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La tecnologia ridisegna la sicurezza nazionale italiana

di
redazione

La tecnologia ha smesso di essere una semplice innovazione per trasformarsi nel motore principale del cambiamento geopolitico, economico e sociale. È questo il messaggio centrale della nuova Relazione Annuale sulla sicurezza nazionale 2026, presentata nella giornata di ieri al Parlamento, che ridefinisce completamente la lettura delle minacce contemporanee attraverso il paradigma della trasformazione digitale. Il documento, presentato nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati alla presenza del Sottosegretario Alfredo Mantovano, del Direttore del DIS Prefetto Vittorio Rizzi, del Direttore dell’AISE Giovanni Caravelli, del Direttore dell’AISI Bruno Valensise e del Presidente del Copasir Lorenzo Guerini, dal titolo significativo Governare il cambiamento, rappresenta un punto di svolta nella visione strategica italiana. Non si tratta soltanto di una ricognizione retrospettiva sui risultati dell’anno passato, ma di una proiezione verso un futuro in cui la tecnologia sarà sempre più incisiva sugli scenari emergenti.

Le minacce non sono più visibili, ma pervasive

Ciò che cambia radicalmente rispetto al passato è la natura stessa della minaccia. Non si manifesta più in eventi visibili, ma in dinamiche continue e spesso elusive che operano al di sotto della soglia del conflitto armato. Un nemico può in maniera subdola e sotterranea compromettere una rete critica, manipolare flussi informativi, trasformare una dipendenza tecnologica in leva di pressione. «Il rischio non si esprime più attraverso singole azioni apertamente ostili, ma con processi cumulativi», si osserva nel rapporto, sottolineando come queste strategie coerenti e di lungo periodo possono incidere sulla stabilità istituzionale, sulla fiducia dei cittadini e sulla capacità decisionale delle istituzioni. Questa evoluzione comporta conseguenze profonde: la distinzione tra sicurezza interna ed esterna diventa sempre più blanda e difficile da tracciare. Le dinamiche tecnologiche attraversano confini geografici, settori economici e ambiti istituzionali in modo del tutto nuovo.

I fronti strategici dove la tecnologia fa la differenza

Il rapporto identifica otto ambiti nei quali la trasformazione tecnologica si manifesta con particolare intensità:

  1. Sovranità tecnologica e digitale.Un Paese governa la propria sovranità attraverso l’autonomia strategica: la capacità di gestire dati, infrastrutture critiche, algoritmi e filiere tecnologiche. Le dipendenze non governate diventano punti di pressione strutturali.
  2. Mutamenti geopolitici.Gli equilibri globali si ridefiniscono sempre più lungo linee tecnologiche. Il controllo delle tecnologie emergenti, delle risorse critiche e degli standard industriali incide direttamente sulla sicurezza interna. Per l’Italia risultano rilevanti lo spazio europeo, l’Africa, il Medio Oriente e l’area indo-pacifica.
  3. Sicurezza economico-finanziaria.Mercati digitalizzati, sistemi di pagamento interconnessi, criptovalute e catene del valore complesse espongono il sistema a rischi sistemici crescenti. La stabilità finanziaria è ormai una componente essenziale della sicurezza nazionale, non solo una questione macroeconomica.
  4. Minaccia criminale organizzata.Le reti del crimine transnazionale sono diventate attori tecnologicamente sofisticati. Comunicazioni cifrate, piattaforme digitali e anonimato online consentono loro una resilienza operativa e una capacità di elusione senza precedenti.
  5. Minaccia interna.Anche l’estremismo domestico si trasforma: le correnti di destra suprematista e accelerazionista internazionale usano la tecnologia come strumento di propaganda, mentre la radicalizzazione online consente a singoli individui di moltiplicare il loro potenziale di danno.
  6. Immigrazione irregolare.La tecnologia potenzia gli strumenti di contrasto ai flussi migratori, ma potrebbe anche trasformare questa minaccia in uno strumento ibrido di pressione.
  7. Minaccia terroristica.Gruppi estremisti e terroristici ricorrono alle nuove tecnologie come moltiplicatore di radicalizzazione, diffusione della propaganda e finanziamento. Contemporaneamente, l’Intelligenza Artificiale rappresenta uno strumento valido per potenziare le attività di prevenzione e contrasto.
  8. Minaccia ibrida.La sintesi di tutte queste dinamiche: l’integrazione coordinata di strumenti tecnologici, informativi, economici e politici consente di colpire un avversario senza superare la soglia del conflitto armato. La manipolazione informativa è lo strumento più efficace e pervasivo, operando nella sfera cognitiva e nell’opinione pubblica.

