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Terzo settore: il motore silenzioso della società italiana

di
redazione

Il Terzo settore in Italia ha sempre rappresentato una parte fondamentale della società civile e dell’economia nazionale, comprendendo un ampio spettro di organizzazioni, tra cui associazioni, fondazioni, cooperative sociali e ONLUS, che operano per fini sociali, culturali, ambientali e di interesse generale. Queste organizzazioni non solo forniscono servizi e sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione, anche in periodi di crisi come durante il lockdown del 2020, ma sono presenti anche nella promozione della partecipazione civica e della solidarietà.

Crescita e occupazione: l’impatto economico delle organizzazioni non profit

Negli ultimi decenni, il Terzo settore ha visto una crescita significativa, sia in termini di numeri che di impatto. Secondo l’Istat, nel 2022 si contano circa 360.000 organizzazioni non profit in Italia, con circa 920.000 dipendenti. Questa circostanza ha portato a un aumento della professionalizzazione delle associazioni e ad una maggiore visibilità del lavoro svolto nel settore, contribuendo alla sua legittimazione e riconoscimento da parte delle Istituzioni. Più della metà degli occupati (491mila circa) sono impiegati a vario titolo nelle Cooperative sociali – oggi classificate come Imprese sociali – che si occupano di sanità e assistenza sociale, specialmente nelle regioni del Nord e del Centro che insieme assorbono il 77% degli occupati.

Terzo settore: la risposta ai bisogni sociali emergenti

Le organizzazioni non profit in generale si occupano dei settori più fragili della nostra società, come la povertà, l’inclusione sociale, la salute mentale, e la tutela dell’ambiente, creando reti di supporto e promuovendo l’attivazione di risorse locali e volontarie. Tra il 2011 ed il 2021 ‒ secondo i dati del censimento Istat ‒ il numero delle Istituzioni non profit è cresciuto del 13,7% e i dipendenti del 32,1%. La crescita maggiore è avvenuta nelle regioni del Sud, in particolare Campania, Calabria e Puglia, dove nel 2011 si riscontravano i valori più bassi. Mentre, secondo la Fondazione per la Sussidiarietà, nel 2022 le organizzazioni del Terzo settore hanno contribuito alla produzione di valore del Paese con 84 miliardi di euro (+5% rispetto al 2020).

La svolta normativa della Riforma del 2017

Una tappa cruciale nella storia del Terzo settore in Italia è rappresentata dalla Riforma del Terzo Settore, approvata nel 2016 e attuata con il decreto legislativo n. 117/2017. Questa riforma ha visto l’introduzione di nuove normative e una struttura organica volta a semplificare e favorire il funzionamento delle organizzazioni non profit. Gli obiettivi principali della Riforma sono stati:

  • la semplificazione normativa, riducendo la burocrazia per rendere più agevole la registrazione e la gestione delle organizzazioni;
  • gli incentivi fiscali per le donazioni a favore degli ETS ed un regime fiscale di favore recentemente approvato dall’Unione europea;
  • la partecipazione dei cittadini e delle comunità alla vita sociale, attraverso strumenti di co-progettazione e co-programmazione;
  • discipline specifiche per le diverse tipologie di Enti, come le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, e le fondazioni.

Innovazione sociale e nuove sfide del welfare

L’economia sociale in Italia ha mostrato anni recenti una crescita significativa, anche in risposta ad alcune sollecitazioni che hanno caratterizzato l’ultimo decennio: il riconoscimento istituzionale attraverso la Riforma del 2017; lo sviluppo del settore dell’innovazione sociale, con progetti legati all’utilizzo di tecnologie digitali (come la sharing economy); la risposta alla pandemia da Covid-19 e al difficile periodo di lockdown durante il 2020 in cui è emersa la forte necessità di presidi sociali territoriali; il rafforzamento delle reti, come le confederazioni e le associazioni, che hanno aumentato la loro presenza, promuovendo collaborazione tra le diverse realtà locali e regionali. Il contributo dell’economia sociale all’economia italiana è evidente: non solo in termini di posti di lavoro creati, ma anche nel miglioramento della qualità della vita delle comunità. Inoltre, le organizzazioni di economia sociale stanno favorendo la crescita economica sostenibile, contribuendo alla riduzione della povertà e all’incremento della coesione sociale.

RUNTS: la bussola digitale del mondo associativo

Un’importante novità introdotta dalla Riforma è stata l’istituzione del Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS) operativo dal 2021, che ha riunito i registri delle Associazioni di promozione sociale (APS), delle Organizzazioni di volontariato (OdV) e l’anagrafe delle ONLUS. Questo registro rappresenta uno strumento fondamentale per la raccolta e la gestione delle informazioni relative alle realtà del Terzo settore.

Il RUNTS ha diverse funzioni chiave, tra cui la centralizzazione delle informazioni, dal momento che raccoglie in un unico archivio tutte le organizzazioni del Terzo settore di qualsiasi Regione italiana e l’accesso ai finanziamenti pubblici e alle agevolazioni fiscali previste dalla Riforma. Inoltre, la centralizzazione delle informazioni ha aumentato la trasparenza e la responsabilità delle organizzazioni, consentendo ai cittadini di informarsi sulle attività e le politiche delle stesse.

