Nelle imprese articolate in deleghe, funzioni distribuite e più livelli decisionali, individuare chi debba rispondere di un infortunio è tutt’altro che immediato. I dati Inail, con circa 600mila denunce di infortunio e 1.198 casi mortali, confermano l’attualità del problema. La Cassazione, con le sentenze n.9906 del 2025 e n.40682 del 2024, esclude che la qualifica formale basti a fondare la responsabilità: conta chi aveva davvero il potere di governare il rischio. Deleghe, colpa di organizzazione e nuove regole sui near miss spostano così l’attenzione sull’organizzazione reale dell’impresa.
Il DLgs n.81/2026 recepisce la direttiva Ue 2024/1203 e ridisegna il diritto penale ambientale, ampliando gli eco-delitti del Titolo VI-bis del C.p. e i reati presupposto del DLgs n.231/2001. La riforma arriva mentre i dati del Rapporto Ecomafia di Legambiente segnalano oltre 40mila reati ambientali nel 2024 e un giro d’affari delle ecomafie salito a 9,3 miliardi di euro. Pene più severe, nuove aggravanti e un rafforzamento della responsabilità delle imprese puntano a colmare il divario tra la gravità del fenomeno e gli strumenti finora disponibili per contrastarlo.
Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 7 gennaio 2026, n. 1, sulla riforma della responsabilità amministrativo-contabile. Il provvedimento ridisegna l’organizzazione della Corte dei conti per rafforzare l’unitarietà tra funzioni di controllo e funzioni giurisdizionali.
La Cassazione (sentenza n.25792/2026) interviene su un nodo cruciale del diritto penale informatico: cosa si intende per “identità digitale” ai fini dell’aggravante prevista dall’art. 640-ter, terzo comma, C.p. La Corte chiarisce che la nozione non riguarda solo gli strumenti di identificazione elettronica pubblici, ma comprende anche le credenziali create da soggetti privati, purché idonee a identificare in modo univoco l’utente all’interno di un sistema informatico. Una pronuncia che, più che introdurre nuove categorie giuridiche, offre un metodo interpretativo destinato a restare attuale: adattare norme “datate” a un contesto tecnologico in continua evoluzione, senza tradire il principio di legalità.
Nel 2025 la Polizia Stradale ha ritirate 63.537 patenti e decurtato 2.794.271 punti in totale, mentre il costo sociale dell’incidentalità stradale corrisponde quasi l’1% del Pil. La riforma del Codice della strada ha delineato un micro-sistema punitivo differenziato, imperniato su circostanze aggravanti specifiche legate allo stato di ebbrezza alcolica, all’alterazione da stupefacenti e alla violazione delle norme sulla circolazione, ma all’inasprimento della cornice normativa non corrisponde ancora un miglioramento degli indicatori sui sinistri stradali.
L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per disponibilità di acqua dolce, ma le perdite nella distribuzione sono mediamente pari al 42% del volume immesso, e il livello di investimenti in infrastrutture idriche disegna un Paese a tre velocità, con il Mezzogiorno in coda. Nel giugno 2011 gli italiani votarono compatti per togliere l’acqua dalla logica del mercato, ma i governi successivi reintrodussero per vie traverse gli stessi meccanismi cancellati dal voto. Fuori dal rumore delle battaglie politiche nazionali, esistono tuttavia esperienze consolidate, come a Milano o in Puglia, che dimostrano come la gestione pubblica sia praticabile.
A oltre trent’anni dall’ingresso del trust nell’ordinamento italiano, il dibattito giuridico sembra aver definitivamente superato la fase in cui l’attenzione era concentrata sulla compatibilità dell’istituto con le categorie tradizionali del diritto civile: oggi il confronto si sviluppa soprattutto sul terreno dell’utilizzo concreto del trust e dei suoi possibili riflessi in àmbito penalistico. La giurisprudenza più recente mostra un orientamento sempre più attento alla sostanza economica delle operazioni, privilegiando l’analisi della funzione e della reale disponibilità dei beni. In questo contesto, il trust emerge come un osservatorio privilegiato per comprendere il difficile equilibrio tra libertà di organizzazione patrimoniale ed esigenze di tutela dell’interesse pubblico.
Il rimpatrio volontario è una misura che offre ai cittadini dei paesi terzi l’opportunità di fare ritorno in patria attraverso un progetto individuale comprensivo di assistenza logistica e finanziaria al viaggio e accompagnamento al reinserimento sociale nel paese di origine. Il DL Sicurezza 2026 prevede un bonus di 615 € per gli avvocati che assistono gli stranieri nel rimpatrio volontario assistito, una misura che ha destato le reazioni delle Associazioni di rappresentanza dell’Avvocatura e della Magistratura in quanto viene considerata lesiva del diritto di difesa effettiva dell’individuo.
La Corte dei Conti solleva dinanzi alla Consulta questione di legittimità costituzionale della legge Foti, di riforma della responsabilità amministrativo-contabile. Potrebbero essere stati violati diversi articoli della Costituzione, e inoltre ci sarebbe il rischio che l’intervento legislativo in questione possa incoraggiare comportamenti contrari al buon andamento e alla buona amministrazione, violando così il patto sociale alla base del corretto impiego delle risorse pubbliche.
Il diritto all’oblio richiede un costante bilanciamento con il diritto alla cronaca, laddove la deindicizzazione dai motori di ricerca è uno strumento di tutela come la cancellazione dagli archivi storici, che vanno aggiornati con l’esito dei processi. La giurisprudenza stabilisce che il diritto all’aggiornamento sorge solo dopo una sentenza definitiva e non durante il procedimento penale in corso, mentre i gestori dei motori di ricerca sono responsabili civilmente se, dopo una segnalazione documentata, non rimuovono i link in tempi ragionevoli, causando e prolungando i tempi di un danno reputazionale.