La Repubblica delle Api

A proposito di Expo: debiti produttivi

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John Kenneth Galbraith insegna che esistono tre grandi categorie di spese pubbliche. Ci sono quelle che non hanno una finalità chiara, né presente né futura. E contro queste dobbiamo batterci. Poi ci sono quelle che proteggono e stimolano le condizioni economiche e sociali del presente. Infine, quelle che produrranno e consentiranno in futuro una crescita della ricchezza, della produzione e del benessere generale.

Naturalmente nessuno può più pretendere che le spese superflue, non economiche, gli sprechi, i finanziamenti facili per “gli amici o gli amici degli amici” possano essere coperti con l’indebitamento pubblico. La seconda categoria di spese pubbliche che non possono essere finanziate con l’indebitamento, ma sostenute col gettito fiscale disponibile, è quella della spesa ordinaria di governo: la giustizia, l’ordine pubblico, la politica estera, il sostegno all’industria e all’agricoltura, la difesa. Insomma tutte quelle spese relative al mantenimento delle funzioni ordinarie dello Stato, che dovrebbero essere finanziate con le tasse o con le altre entrate correnti. Resta infine quella fetta di spesa pubblica che serve a sostenere il benessere futuro e la crescita economica. In questo caso, condividendo quanto afferma Galbraith, l’indebitamento non solo è legittimo, ma anche socialmente ed economicamente auspicabile.

Peraltro nell’economia privata questo tipo di indebitamento ha la massima approvazione anche da parte dei più accesi oppositori del debito pubblico. Quando la spesa pubblica sostiene o è addirittura essenziale alla crescita futura dell’economia e quindi alla crescita della produzione, dell’occupazione e all’ampliamento del reddito da cui dipenderanno le future entrate dello Stato, l’indebitamento è pienamente accettabile.

La produzione delle future ricchezze sarà in gran parte legata a questo tipo di spesa pubblica. Le spese per i lavori pubblici sono il caso più evidente così come gli investimenti per migliorare le infrastrutture e i trasporti. Così come appaiono chiari i benefici che nella prospettiva possono derivare alla collettività dagli investimenti nella tutela dell’ambiente e del territorio o per migliorare la qualità dei servizi della Pubblica amministrazione, le reti di comunicazione e di trasmissione, l’istruzione, la formazione, la tutela del patrimonio artistico.

Su questi argomenti e in queste prospettive si ricompongono le esigenze e gli interessi del Nord e del Sud.

Un sistema con bassa qualità dei servizi e delle infrastrutture è un gancio che trattiene sia le spinte verso una ulteriore proiezione dell’economia del Settentrione sia le istanze di promozione e di sviluppo del Meridione. Una accorta politica infrastrutturale diventa quindi fattore unificante di modernità e di crescita per l’intero Paese.

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