Dal 2023, il RUNTS è consultabile da parte di tutti i cittadini tramite il portale messo a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Al marzo 2026 risultano iscritti circa 140mila Enti. Nel 2025 le Associazioni di Promozione Sociale (APS) rappresentano ben il 46% degli ETS registrati; le Organizzazioni di Volontariato (OdV) il 29% e gli Enti della imprenditorialità sociale (cooperative sociali ed imprese sociali) il 17% degli iscritti. I cosiddetti “altri Enti del Terzo settore” (8%), al di là delle aspettative e nonostante l’esigua percentuale, mostrano una forte vitalità, raccogliendo, ad oggi, circa 6.500 Enti.

Differenze territoriali e tradizioni associative: un’Italia a mosaico

Analizzando la concentrazione degli ETS nelle province italiane, possiamo fare alcune considerazioni in merito, ad esempio, alla diffusione delle APS e delle OdV. Le prime rappresentano un’organizzazione più orientata all’acquisizione di nuovi soci, che è in via principale la propria attività; le seconde, oltre a caratterizzarsi storicamente per un maggiore apporto di volontari rispetto ai soci, svolgono le proprie attività anche verso non soci e sono, cioè, più dirette al beneficio della comunità territoriale in cui sono inserite.

La concentrazione maggiore di APS si trova in alcune province, tra le quali spicca la Città Metropolitana di Roma (4.364). La Capitale è anche la provincia con il numero più alto di OdV (2.089). Tale concentrazione potrebbe riflettere la maggiore popolazione e il ruolo della Capitale come centro nevralgico di molte organizzazioni nazionali. Altre aree con una forte presenza di OdV si trovano nel Nord Italia, in particolare nelle province di Bolzano (1.802), Trento, Torino e alcune zone della Lombardia e del Veneto. Le regioni del Sud e delle Isole presentano generalmente un numero inferiore di OdV e APS. Tali differenze territoriali sono legate a fattori demografici, economici e culturali, che hanno visto storicamente un’aggregazione maggiore di associazioni informali ‒ quindi non registrate al RUNTS ‒ nel Meridione, rispetto ad associazioni più strutturate nel Centro e nel Nord Italia. Le province con un maggior numero di APS corrispondono comunque ad una tradizione associativa più radicata, una popolazione più numerosa o politiche locali favorevoli al Terzo settore.

Imprese sociali: tra coesione sociale e sviluppo locale

Un discorso analogo va fatto per la categoria delle “Imprese sociali” che a seguito della Riforma del 2017 riunisce il recente istituto delle imprese sociali (decreto legislativo n. 155/2006) e tutte le cooperative sociali e i loro consorzi (ex legge 381/1991), divenute imprese sociali ex iure. Le imprese sociali vengono definite come Enti del Terzo settore che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. La loro distribuzione nelle diverse province italiane appare subito più omogenea rispetto alle APS o alle OdV.

Ancora una volta, Roma si conferma la provincia con il numero più alto di imprese sociali, toccando il valore massimo di 1.361 imprese. Mentre nel Nord si evidenziano grandi catalizzatori come Torino e Milano (1.034), al Sud emergono diverse province con una presenza rilevante, in particolare in Campania e Sicilia.

Rispetto alle Associazioni di Promozione Sociale (APS) e alle Organizzazioni di Volontariato (OdV), le Imprese sociali sembrano seguire una distribuzione più diversificata, con una maggiore presenza in alcune province del Sud. Il Nord-Est, che risultava molto forte per la presenza di OdV, qui appare meno concentrato rispetto ad altre aree. La presenza delle Imprese sociali nelle regioni meridionali suggerisce come il settore possa essere una risposta ai bisogni economici e sociali di queste aree, contribuendo alla creazione di occupazione e servizi. L’importanza di una tale presenza nel Mezzogiorno dimostra il ruolo significativo di queste forme organizzative nel sostenere il welfare locale, spesso in contesti di frammentata e discontinua presenza del settore pubblico.

Terzo settore: verso una nuova fase di sviluppo e trasparenza

In risposta ai nuovi rischi sociali ed ai nuovi modelli di erogazione dei servizi sociali il mondo del Terzo settore ha assunto un ruolo di primo piano come terreno di dialogo tra Amministrazioni pubbliche e cittadinanza sviluppando sempre di più modelli partecipativi, basati su forum di confronto e strumenti innovativi, come le piattaforme digitali. Il Terzo settore è anche divenuto uno dei principali canali di erogazione dei servizi sociali grazie all’utilizzo sempre più diffuso della co-progettazione sociale e di altri strumenti di amministrazione condivisa promossi dagli Enti locali.

L’introduzione del nuovo regime fiscale, la stabilizzazione del RUNTS, l’avvio dei controlli periodici e il possibile ingresso delle ONLUS nel Terzo settore segnano l’inizio di una nuova fase. Oggi il Terzo settore appare più organizzato, riconosciuto sul piano economico, meglio integrato nel contesto europeo e più responsabile dal punto di vista della gestione. Nei prossimi mesi la sfida per gli Enti sarà non solo garantire una buona organizzazione, trasparenza e capacità di produrre impatto sociale, ma anche sfruttare le opportunità offerte dalla riforma per proporre soluzioni innovative ai bisogni sociali ancora insoddisfatti, rafforzando allo stesso tempo il proprio capitale umano fatto di volontari motivati e lavoratori qualificati.

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