Fase 2, il prime time richiama alla cautela. Lo scontro su Bonafede “mette in ombra” Mes e Migranti

Con l’avvio della ripartenza tanto attesa, il ripristino parziale della libera circolazione e la riapertura progressiva di molti esercizi, i Tg del primetime non abbassano la guardia, e mantengono alta l’attenzione sui numeri del contagio, che in settimana riguadagnano oltre i 2/3 delle aperture. L’analisi dell’Osservatorio Tg Eurispes e Coris Sapienza dal 4 all’8 maggio.

Davanti ad una cittadinanza esasperata dopo un lockdown durato quasi due mesi, le testate continuano a rilanciare gli appelli alla cautela ed alla responsabilità. Molto attivi i Tg di News Mediaset che, venerdì, dedicano l’apertura alle parole di un furente Sindaco Sala, rivolte ai cittadini irresponsabili che hanno affollato i navigli di Milano senza le opportune protezioni.

Per la politica, a dominare è la “questione Bonafede”, generata dalle scarcerazioni di alcuni condannati per mafia finiti ai domiciliari e dalle dichiarazioni del Magistrato Nino Di Matteo che ha accusato il Ministro di aver “ascoltato” i diktat della mafia, contraria, due anni fa, al suo incarico al Dipartimento preposto alle carceri. Le polemiche attorno al Ministro della Giustizia, con le opposizioni che ne chiedono le dimissioni, fanno di Bonafede il politico più citato della settimana, presente in ben 17 titoli. Grande interesse da parte dei Tg Mediaset e Tg2, con Tg4 che già, lunedì, raccoglie il commento di diversi opinionisti. Sulla vicenda nata dall’intervento del Pm Di Matteo, domenica 3 durante un programma di La7, Mentana interviene “da buon giornalista”, ossia ponendo qualche domanda: Perché Di Matteo ha aspettato 2 anni per rivelare i suoi sospetti? E perché Bonafede ha scelto per il Dap un altro candidato che aveva un profilo “minore”?

La proposta della Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, di regolarizzare i migranti da impegnare nei lavori agricoli, ma anche colf e bandati, ha rappresentato un altro tema di forti contrapposizioni, ma non ha trovato nel complesso grande spazio sulle scalette (appena 7 titoli). Studio Aperto ne ha approfittato, martedì, per tornare sul fenomeno migratorio con un servizio un po’ allarmato sulla situazione di Lampedusa, parlando nel titolo di un “rischio di contagio”; rischio menzionato nel titolo, ma non analizzato nei servizi, se si esclude il riferimento ad una dichiarazione di Matteo Salvini.

Assorbiti da questi temi, i Tg del prime time non dedicano, venerdì, grande attenzione all’intesa raggiunta sul Mes, nonostante le risorse che questo fondo potrebbe garantire al Sistema Paese: apertura solo per il Tg La7, terzo titolo per i Tg Rai e Tg5.

La pagina degli esteri illumina la “guerra” al Covid negli altri paesi. Mente cresce l’esigenza della comunità internazionale di ottenere risposte da parte della Cina a fronte di possibili sue ulteriori responsabilità nel mancato contenimento dell’epidemia, le accuse, finora senza prove, di Trump e di Pompeo rimbalzano sul prime time nei Tg Mediaset, e soprattutto sul Tg2, che le sostiene appieno e, giovedì, le affianca alle denunce di padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News.

Per il resto, proseguono le riflessioni del prime time sulla società italiana provata dal Covid. Da segnalare anche l’interessante reportage in più puntate proposto dal Tg4 che, nel rilanciare gli appelli della comunità scientifica per un maggiore utilizzo dei tamponi, indaga su che cosa abbia finora impedito l’uso e la distribuzione di questi strumenti, segnalando dove sarebbe stato più utile renderli disponibili.

Con la ritrovata parziale libertà da parte dei concittadini, cala naturalmente il pubblico del prime time, che dai 24,5 milioni di spettatori di metà marzo si assesta attorno ai 21 milioni di fine aprile. Tra le testate, Tg2 è quella che conserva meglio il pubblico guadagnato durante la fase acuta della crisi, ed in settimana si assesta a livelli di ascolto che la portano vicina al Tg3, sceso a quota 2 milioni e 300mila di media.

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