Negli ultimi anni, in Italia, si è assistito a un progressivo calo delle adozioni, sia a livello nazionale che internazionale. A certificarlo sono i più recenti dati dei Tribunali per i Minorenni, che fotografano una tendenza ormai consolidata. Nel 2022 si sono concluse 755 adozioni nazionali, a fronte di 873 minori dichiarati adottabili. Un dato che segna una distanza evidente rispetto ai numeri ben più consistenti registrati nel primo decennio degli anni Duemila. Ancora più netto il calo delle adozioni internazionali: 527 nel 2022, il livello più basso dal 2001. Basti pensare che proprio nel 2001 le adozioni di bambini stranieri concluse furono 3.915.
L’Europa si svuota: il crollo oltre i confini italiani
Il calo non riguarda solo l’Italia. Il trend attraversa l’intero continente, seppur con intensità differenti. Uno studio della Newcastle University ha evidenziato come in Francia le adozioni siano crollate dalle 4.079 del 2004 alle 232 del 2022. In Spagna la contrazione è stata altrettanto significativa: da 5.541 adozioni nel 2004 a sole 176 nel 2022.
Nonostante la riduzione complessiva, l’Italia continua a mantenere il primato a livello europeo per numero di adozioni posizionandosi al secondo posto a livello globale, subito dopo gli Stati Uniti che nel 2022 hanno registrato 1.517 adozioni. I numeri raccontano la trasformazione profonda del sistema adottivo, aprendo interrogativi sulle cause di un cambiamento che, anno dopo anno, ridisegna il panorama dell’accoglienza.
Procedure lunghe, costi alti e l’effetto pandemia: il mix perfetto per rallentare le adozioni
Come riportato nella Quinta relazione sullo stato di attuazione della legge 149/2001, elaborata dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, le adozioni internazionali hanno subìto un significativo rallentamento a causa di molteplici fattori. Oltre ai “soliti” problemi – come la lunga durata delle procedure, i costi elevati, le difficoltà legate all’inserimento del minore in un contesto socioculturale differente da quello di origine – si sono aggiunte complicazioni congiunturali, tra cui gli effetti della pandemia da Covid-19. In particolare, l’emergenza sanitaria ha gravemente rallentato il perfezionamento delle adozioni in corso, posticipando l’arrivo definitivo dei bambini nelle famiglie adottive e, al tempo stesso, ostacolato l’avvio di nuove richieste di adozione.
Anche l’instabilità politica dei paesi d’origine incide sulle adozioni
Un ulteriore fattore di criticità è rappresentato dall’instabilità politica nei paesi d’origine. Come segnalato da diverse organizzazioni attive nel settore delle adozioni internazionali, i cambiamenti politici e i conflitti interni continuano ad incidere negativamente sulle adozioni, determinando un brusco calo del numero di bambini adottati in paesi che in passato avevano registrato alti tassi di adozioni come, ad esempio, la Colombia, la Russia, l’Ungheria, l’India, la Bielorussia. Emerge, tuttavia, anche un dato positivo: la riduzione delle adozioni internazionali è riconducibile in parte anche al rafforzamento delle procedure di adozione interne ai paesi di origine. Molti Stati stanno infatti potenziando i propri sistemi di protezione minorile per garantire ai bambini la possibilità di crescere nel proprio contesto culturale di nascita, evitando così il trauma dello sradicamento.
Numeri e legge: come funziona il sistema italiano?
I dati sull’istituto adottivo, sia nazionale che internazionale, vengono raccolti periodicamente dalla Direzione Generale di Statistica e Analisi organizzativa del Dipartimento per la transizione digitale della giustizia, l’analisi statistica e le politiche di coesione del Ministero della Giustizia, sulla base delle informazioni fornite dai Tribunali per i Minorenni. Le ultime rilevazioni statistiche, che fanno riferimento al 2022, sono state pubblicate nell’aprile del 2024.
