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IA, la sfida investe tutti: Stato, imprese, lavoratori e professionisti

di
Avv. Michele Andreano

L’Intelligenza Artificiale non deve sopraffare e non potrà mai sostituire quella naturale. Quella naturale deve essere faro in grado di illuminare il percorso, prescelto, che si intende fare (volontà) per approdare alla meta prestabilita (voluta), con consapevolezza (scelta) della migliore tecnologia a disposizione e non viceversa, adattandosi ad essa. Sarà capitato a tutti, viaggiando, di “scoprire” posti ignoti, affascinanti al punto da stimolare un cambio di rotta, rispetto alla destinazione prefissata. Già, il viaggio della vita, gli incontri, le scoperte, il desiderio di apprendere le esperienze, respirarle, viverle, sfruttarle. Così, in chiave romantica, si potrebbero narrare le scoperte casuali; le invenzioni e, per i più virtuosi, la capacità di organizzarsi e sviluppare il nuovo e stabilizzato servizio/prodotto innovativo, in grado di creare nuovi mercati, stabilità sociale, qualità della vita. Tornare a divertirsi lavorando, ritrovare la passione, la consapevolezza di essere utili, in una parola: l’entusiasmo.

IA: perché l’intelligenza naturale deve restare il faro nell’era degli algoritmi

L’intervento dello Stato, prima o dopo, è risultato determinante per accompagnare – o affossare – tali fatti umani. Dall’agire statale si determinava l’effetto della crescita sociale, attraverso le imprese e il lavoro. Nel mondo delle professioni, quelle intellettuali, esse hanno vissuto per secoli in agio e privilegio per il solo status – per il sol aver conseguito il “titolo”. Non si intende qui analizzare le ragioni e le radici del  perdurare della crisi globale, se si preferisce dell’involuzione della globalizzazione, tuttavia Stato, impresa e lavoratori hanno radicalmente subito la loro mission affidandosi, diremmo sperando, in un contenitore pubblico più grande (la Ue), in mercati globali che avrebbero dovuto garantire crescita e armonia.

La IA deve essere rimessa alla decisione umana e si devono prevenire eventuali danni se si opera utilizzando la IA

Date queste premesse di pensiero, il discorso ci porta al miraggio dell’IA auspicando che sia in grado di  salvarci dalla crisi esistenziale cui la crisi economica ci ha portati; ovvero si spera che la IA sia mezzo cui appoggiarsi nel passaggio di questi continui “cicloni” per trovare e giungere ad un approdo sicuro. La nostra legge sull’IA – la n.132/2025, prima in Europa dopo l’emanazione del relativo Regolamento – si ispira ai più nobili e condivisibili principi, quattro assi portanti, come se fossero le fondamenta di un palazzo: la IA deve essere rimessa alla decisione umana; l’utilizzo della IA deve essere trasparente; la IA deve essere spiegabile; si devono prevenire eventuali danni se si opera utilizzando la IA.

La IA rappresenta la nuova frontiera da raggiungere, cavalcare, enfatizzata e rilanciata dall’industria e dal marketing post Covid 19

Come dire: nel tutto, il nulla. Facciamo un passo indietro. L’IA non è cosa di oggi. In quella generativa ha trovato negli ultimi anni il salto di interesse, prima che di qualità che è ancora tutta da dimostrare.  Senza scomodare la scoperta del fuoco, saltando dai primi microchips anni 70-80; andando ai cellulari di prima generazione (il possesso era indice di status symbol), passando per gli smartphone, l’IA rappresenta la nuova frontiera da raggiungere, cavalcare, enfatizzata e (ri)lanciata dall’industria e dal marketing post Covid 19. Ma, come vedremo, i numeri non vanno in questa direzione.

Il nuovo, si sa, ha due medaglie: il fascino e il timore. Tuttavia è nell’indole umana esplorare, osare, azzardare. Si deve abbandonare l’immaginario, da una parte e, dall’altra parte i timori e le illusioni di appoggiarsi, ad occhi chiusi, all’IA tornando ad un approccio etico per evitare danni più di quanti ormai non se ne siano già verificati. Ci si riferisce all’abdicazione verso l’istruzione classica, storica, di base, dello studio dei testi per poi, eventualmente, interrogare l’IA e non anche chiedere pedissequamente all’IA senza alcuna conoscenza, capacità critica, senza metodo e risultato già formato nella nostra mente. La difesa verso una macchina, da intendersi ancora come autovettura, non è di acquistarne una con pilota automatico, ma di sapere, capendo, quale tecnologia utilizza per accendersi, viaggiare, riconoscere il percorso, gli ostacoli, fermarsi.

Uno Stato deve incentivare il percorso di formazione e apprendimento, ritornare ad investire nei giovani, nella scuola, avere più pazienza, attendere i risultati

Ai tempi nostri, avere uno scooter significava voler sapere cosa fosse un telaio, i materiali cui era fatto, le fantomatiche candele che provocavano lo scoppio del combustibile nel carburante; taluni erano in grado di smontare un motore e porvi rimedio in caso di guasto, altri guardavano e quanto meno erano spinti a capire. Quell’epoca, quella generazione ha creato quei formidabili ingegneri, meccanici, insomma quel che sappiamo dell’Italia, ma non tutti i giovani ne sono a conoscenza, o non tutti lo ricordano. Da qui si deve ripartire, con modestia ed umiltà, e con la voglia di studiare ed imparare. Uno Stato deve incentivare questo percorso, ritornare ad investire nei giovani, nella scuola e, forse, avere più pazienza, attendere i risultati. Dare incentivi per le iniziative 5.0 va sempre bene, forse si poteva tener conto di incentivi ad insegnanti o alunni per riprendere testi e tecniche che ad oggi costituiscono il pensiero e la base di sistemi e beni eterni: la cultura vero motore per il genere umano, l’esistenza stessa.

