Nel 2025 la Polizia Stradale ha ritirate 63.537 patenti e decurtato 2.794.271 punti in totale, mentre il costo sociale dell’incidentalità stradale corrisponde quasi l’1% del Pil. La riforma del Codice della strada ha delineato un micro-sistema punitivo differenziato, imperniato su circostanze aggravanti specifiche legate allo stato di ebbrezza alcolica, all’alterazione da stupefacenti e alla violazione delle norme sulla circolazione, ma all’inasprimento della cornice normativa non corrisponde ancora un miglioramento degli indicatori sui sinistri stradali.
L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per disponibilità di acqua dolce, ma le perdite nella distribuzione sono mediamente pari al 42% del volume immesso, e il livello di investimenti in infrastrutture idriche disegna un Paese a tre velocità, con il Mezzogiorno in coda. Nel giugno 2011 gli italiani votarono compatti per togliere l’acqua dalla logica del mercato, ma i governi successivi reintrodussero per vie traverse gli stessi meccanismi cancellati dal voto. Fuori dal rumore delle battaglie politiche nazionali, esistono tuttavia esperienze consolidate, come a Milano o in Puglia, che dimostrano come la gestione pubblica sia praticabile.
A oltre trent’anni dall’ingresso del trust nell’ordinamento italiano, il dibattito giuridico sembra aver definitivamente superato la fase in cui l’attenzione era concentrata sulla compatibilità dell’istituto con le categorie tradizionali del diritto civile: oggi il confronto si sviluppa soprattutto sul terreno dell’utilizzo concreto del trust e dei suoi possibili riflessi in àmbito penalistico. La giurisprudenza più recente mostra un orientamento sempre più attento alla sostanza economica delle operazioni, privilegiando l’analisi della funzione e della reale disponibilità dei beni. In questo contesto, il trust emerge come un osservatorio privilegiato per comprendere il difficile equilibrio tra libertà di organizzazione patrimoniale ed esigenze di tutela dell’interesse pubblico.
Il rimpatrio volontario è una misura che offre ai cittadini dei paesi terzi l’opportunità di fare ritorno in patria attraverso un progetto individuale comprensivo di assistenza logistica e finanziaria al viaggio e accompagnamento al reinserimento sociale nel paese di origine. Il DL Sicurezza 2026 prevede un bonus di 615 € per gli avvocati che assistono gli stranieri nel rimpatrio volontario assistito, una misura che ha destato le reazioni delle Associazioni di rappresentanza dell’Avvocatura e della Magistratura in quanto viene considerata lesiva del diritto di difesa effettiva dell’individuo.
La Corte dei Conti solleva dinanzi alla Consulta questione di legittimità costituzionale della legge Foti, di riforma della responsabilità amministrativo-contabile. Potrebbero essere stati violati diversi articoli della Costituzione, e inoltre ci sarebbe il rischio che l’intervento legislativo in questione possa incoraggiare comportamenti contrari al buon andamento e alla buona amministrazione, violando così il patto sociale alla base del corretto impiego delle risorse pubbliche.
Il diritto all’oblio richiede un costante bilanciamento con il diritto alla cronaca, laddove la deindicizzazione dai motori di ricerca è uno strumento di tutela come la cancellazione dagli archivi storici, che vanno aggiornati con l’esito dei processi. La giurisprudenza stabilisce che il diritto all’aggiornamento sorge solo dopo una sentenza definitiva e non durante il procedimento penale in corso, mentre i gestori dei motori di ricerca sono responsabili civilmente se, dopo una segnalazione documentata, non rimuovono i link in tempi ragionevoli, causando e prolungando i tempi di un danno reputazionale.
Il diritto all’oblio digitale si è evoluto da semplice istanza di non ripubblicazione a diritto alla deindicizzazione di dati non più pertinenti o attuali dai motori di ricerca. Consolidato dal GDPR e dalla giurisprudenza, questo strumento tutela la reputazione e la riservatezza. Inoltre, la sentenza della Cassazione n.6433/2026 stabilisce che il ritardo del gestore nel rimuovere i link configura un danno risarcibile, ma l’efficacia del provvedimento è minata dalla frammentazione dei contenuti online.
L’evoluzione digitale ha trasformato lo stalking in cyberstalking, una forma di violenza pervasiva che riguarda il 14% degli italiani, con una netta prevalenza di vittime donne. Il legislatore ha risposto con il Codice Rosso e la Legge 168/2023, potenziando misure come l’uso del braccialetto elettronico con geofencing, ma nonostante ciò, l’urgenza procedurale si scontra con la complessità della Digital Forensics, necessaria per garantire prove tecnicamente valide. La sfida futura dal punto di vista giuridico risiede nel coniugare la rapidità d’intervento con l’alta specializzazione tecnica per contrastare fenomeni gravi come il revenge porn.
La Corte Costituzionale interviene per garantire pene proporzionate, introducendo attenuanti per reati gravi. Tuttavia, per furto in abitazione e furto con strappo la "valvola di sicurezza" non è stata prevista, sollevando questioni di coerenza nel sistema sanzionatorio. L’intervento legislativo potrebbe colmare queste lacune.
Il Presidente della Corte dei Conti ha espresso un giudizio fortemente critico sulla legge n.1/2026. Sono state evidenziati dubbi su colpa grave, silenzio-assenso e limiti alla responsabilità amministrativa.