La tendenza alla diminuzione del numero di adozioni si riconferma a livello globale. Nel periodo considerato sono stati registrati 536 provvedimenti di affidamento preadottivo di minori con cittadinanza italiana, mentre le adozioni concluse definitivamente ammontano a 755. Di queste, ben 656 rientrano nella categoria delle adozioni in casi particolari, disciplinata dall’art. 44 della legge 184/1983. Tale normativa, che disciplina le adozioni nazionali ed internazionali in Italia, è stata successivamente modificata dalla legge 28 marzo 2001, che ha introdotto modifiche sia alla legge originaria che al titolo VIII del libro primo del Codice civile. La normativa consente l’adozione in circostanze specifiche, tra cui la presenza di un vincolo di parentela fino al sesto grado; l’adozione da parte del coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge; condizioni del minore di grave disabilità, come definite dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.104, in combinazione con lo stato di orfano sia di padre sia di madre; quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.
Più richieste che bambini: il paradosso-Italia
In relazione al numero di richieste di adozione, anche nel 2022 si è registrato un numero di richieste nettamente superiore rispetto a quello dei minori dichiarati adottabili. A fronte di 873 provvedimenti dichiarativi di adottabilità di minori italiani – di cui 169 riguardavano minori con genitori ignoti, ovvero genitori che hanno scelto di non essere nominati e 704 con genitori noti –, sono state presentate 8.362 domande di disponibilità all’adozione di uno o più minori italiani.
Occorre, tuttavia, precisare che l’ordinamento italiano consente a una stessa famiglia di presentare più domande di adozione presso diversi Tribunali per i Minorenni. Di conseguenza, il numero complessivo delle richieste non corrisponde necessariamente al numero delle famiglie disponibili ad adottare. Ciò nonostante, come di consueto, il numero di coppie disponibili ad adottare rimane significativamente superiore a quello dei minori italiani dichiarati adottabili.
Secondo quanto riportato nella Quinta relazione, i tempi che intercorrono tra l’accertamento giudiziale dello stato di abbandono del minore – condizione indispensabile per la sua adottabilità – e la pronuncia definitiva dell’adottabilità restano ancora piuttosto lunghi. Al contrario, nei casi in cui un bambino non sia stato riconosciuto alla nascita, i tempi si accorciano notevolmente. L’iter verso la definitiva sentenza di adozione – che, salvo casi straordinari, rappresenta la fase conclusiva del percorso adottivo – si articola in diverse fasi, non sempre culminate nell’adozione da parte di una famiglia diversa da quella di origine. Un minore, infatti, può essere allontanato, per un periodo variabile, dal proprio nucleo familiare per diverse ragioni che mettono a rischio la sua sicurezza fisica e/o mentale. A seconda dell’evoluzione della situazione familiare, potrebbe anche rientrarvi successivamente.
Adozioni interrotte: quando l’inserimento non va a buon fine
Infine, va detto che l’inserimento nella famiglia adottante non sempre ha un esito positivo, sebbene si tratti di casi residuali. Secondo gli ultimi dati riportati, relativi all’anno 2019, il 69% (20) dei Tribunali per i Minorenni ha comunicato di non aver registrato nessuna interruzione nelle adozioni nazionali. Tuttavia, in sette Tribunali, il 24% del totale, si è reso necessario interrompere l’adozione, con conseguente allontanamento del minore dalla famiglia adottante designata. Soltanto due Tribunali non hanno fornito informazioni in merito. Le principali cause di interruzione sono riconducibili alla manifesta e comprovata impossibilità di integrazione del minore nel nuovo nucleo familiare, o alla richiesta esplicita formulata dal minore stesso capace di discernimento.
Un sistema in trasformazione tra fragilità e nuove sfide
Il quadro che emerge è quello di un sistema adottivo attraversato da profondi cambiamenti. I numeri raccontano una contrazione evidente, ma anche una realtà complessa, in cui si intrecciano fattori giuridici, sociali ed internazionali. Se da un lato diminuiscono le adozioni, dall’altro resta alta la disponibilità delle famiglie ad accogliere. Nel mezzo, procedure lunghe, equilibri geopolitici instabili e un crescente impegno dei paesi d’origine nel rafforzare le proprie tutele interne: dinamiche che non giovano al percorso di adozione. L’adozione, oggi, non è soltanto una questione di cifre, ma rappresenta uno specchio delle trasformazioni sociali e delle politiche di protezione dell’infanzia. Proprio per questo, più che un semplice calo statistico, la sua evoluzione rappresenta una sfida cruciale per il futuro dell’infanzia di tutti quei bambini che meriterebbero una vita migliore.

