Difendersi dalle fake news richiede consapevolezza e capacità di riconoscere fonti affidabili. La disinformazione è sempre più diffusa, alimentata dai social e dagli algoritmi che creano bolle informative. I cittadini devono sviluppare pensiero critico e strumenti di fact-checking, mentre governi e Istituzioni hanno un ruolo chiave nel promuovere educazione e regolamentazione. Solo un approccio collaborativo può ridurre l’impatto delle notizie false e proteggere la società.
Le fake news sono passate da semplice neologismo a fenomeno globale, alimentato soprattutto dai social media. Disinformazione, propaganda e notizie di parte rappresentano le principali attività fake influenzando opinioni e scelte politiche. La circolazione delle fake news sfrutta paura, bias cognitivi e automatismi digitali. Il risultato è un indebolimento della fiducia nelle fonti ufficiali e nelle istituzioni.
L’informazione nell’era digitale è segnata dalla centralità delle piattaforme e da una crescente frammentazione delle audience. L’overload informativo e le logiche algoritmiche favoriscono contenuti immediati, alimentando polarizzazione ed echo chambers. In questo scenario, la fiducia nei media tradizionali diminuisce, mentre il giornalismo è chiamato a ridefinire il proprio ruolo democratico.
Le piattaforme digitali stanno trasformando l’informazione. Nell’ecosistema digitale l’agenda setting classica perde efficacia, mentre il dibattito pubblico è sempre più guidato da dinamiche ideologiche ed emotive. Il giornalismo è costretto ad adattarsi alla logica dell’engagement, con una crescente pressione verso semplificazione e spettacolarizzazione dei contenuti.
Uno studio Eurispes ha analizzato oltre 1.200 post, evidenziando che i report di notizie e i contenuti basati sui dati generano più engagement. Le reazioni “arrabbiate” risultano diffuse e non legate a una specifica tecnica giornalistica, ma ad un malessere generale verso il tema. Le tecniche narrative influenzano le interazioni più del formato, con le storie di interesse umano che producono dinamiche di coinvolgimento diverse.
Michele Mezza è autore di “Connessi a morte”, un saggio sulla mobile war che decide l’esito dei conflitti in atto tramite l’utilizzo di dati e informazioni contro il nemico. Una strategia che porta anche il giornalismo e l’informazione sul piano della sicurezza nazionale.
Un paio di decenni fa ci si chiedeva come la Rete avrebbe cambiato l’informazione; oggi, la stessa domanda si pone nei confronti dell’IA. Ma il dato più evidente, tra tutti, è il cambiamento nella fruizione di notizie: calano le vendite dei quotidiani cartacei, cresce la percentuale di chi legge notizie online, o addirittura attraverso i Social Network.
Il 15 dicembre 2023 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla legge europea per la libertà dei media (EMFA), istituendo un quadro comune per i servizi di media nell’àmbito del mercato interno dell’Ue, con l’obiettivo di adottare il nuovo regolamento entro la primavera del 2024, prima delle prossime elezioni europee.
La disinformazione è il tema del seminario svoltosi a Roma dal titolo “L'Europa alla sfida della disinformazione: #Giornalismo #IA #FakeNews” organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.
Internet è presente e futuro delle economie contemporanee, ma permette una pericolosa manipolazione di informazione e dati. Nino Sorgi, Coordinatore Attività Internazionali della CISL, interviene su temi della sicurezza dell'informazione e la necessità di costruire alleanze attorno a progetti di sostenibilità sociale, oltre che economica.