L’Unione europea dovrebbe difendere la storia intellettuale e culturale del Continente, madre di qualsiasi evoluzione che deve arginare altri competitors

L’Unione, ancor di più, dovrebbe difendere la storia intellettuale e culturale del Continente, madre di qualsiasi evoluzione che deve arginare altri competitors i quai pongono a base delle loro iniziative sulla IA, sostanzialmente, la deregulation. Così si potranno riavere lavoratori qualificati perché nel saper fare è la loro forza. Si potranno avere così iniziative imprenditoriali consapevoli e spinte dal saper fare, senza pensare alla bolla come proiezione naturale, alla speculazione, ma artificiale perché fatta di cicli compressi, brevi. Così si dimentica, ancora per troppo tempo, la base di qualsiasi sistema, serio (gli ingegneri direbbero “certificato”) che possa tenere, reggere. La realtà è quella dell’economia reale che da un algoritmo può migliorare ma questo non può “crearla”.

Anche le professioni intellettuali devo offrire il proprio contributo al progresso basandosi sulla scienza umanistica, vera roccaforte dell’etica

La storia delle imprese di successo è legata ad invenzioni, innovazioni, nuovi metodi in grado di spingerci verso nuove frontiere: dall’oro, passando a quello nero, all’era della rete internet. Anche le professioni intellettuali, proprio perché tali, devo offrire il proprio contributo al progresso basandosi sulla scienza umanistica, vera roccaforte dell’etica e nel contempo aprirsi a collaborazioni verso la “vera” scienza ingegneristica, medica, empirica, parimenti con umiltà e spirito di servizio, fare virtuoso e di scopo, fuoriuscendo da quella impostazione arcaica di prestazione di mezzo, per focalizzarsi, nell’era moderna, nel pensiero affinché giunga il risultato. Solo cosi potrà tornare l’entusiasmo di rendere, concretamente, prestazioni originali, in grado di vedere e percorrere una via di uscita accettabile, necessaria, dall’immateriale per riqualificarsi quale chiave idonea ad aprirsi al futuro, al passo con i tempi, le esigenze e la stessa nuova funzione sociale, propria di qualsiasi lavoratore, impresa, Stato. Dico ciò perché le norme a poco servono se non ci si rende conto di come gli eventi umani le sopravanzano attraverso la tecnologia, IA o meno, che le rende superate nei fatti, nelle violazioni.

L’IA trova a base di qualsiasi regolamentazione il rispetto della Privacy, della legittima apprensione del dato, del trattamento dello stesso e del beneficio

L’IA trova a base di qualsiasi regolamentazione il rispetto della Privacy, della legittima apprensione del dato, del trattamento dello stesso e del beneficio, che è commercializzazione dello stesso. Sappiamo bene che da decenni, ormai, le tecniche di profilazione, cattura dei dati e dell’illegittimo utilizzo degli stessi non potranno trovare argine se non attraverso un processo severo di controlli e interdizioni. E l’antidoto a tale mercimonio potrà essere proprio l’IA a presidio e prevenzione di abusi e illegali attività. Ma questo è altro tema.

Il CEO Amazon ha sostenuto che l’adozione esponenziale dell’AI ridurrà sensibilmente le assunzioni

In conclusione, tornando alla necessità di riflettere sull’impatto dell’IA nella società, tenuto conto che la fanno da padroni gli States (che nel 2025 hanno investito 3.000 miliardi di dollari), in realtà Microsoft nel 2025 ha licenziato circa 8.000 dipendenti; il CEO Amazon (Andy Jassy) ha dichiarato che l’adozione esponenziale dell’AI ridurrà sensibilmente le assunzioni. Insomma se le Big Tech, 2023-2024, hanno ridotto del 25% le assunzioni di giovani neolaureati e, dato ancora più drammatico è nel periodo antecedente, cioè pre-pandemia, – del 50% (anni 2021-2022, fonte SignalFire) – a cui si aggiunge l’impietosa fotografia della Federal Reserve: disoccupazione aumentata del 30% per i neolaureati (2022). Ecco come i giganti delle Big Tech appaiono come mostri su arti di argilla. Lo spauracchio della bolla, previsto per il 2027, porta a pensare che non è ancora tempo di sperare in una tecnologia stabile, ovvero cui riporre da subito affidamento sereno. In questo scenario, dunque, c’è tempo per ripensare alle basi, al metodo, all’etica e per come dice un grande giurista e filoso, Prof. Vittorio Emanuele Falsittà: solo attraverso l’etica si può riportare la tecnica a governare i capitali. L’inversione sarebbe un salto nel buio il cui atterraggio non appare affatto morbido.

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