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Engagement e immigrazione: strategie editoriali per l’interazione

di
redazione

Quali strategie editoriali emergono oggi nel racconto dell’immigrazione sui social media? E come reagisce il pubblico a queste scelte? Quali tecniche giornalistiche suscitano un maggiore coinvolgimento e quali suscitano un numero maggiore di reazioni “arrabbiate”? Studi approfonditi sul tema hanno evidenziato come i principali quotidiani italiani tendano a trattare l’argomento in risposta a trigger events specifici. Inoltre, la narrazione dell’immigrazione si articola attorno a due grandi filoni contrapposti: quello securitario e quello solidaristico-umanitario.

L’analisi Eurispes sull’engagement dei post sull’immigrazione

Nel Rapporto Italia 2025, al fine di confrontare il livello di engagement generato dalle diverse narrazioni sull’immigrazione, è stato condotto uno studio da parte dell’Istituto Eurispes su sei quotidiani di orientamento politico eterogeneo. Nello specifico, il campione comprende: Libero, La Verità, la Repubblica, La Stampa, il Fatto Quotidiano e il Corriere della Sera. Sono stati scaricati tutti i post nel periodo temporale compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 gennaio 2024 contenenti una delle seguenti parole: immigrazione, immigrato/i/a, migranti/e, clandestini/o/a. I post che linkano ad articoli sono stati classificati secondo due dimensioni principali: la tecnica giornalistica utilizzata e la tipologia di contenuto.

Tecniche giornalistiche e tipi di contenuto

Il numero totale di post condivisi dalle testate contenenti almeno una delle “parole chiave” selezionate ammonta a 1.228 (1-31 gennaio 2024). Gli argomenti relativi all’immigrazione più presenti sono stati: il centro di rimpatrio per migranti in Albania, i “paesi sicuri” e la nave Libra; l’assoluzione di Salvini nella sentenza Open Arms; il caso Cutro; le parole di Valditara («Più abusi con l’immigrazione illegale»). Anche la politica estera ha occupato un ruolo centrale, con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e le dichiarazioni del neoeletto Donald Trump. I report di notizie sono la categoria di tecnica giornalistica con il maggior numero di post, generando anche il più alto numero di reazioni (14.117) e commenti (15.302). Gli articoli data-driven mostrano un buon livello di engagement con 4.668 reazioni e 5.468 commenti, segno che l’approccio basato sui dati stimola il dibattito. I post testuali dominano in termini di reazioni (22.554) e commenti (21.864), così come i video (28 post; reazioni 3.917; commenti 4.711).

La frustrazione del pubblico non è legata ad una specifica tecnica giornalistica, ma piuttosto ad un malessere generale

I dati mostrano come l’indignazione nei confronti delle testate sia un fenomeno diffuso indipendentemente dal tipo di contenuto prodotto. Sebbene i report di notizie presentino la media più alta di reazioni “angry” per post, seguiti dagli editoriali e dagli articoli pop, le differenze tra i vari generi non sono così marcate. La “frustrazione” del pubblico non è legata ad una specifica tecnica giornalistica, ma piuttosto ad un malessere generale nei confronti dell’informazione o del contenuto in sé. Il dato è indicativo di una crisi di sfiducia, una reazione negativa diffusa al tema dell’immigrazione, a prescindere dal formato o dall’approccio adottato dalle testate[1].

Engagement: cosa incide davvero sulle interazioni?

Dalle osservazioni precedenti emerge una differenza tra le varie categorie di tecniche giornalistiche (JT), le quali, a loro volta, influiscono significativamente sull’engagement, sul numero di commenti e sul numero di condivisioni, suggerendo che il modo in cui le notizie vengono presentate ha un impatto rilevante sull’interazione del pubblico. Il tipo di contenuto (CT), invece, non mostra un effetto significativo sull’engagement né sulle condivisioni, mentre influisce significativamente sul numero di commenti.

Mentre le tecniche giornalistiche tendono a generare livelli di engagement simili, le storie di interesse umano si distinguono per un impatto diverso

Dunque, sebbene il formato dei contenuti non influenza direttamente il coinvolgimento complessivo o le condivisioni, può incidere sulla propensione degli utenti a commentare. Un dato ulteriore suggerisce inoltre che, mentre le tecniche giornalistiche tendono a generare livelli di engagement simili, le storie di interesse umano si distinguono per un impatto nettamente diverso rispetto ai report di notizie.

[1] Per comprendere se la differenza tra le varie tecniche giornalistiche sia significativa in termini statistici è stato eseguito il test Kruskal-Wallis. Questo test, non parametrico, è utilizzato solitamente per confrontare le distribuzioni di una variabile numerica tra più gruppi indipendenti.

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