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Intelligenza Artificiale, italiani ancora divisi: la usa il 51,8%, ma solo 1 su 7 in modo abituale

di
redazione

L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nel vocabolario e nelle abitudini di gran parte degli italiani, ma il suo utilizzo reale racconta una storia più sfumata di quanto si potrebbe immaginare. È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Eurispes, contenuta nel Rapporto Italia 2026, ha provato a osservare come le dinamiche legate alla diffusione, all’utilizzo e all’evoluzione dell’AI prendano forma nel contesto italiano, attraverso l’analisi delle pratiche d’uso, delle comprensioni e dei livelli di integrazione della tecnologia nella vita quotidiana.

Un utilizzo diffuso ma non ancora massivo

Il rapporto degli italiani con l’AI non è ancora pienamente consolidato. Complessivamente, il 51,8% dei cittadini dichiara di usarla, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%, mentre il restante 37,4% ne fa un utilizzo saltuario. Il 48,3%, d’altra parte, non ne fruisce mai. A pesare in modo determinante è l’età. I dati evidenziano un netto gradiente generazionale nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, con un progressivo spostamento, dall’adozione all’abbandono, al crescere dell’età. Tra i più giovani l’AI è ampiamente diffusa: la usa l’83,4%, con una quota molto alta di utilizzatori abituali (44,2%) e una fetta consistente di chi la usa almeno qualche volta (39,2%). I non utilizzatori, in questa fascia, si fermano al 16,6%. Anche la condizione occupazionale disegna una linea di frattura netta. Da una parte studenti e chi si affaccia per la prima volta al mercato del lavoro, tra i quali l’uso dell’AI è più consolidato; dall’altra pensionati, casalinghe e casalinghi e cassaintegrati, categorie in cui prevale in modo marcato il mancato utilizzo dello strumento.

Utilità riconosciuta, ma cautela sugli effetti

Se sull’uso pratico gli italiani appaiono ancora divisi, sul piano delle opinioni emerge un quadro altrettanto articolato, sospeso tra fiducia nelle potenzialità dell’AI e riserve su alcuni dei suoi possibili effetti. Si tratta di una configurazione in cui il riconoscimento dell’utilità convive con una minore adesione alle aspettative più ampie di trasformazione e con una presenza non marginale di posizioni caute su alcuni effetti specifici. Il consenso più ampio riguarda due aspetti tra loro collegati: l’utilità dell’AI (62,7%) e la necessità di una sua regolamentazione (62,5%). Due percentuali quasi identiche, che indicano una convergenza tra apprezzamento funzionale e richiesta di controllo: gli italiani, insomma, la considerano utile ma vogliono che sia governata da regole chiare.

L’Intelligenza Artificiale semplificherà la vita quotidiana secondo il 51,1% degli italiani

A una certa distanza si colloca l’idea che l’Intelligenza Artificiale semplificherà la vita quotidiana, condivisa dal 51,1% degli italiani. Più incerto il giudizio su un tema più delicato, quello della creatività: alla domanda se l’AI la stia “distruggendo”, il campione si spacca quasi a metà, con il 48,4% d’accordo e il 51,6% contrario. Le posizioni più critiche restano comunque minoritarie. Il timore di “pentirsi” di aver creato l’Intelligenza Artificiale coinvolge il 41,1% degli italiani, mentre la preoccupazione che l’AI possa “rubare il lavoro” si ferma al 39,6%: entrambi i valori restano sotto la soglia del 50%. Ancora più contenuta l’adesione all’idea che l’AI porterà un progresso diffuso in tutti i settori, condivisa solo dal 37% del campione, a fronte di un 63% che esprime disaccordo.

Nel 2024 l’idea che l’Intelligenza Artificiale fosse utile raccoglieva un consenso ancora più ampio, pari al 65,8%

Il confronto con la rilevazione precedente restituisce un segnale interessante. Nel 2024 l’idea che l’Intelligenza Artificiale fosse utile raccoglieva un consenso ancora più ampio, pari al 65,8% (contro il 62,7% attuale), mentre chi riteneva che “ci pentiremo di averla creata” era il 47,6%, contro il 52,4% di chi non condivideva questo timore. La quota di chi teme un possibile “pentimento” collettivo per la creazione dell’AI è passata dal 47,6% del 2024 al 41,1% del 2025 , mentre la percezione della sua utilità ha perso alcuni punti percentuali.

Gli italiani riconoscono all’Intelligenza Artificiale un valore pratico ma ne chiedono, allo stesso tempo, una regolamentazione più stringente

Il quadro restituito dai dati raccolto dall’Eurispes racconta un Paese che ha iniziato a familiarizzare con l’IA, ma che non ne ha ancora fatto un uso quotidiano e diffuso: a prevalere non è né l’entusiasmo acritico né il rifiuto netto, quanto una cauta apertura, condizionata da fattori generazionali e occupazionali ancora molto marcati. Gli italiani riconoscono all’AI un valore pratico e ne chiedono, allo stesso tempo, una regolamentazione più stringente: una combinazione che segnala fiducia nello strumento, ma non ancora nella sua gestione. 

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