Medico e paziente hanno un legame che si fonda su un rapporto umano essenziale, fatto di fiducia, ascolto e comprensione reciproca, che supera i confini della semplice diagnosi e della prescrizione terapeutica. È proprio in questa relazione che prende forma una cura efficace e personalizzata, capace di incidere sul benessere della persona nella sua interezza. A livello globale, infatti, si osserva un crescente orientamento verso un modello di cura incentrato sul paziente che enfatizza il ruolo dell’ascolto del medico e accentua il coinvolgimento attivo del paziente nelle decisioni riguardanti la propria salute.
Nel nostro Paese, invece, in controtendenza rispetto a tale dinamica, il progressivo invecchiamento della classe medica e una crescente carenza di medici di medicina generale, soprattutto al Nord, comporta un aumento del carico di lavoro per i medici esistenti e una riduzione del tempo dedicato al singolo paziente. Forse anche per questo motivo, si osserva un’evoluzione verso l’empowerment del paziente: le persone sono incoraggiate ad assumere un ruolo più attivo nella gestione della propria salute, anche attraverso l’accesso a informazioni e strumenti digitali. La tecnologia sta trasformando profondamente il rapporto tra medico e paziente.
Telemedicina e “Dottor Google”: la salute corre online
La telemedicina, le app per la salute e le piattaforme online consentono nuove forme di comunicazione, monitoraggio remoto e consultazioni a distanza. Ma dall’utilizzo consapevole in àmbito sanitario al fenomeno indiscriminato della ricerca di informazioni online ‒ fenomeno chiamato “Dottor Google” ‒ il passo è breve. La ricerca preventiva di informazioni prima di rivolgersi a un medico potrebbe avere un impatto significativo e non sempre positivo sulla relazione tra medico e paziente. Oggi, prima ancora di varcare la soglia di uno studio medico, un numero crescente di persone si affida al Web per cercare risposte ai propri dubbi, interpretare sintomi, e persino autodiagnosticarsi patologie.
Ma che rapporto c’è con il proprio medico di famiglia e quale con Dottor Google? L’Eurispes ne ha approfondito la natura attraverso un’indagine.
Tre italiani su quattro si affidano ad un medico quando hanno un problema di salute
Di fronte ad un problema di salute gli italiani non hanno dubbi: tre su quattro si rivolgono a un medico e, nella fattispecie, il 59,6% al proprio medico di base, mentre il 15,6% ad uno specialista. Solo il 13% tenta di risolvere il problema cercando informazioni e consigli in Rete, mentre l’11,8% si affida ad altre soluzioni.
Se si considera la variabile età il quadro è ancora più chiaro: la percentuale di coloro che si rivolgono a un medico diventa più alta con il crescere dell’età, così come decresce quella relativa a chi prova a risolvere prima il problema attraverso la Rete. Gli intervistati si dividono in maniera molto netta: da un lato ci sono gli over 64, che si rivolgono al medico di base nel 69,5% dei casi e consultano la Rete solo il 6,1% delle volte; dall’altro gli italiani tra i 18 e 24 anni che consultano il medico di base il 50,8% delle volte ed Internet il 24%.
Rivolgersi ad uno specialista, invece, è un comportamento più diffuso della media nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni (18%), mentre è più raro tra i giovanissimi (7,7%) a beneficio, come si è detto della Rete, ma anche delle altre modalità (17,5%).
Il 78,6% di chi si affida alla Rete ha al massimo la licenza elementare
Ma a quanti è capitato di cercare informazioni su Internet avendo un problema di salute? Il 65,6% dichiara di aver cercato informazioni in Rete. Tra di essi il 59,5% si è anche rivolto a un medico, mentre il 6,1% non lo ha fatto, considerando probabilmente esaurienti le risposte ai propri quesiti di salute ottenute online. Il 34,4% degli italiani non ha cercato informazioni su Internet rispetto ai propri disturbi di salute.
Confrontando questi dati con quanto rilevato nell’indagine nel 2017, si nota come siano sempre meno gli italiani che non usano “Dottor Google”: erano il 52,3% nel 2017 (-17,9 punti percentuali rispetto al 2025). Questo scostamento è a favore di coloro che hanno fatto ricerche in Rete ma si sono anche rivolti a un medico: nel 2017 erano il 41,6%, a fronte dell’attuale 59,5%. Resta stabile tra il 2017 ed oggi la percentuale (6,1%) di coloro che si sono limitati a cercare informazioni online senza affidarsi a un medico. Il confronto aiuta a capire come la consultazione della Rete rappresenti sempre di più un supporto per la ricerca di informazioni, ma comunque non sostituisce il ricorso a un medico. Bisogna considerare, inoltre, che più è alto il titolo di studio più scende la percentuale di coloro che non cercano informazioni online. Si passa infatti dal 78,6% di coloro che hanno al massimo la licenza elementare, al 52% di coloro che hanno la licenza media, al 31,3% dei diplomati per arrivare al 19,3% di coloro che hanno almeno la laurea.
Sintomi, prevenzione e farmaci: quali sono le ricerche online degli italiani
Con quale frequenza, invece, si utilizza la Rete per informazioni e consigli relativi alla propria salute? Mai per il 28,1%, qualche volta per il 46,8%, spesso per il 16,7% e ogni volta che ha un disturbo l’8,4%. Il 61,9% la usa per capire a che cosa fossero dovuti i sintomi/disturbi che avvertiva, il 52,8% per informarsi su buone pratiche/abitudini utili alla salute, il 34,2% per capire quali farmaci usare per il disturbo manifestato, il 35,2% per capire quali esami fare. La Rete sembra, dunque, essere utilizzata soprattutto a fini preventivi e di autodiagnosi mentre è meno utilizzata per valutare eventuali accertamenti e cure farmacologiche. Lo scorporo dei dati per genere mette in evidenza una maggiore propensione femminile ad utilizzare il Web in caso di dubbi relativi al proprio stato di salute. Il 65,3% delle intervistate, infatti, riferisce di aver usato Internet per capire a che cosa erano dovuti i sintomi/disturbi che avvertiva, a fronte del 58,5% degli intervistati. In modo analogo, il 54,7% delle donne si è informata online su buone pratiche/abitudini utili alla salute, contro il 50,9% degli uomini; il 36,6% ha consultato la Rete per capire quali farmaci assumere per i propri disturbi fisici, contro il 31,9% degli uomini; il 38,8% per capire quali esami fare, contro il 31,7% degli uomini.
Medico e motore di ricerca: alleanza possibile?
Nonostante l’avanzata del digitale e di “Dottor Google”, i dati confermano come gli italiani continuino a preferire il rapporto diretto e personale che hanno con il proprio medico. Quest’ultimo, di fatto, resta un punto di riferimento imprescindibile nel momento in cui si accusa un malessere o una patologia. Parallelamente, tuttavia, la Rete si sta imponendo come un importante strumento di supporto, utile a livello informativo e preventivo, ma incapace di sostituire e soppiantare completamente un rapporto tra individui, fondato sulla fiducia e sull’ascolto, elementi cardine della cura del paziente.