L’Intelligenza Artificiale come laboratorio di analisi

Una novità metodologica di questa edizione è l’impiego di tecnologie di IA generativa come laboratorio di analisi delle minacce nella elaborazione di cinque casi studio, sviluppati esclusivamente su fonti aperte. Si tratta di un esercizio scientifico che dimostra come l’IA, sotto controllo umano rigoroso, sia in grado di incrementare la qualità dell’analisi strategica. Gli analisti hanno operato in gruppi multidisciplinari con approccio dichiaratamente antropocentrico: l’IA come supporto all’analista, capace di addestrare i sistemi e validare i risultati, non come sostituto del giudizio umano. Il documento, inoltre, dedica attenzione particolare alla tecnologia quantistica, una nuova frontiera della competizione globale ancora poco discussa nell’arena pubblica. Le implicazioni per la sicurezza delle comunicazioni e la protezione delle informazioni sensibili saranno rilevanti nei prossimi anni.

L’avvento delle tecnologie quantistiche

La tecnologia quantistica rappresenta uno dei principali settori della competizione globale perché può rendere obsoleti gli attuali sistemi crittografici, migliorare la sicurezza delle comunicazioni e offrire strumenti avanzati per ricerca, navigazione e ricognizione. Le applicazioni principali riguardano il quantum computing, il quantum sensing e la quantum security and communications. Negli ultimi anni Stati Uniti, Cina, Unione europea, Giappone e India hanno investito massicciamente in programmi di ricerca quantistica, dando vita a una vera e propria “corsa quantistica” globale. Il 32% delle aziende quantistiche sono localizzate nell’Unione europea, circa un quarto negli Stati Uniti e il 5% in Cina. Nonostante rappresentino una quota maggiore, le imprese europee sono più giovani e piccole rispetto a quelle presenti in altri contesti territoriali. Quanto alle dimensioni, la quota delle grandi e medie imprese europee è pari al 13%, rispetto al 29% statunitense e all’82% sinico. Tutto ciò si riflette, in parte, sul panorama dei brevetti: nell’arco temporale che va dal 2017 al 2024, sono state riscontrate circa 30mila registrazioni correlate al settore quantistico. La Cina domina con aziende che possiedono circa il 46% dei brevetti a livello globale.

L’attuale convergenza di maturità tecnica, disponibilità del mercato e necessità economica sta creando un’opportunità senza precedenti che potrà fornire un fondamentale vantaggio competitivo in materia quantistica. La traiettoria di sviluppo è stata quindi tracciata e, nei prossimi anni, accanto alle note rivalità tra superpotenze per ottenere il primato

Governare, non solo reagire

Il titolo del rapporto non è casuale. Governare il cambiamento significa che la sicurezza contemporanea non può unicamente basarsi su un principio di reazione ma richiede una visione strategica, responsabilità e capacità di anticipazione. In un contesto dove la minaccia è pervasiva e spesso invisibile, la prevenzione diventa l’unica strategia coerente. Per l’Italia, questo significa rafforzare l’autonomia strategica nelle tecnologie critiche, proteggere le infrastrutture essenziali dai rischi della dipendenza, consolidare la sovranità digitale e, soprattutto, sviluppare una cultura della consapevolezza tecnologica tra i decisori, i cittadini e le istituzioni. In un’epoca dove algoritmi, dati e codice diventano le vere leve del potere, il governo del cambiamento tecnologico non è una scelta, ma una necessità strategica.

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