviene nei territori, deve con nettezza rilanciare questo allarme che, certo, non annulla quello relativo ai rischi di “azzardopatia”, ma non può rimanere inascoltato”. Prosegue De Donno: “Alcune iniziative assunte dalle autonomie locali ed “eccedenti” il così detto “spirito dell’Intesa”, quali la riproposizione sic et simpliciter dello strumento del “distanziometro” e, soprattutto, la compressione degli orari giornalieri nei quali è possibile esercitare il gioco legale, certo inconsapevolmente producono il rischio di una ripresa dell’area dell’illegalità”.

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