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Il futuro dell’HR: tra AI e fattore umano

di
redazione

Negli ultimi anni, l’adozione di tecnologie basate sull’Intelligenza artificiale ha conosciuto un’ampia diffusione tra i professionisti HR (Human Resources). Grazie all’impiego di queste tecnologie, si riesce ad attivare un processo di selezione, che comprende anche la pianificazione delle risorse umane, la loro formazione, la gestione delle prestazioni e le relazioni tra i dipendenti stessi. Le applicazioni di IA consentono, dunque, di ottimizzare le funzioni aziendali migliorando il processo decisionale e snellendo i processi di assunzione e di gestione dei dipendenti.

Automazione HR: efficienza, risparmio di tempo e riduzione degli errori

TeamSystem stima in 14 ore il tempo impiegato ogni settimana dai responsabili HR in attività che potrebbero essere svolte dall’IA, mentre il tempo risparmiato sulle attività amministrative da chi è passato ad un sistema di HR automation sarebbe pari a +90%. L’IA può consentire di automatizzare compiti che richiedono l’elaborazione di molti dati; può favorire processi decisionali più trasparenti; ridurre errori umani nelle fasi di analisi e potenziali pregiudizi nella selezione del personale. Secondo il World Economic Forum entro il 2025 si prevede che l’85% delle aziende globali adotterà tecnologie IA per almeno una fase critica nella gestione delle risorse umane. Tuttavia, sebbene l’IA stia trasformando radicalmente i processi aziendali, ci si chiede quale possa essere la sua efficacia per una funzione, come quella HR, in cui il fattore umano ha un ruolo particolarmente rilevante.

Il ruolo strategico dell’HR manager nelle organizzazioni

L’HR manager, o responsabile delle risorse umane, è il manager che in un’organizzazione si occupa di gestire il personale dal punto di vista, non soltanto operativo, ma anche strategico. I suoi principali compiti sono: la pianificazione delle risorse umane; la selezione dei talenti; la gestione delle prestazioni dei dipendenti; lo sviluppo dei dipendenti. L’HR individua le aree di miglioramento, organizza corsi, workshop e attività formative volte a favorire la crescita professionale dei dipendenti. Inoltre, promuove un ambiente che stimola l’apprendimento continuo, supporta la carriera dei singoli e contribuisce a creare un clima di benessere e soddisfazione all’interno dell’organizzazione.

Negli ultimi anni, soprattutto a seguito dell’emergenza sanitaria, il ruolo dell’HR ha subìto notevoli cambiamenti per effetto di nuove sfide che hanno interessato il mondo del lavoro, sempre più caratterizzato dalla centralità degli individui, intesi in quanto persone prima che come forza lavoro. In questo contesto, si richiede all’HR di possedere, non soltanto competenze di tipo tecnico, ma anche doti come intelligenza emotiva, capacità di comunicazione ed empatia.

Qual è il futuro delle risorse umane? I trend HR tra IA e formazione

Altamira società specializzata nella realizzazione di software per la gestione delle risorse umane, ha individuato i trend HR dal 2018 al 2025. Dal confronto tra gli anni emergono alcune interessanti riflessioni. Il tema del lavoro a distanza e del lavoro ibrido è antecedente alla pandemia. Si tratta di soluzioni organizzative già utilizzate dalle imprese più lungimiranti prima del confinamento legato all’emergenza sanitaria. A ben vedere, queste modalità di lavoro prevedono vantaggi che vanno dall’azzeramento dei costi di trasferimento per il lavoratore alle minori emissioni di gas nocivi; dal maggiore comfort per il lavoratore al maggiore tempo da dedicare alla famiglia e alle attività personali.

Il tema della formazione è un tema ricorrente e non riconducibile ad un periodo storico particolare. Oggi, alle risorse umane si richiede un processo di apprendimento continuo, finalizzato all’acquisizione di nuove conoscenze, hard e soft, che diventano rapidamente obsolete se non si attuano programmi di miglioramento, sviluppo e riqualificazione delle competenze del lavoratore (upskilling e reskilling).

Le soft skills sono considerate un complemento delle hard skills, che si riferiscono alle conoscenze e alle competenze professionali. Si tratta di competenze riconducibili a tratti del carattere e abilità interpersonali come il pensiero critico, la risoluzione di problemi, la capacità di parlare in pubblico e di lavorare in gruppo. Nell’attuale mercato del lavoro, che si distingue per l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie, le aziende non si limitano a cercare candidati con le competenze tecniche necessarie per svolgere una specifica professione, ma sono orientate anche a selezionare persone capaci di lavorare in gruppo, ascoltare opinioni diverse e adattarsi rapidamente ai cambiamenti aziendali. In sostanza, individui che possiedono abilità trasversali, in grado di andare oltre le competenze strettamente professionali.

La tecnologia ha guadagnato una spinta significativa, grazie alla crescente capacità di automatizzare i processi e all’avanzamento dell’IA. In particolare, sebbene l’IA fosse un tema centrale già nel 2019, solo negli ultimi due anni la sua applicazione si è estesa in modo capillare come soluzione per automatizzare le attività ripetitive. Ciò ha migliorato l’efficienza e ridotto il tempo che l’HR dedica a compiti amministrativi, permettendogli di concentrarsi su attività più strategiche.

Benessere olistico e centralità del fattore umano

A partire dal 2021 il focus del mondo HR è sempre più rivolto alla cura del benessere dei dipendenti, alla loro valorizzazione e al loro sviluppo, sia a livello umano che professionale. Si parla, infatti, di benessere olistico come obiettivo che le aziende devono darsi. In questo, un ruolo chiave è quello relativo all’organizzazione del lavoro, più flessibile in termini di orari e luoghi.

Il tema della diversità, equità e inclusione (DEI) sta ricevendo sempre più attenzione a livello globale, sebbene in Italia sembra essere ancora marginale. Le aziende che promuovono l’inclusività trattano ogni membro del team come un individuo, riconoscendo e apprezzando le diversità legate a età, etnia, religione, genere e orientamento sessuale. È ormai convinzione generale che adottare princìpi di diversità, equità e inclusione non solo arricchisce l’ambiente di lavoro, ma porta vantaggi concreti e duraturi sia per l’azienda che per i suoi collaboratori.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta per la funzione HR una risorsa sempre più rilevante, capace di migliorare l’efficienza dei processi e di offrire strumenti utili a decisioni più informate. Tuttavia, il valore della gestione delle risorse umane continua a risiedere nella capacità di comprendere le persone, le loro motivazioni e le loro potenzialità, aspetti che nessuna tecnologia può cogliere pienamente. La sfida per le organizzazioni non è scegliere tra IA e fattore umano, ma trovare un equilibrio tra innovazione e centralità della persona, utilizzando la tecnologia come supporto e non come sostituto del giudizio umano. Solo così l’evoluzione digitale potrà tradursi in un reale progresso per il lavoro e per il benessere di chi lo svolge.

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