Gian Maria Fara

Etica e informazione

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Cadute le ideologie restano sul campo due sole grandi Agenzie in grado di orientare e di trasmettere valori e senso: la Chiesa ed il sistema dei mass media. Ambedue hanno una vocazione universale. La prima, da sempre grande Ente di orientamento, riafferma e rafforza il proprio ruolo e la propria centralità; il secondo tende sempre di più a trasformarsi da mezzo, da strumento, in Agenzia di certificazione della realtà e spesso addirittura di creazione della stessa. Ma mentre la Chiesa ha un sistema di valori da proporre e sul quale sono disposti a riconoscersi anche molti tra coloro che cattolici non sono, lo stesso non può dirsi per i media. Essi propongono nello stesso tempo valori e non valori confermando così la loro “natura debole”, bisognosa, come in effetti è, di contenuti che ne elevino la dignità del messaggio. Si pone quindi con urgente attualità il problema della qualità dei contenuti ed il rapporto stretto che dovrebbe collegare questi ultimi a norme etiche universalmente accettabili e riferite, soprattutto, al rispetto ed alla tutela della persona e della sua dignità. Emerge in tutta evidenza l’intreccio tra crisi dei valori e mondo dell’informazione. Una notevole parte della problematica etica riguardo ai processi informativi ha proprio a che vedere con la crisi generale della nostra società. Indubbiamente ci sono questioni specifiche che riguardano il mondo dell’informazione, ma non è pensabile una informazione avulsa dal contesto storico di riferimento. In questo senso la questione etica dell’informazione si presenta articolata almeno a due livelli: uno interno, che si confronta con problemi specifici, quali la libertà d’informare, il rapporto con la proprietà editoriale, i legami con i centri di potere, ecc.; l’altro esterno, che si rapporta alla società nella sua interezza, ne ricava elementi e contribuisce alla sua formazione ed al suo sviluppo o alla sua involuzione. Sarà necessario tenere sempre presente questa doppia articolazione, poiché il tema dei valori non può essere considerato semplicemente interno, magari risolto con improbabili decaloghi deontologici, e neanche puramente esterno, immaginando un mondo dell’informazione quale specchio della realtà sociale con tutti i suoi vizi e le sue virtù. «È soprattutto difficile affermare quanto una società abbia i media “che si merita”, o, al contrario, quanto sia la società stessa plasmata dai media. In un certo senso possono considerarsi vere l’una e l’altra ipotesi» (C. Maccari). Il rapporto è inevitabilmente dialettico e si alimenta tanto delle problematiche specifiche quanto dei temi sociali generali.

In nessun altro momento storico si è avuta una tale produzione di sapere e contemporaneamente di tecniche che permettono un controllo sempre più preciso del nostro mondo, anche se dovrebbe essere ben altra la riflessione sull’uso che facciamo del sapere e delle tecniche a nostra disposizione. Anzi, a seguire le pessimistiche valutazioni di Jean-François Revel, ci troveremmo di fronte ad una grande macchina della menzogna che governerebbe il mondo. Le conoscenze e le informazioni da cui ci si attendeva il dono della libertà sono divenute in molti casi un diluvio frastornante, un oceano ingovernabile che porta a riva inimmaginabili cumuli di rifiuti. In tale condizione ciò che sembra venir meno è proprio la libertà, la crescita consapevole dei singoli e della collettività. Non si tratta, ovviamente, di negare il progresso eccezionale che è stato realizzato, quanto piuttosto di dar vita ad una seria riflessione critica sulla nozione stessa di progresso cercando di trarre un bilancio ragionato sullo stato attuale delle cose. Da questa riflessione critica non è esente la nozione d’informazione, la sua circolazione, le sue potenzialità, la sua capacità di servire la verità. Su questo problema, diceva Giovanni Paolo II riferendosi ai mezzi di comunicazione: «Se vengono bene usati essi sono un aiuto per arrivare a conoscere la verità e per liberarci dall’ignoranza, dal pregiudizio, dall’isolamento e dalla violazione della dignità umana che si verifica quando i mezzi di comunicazione vengono manipolati allo scopo di controllare e limitare il pensiero dell’uomo, che invece ha diritto alla verità in ogni ordine. Ove i mezzi di comunicazione non riflettono la verità, tolgono la speranza». Ritorna così la questione etica dell’informazione che, partendo dall’innegabile presupposto della sua centralità, la incalza sul terreno della sua effettiva realizzazione. Sappiamo con grande precisione, si potrebbe dire con scientifica precisione, che i processi democratici e, conseguentemente, la libertà sono intrecciati con i processi informativi: una informazione distorta, condizionata o inquinata è il segno più inquietante del venir meno della democrazia e della libertà.

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