Nel 2023 le adozioni internazionali in Italia hanno toccato il minimo storico, con 585 autorizzazioni all’ingresso. Il 70% dei minori adottati rientra nella categoria degli special needs. Cresce l’età media delle coppie, anche a causa di iter che durano in media circa quattro anni e mezzo. Asia e America superano l’Europa come principali aree di provenienza dei minori.
Negli ultimi anni le adozioni in Italia sono in costante calo. Nel 2022 si sono concluse 755 adozioni nazionali e 527 internazionali, i livelli più bassi degli ultimi anni. Il fenomeno è legato a procedure lunghe, costi elevati, effetti della pandemia e instabilità politica nei paesi d’origine. Nonostante ciò, le famiglie disponibili superano di gran lunga il numero di minori adottabili.
Sono già 1.500 le aziende che operano nel mercato dei giocattoli interattivi con AI nella sola Cina, ma non sono ancora chiari i rischi a cui sono esposti i bambini sia per la privacy che per lo sviluppo cognitivo.
Il numero di minori collocati in strutture residenziali ha raggiunto infatti cifre allarmanti in Italia soprattutto se si fa un paragone con altri paesi europei, come la Francia e la Germania.
Osservando lo stato delle politiche di tutela dei minori nel nostro Paese il problema risiede nel modus operandi complessivo del sistema di tutela. Questo sistema infatti spesso interviene prematuramente nel concretizzare l’allontanamento.
Oltre al costo economico dei figli, nei dati Eurispes emergono i costi di natura sociale legati a stili di vita, relazioni interpersonali, lavoro e carriera che cambiano con la nascita di un figlio.
La denatalità è un fenomeno complesso, che non va letto solo in chiave economica: tocca àmbiti sociali, personali e professionali dei singoli, e dinamiche macroeconomiche legate anche a inquinamento ambientale e spostamento in avanti del percorso di vita.
Nei diritti civili si registra una crescente apertura da parte degli italiani verso matrimoni e adozioni da parte di coppie dello stesso sesso e dei single, una tendenza accentuata soprattutto da parte delle giovani generazioni.
Il quoziente familiare potrebbe figurare nella prossima legge di Bilancio, al fine dichiarato di dare più risorse a chi ha figli. L’evoluzione della giurisprudenza e della società dimostra infatti che l’attuale modello impositivo non è in grado di tutelare una società in cui i figli sono ormai merce sempre più rara.
Il work life balance, ovvero l’equilibrio tra vita privata e professionale, riguarda anche la parità di genere, soprattutto in merito al caregiving, che troppo spesso ancora ricade principalmente sulle donne. Adnkronos evidenzia inoltre che il 66% degli utenti si dichiara insoddisfatto del proprio life work balance, e che questo incide nella scelta dell’impiego.
Il quoziente familiare è un indicatore della situazione economica delle famiglie che, al momento, viene utilizzato solo in via di sperimentazione in relazione al Superbonus edilizio sugli edifici unifamiliari, ma che in futuro potrebbe sostituire il farraginoso e odierno modello ISEE.