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Conflitti e sicurezza economica: cresce l’incertezza globale

di
redazione

In un contesto internazionale segnato da guerre, rivalità strategiche e tensioni politiche, l’idea di un nuovo equilibrio globale appare sempre più fragile. Dall’Europa al Medio Oriente, i conflitti continuano ad incidere non solo sugli assetti diplomatici, ma anche sulla vita quotidiana di cittadini ed economie, che ne avvertono le ripercussioni in termini di sicurezza e stabilità. In questo scenario l’Unione europea fatica ad esprimere una linea unitaria, mentre l’Italia si muove tra la storica alleanza con gli Stati Uniti e la necessità di tutelare gli interessi europei, talvolta messi in discussione dalla politica trumpiana.

Paure degli italiani: crisi economica e sicurezza al primo posto

A riflettere questo senso di disorientamento sono anche i dati dell’ultima indagine Eurispes, che ha approfondito proprio quelle che sono le paure più diffuse, mettendo in luce quanto sia forte l’influenza del momento storico che stiamo vivendo sulla quotidianità. Lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale, ad esempio, preoccupa il 46,1% degli italiani, mentre la maggioranza (53,9%) se ne dichiara poco o per niente preoccupato. La possibilità di un attacco terroristico in Italia spaventa quattro cittadini su dieci (39,7%) e l’estensione dei conflitti all’interno dei confini italiani più di uno su tre (36,3%). A livello politico l’instaurarsi di una dittatura nel nostro Paese preoccupa il 35,2%, mentre il 30,3% teme l’avvento di un nuovo governo tecnico. Secondo il rapporto, altra tematica preoccupante sarebbe l’economia. Il 67,6% degli intervistati ritiene possibile una nuova crisi economica globale, indicata come il rischio principale. A livello nazionale, il 45,2% teme un prelievo fiscale straordinario per sostenere i conti pubblici, mentre il 44,4% paventa un fallimento economico-finanziario dello Stato, sul modello della crisi greca.

I giovani hanno più paura del futuro

Le differenze generazionali risultano marcate. Gli anziani, cresciuti in decenni di relativa stabilità, mostrano maggiore apprensione verso il presente. Dall’altro lato, I giovani concentrano le loro paure sul futuro: instabilità economica, guerre su larga scala e possibili restrizioni delle libertà democratiche. Si tratta di generazioni abituate ad una realtà internazionale rapida ed imprevedibile, accelerata anche dall’impatto delle tecnologie e dell’informazione globale.

Oltre il 70% dei cittadini europei teme i conflitti nei paesi vicini

Il clima di incertezza non riguarda, tuttavia, solo l’Italia. I dati raccolti dall’Eurispes non fanno che confermare un trend che ha valicato i confini nazionali per contagiare l’intero Continente europeo, come testimoniano i risultati dell’ultima indagine Eurobarometro. Il 52% dei cittadini europei si dice pessimista sul futuro del mondo, il 41% su quello del proprio paese e il 39% sull’avvenire dell’Unione stessa. La sicurezza emerge come principale motivo di preoccupazione: il 72% teme i conflitti nei Paesi vicini all’Ue, il 67% il terrorismo e il 66% gli attacchi informatici provenienti da Stati extra-Ue. Per ognuna delle problematiche relative alla sicurezza proposte nel sondaggio sono proprio gli italiani ad esprimere una preoccupazione maggiore alla media degli intervistati europei.

Più Europa per la sicurezza: la richiesta che arriva dai cittadini

A fronte di queste paure cresce, però, la richiesta di un’Europa più presente. Il 66% dei cittadini europei vorrebbe un maggiore contributo dell’Unione alla sicurezza; l’89% auspica più coesione tra Stati membri e il 73% chiede maggiori risorse comuni per affrontare le sfide globali. In Italia le percentuali sono ancora più alte: il 91% sostiene la necessità di più unità europea e il 67% è favorevole ad un ruolo dell’Ue nella sicurezza.

Nonostante un lieve calo rispetto all’anno precedente, l’immagine dell’Unione resta complessivamente positiva. Il 49% degli europei ha un’opinione favorevole dell’Ue, mentre il 38% del Parlamento. Il 62% ritiene che l’adesione del proprio paese di appartenenza all’Unione sia la scelta giusta. Per quanto riguarda gli italiani, continua a prevalere la maggioranza (51%) di chi ha un’immagine positiva dell’Ue, anche se, rispetto a maggio 2025 il dato è in perdita di 2 punti percentuali. Per il 52% degli italiani l’adesione all’Ue è un bene: il dato mostra un incremento di 7 punti percentuali rispetto a maggio.

Fiducia nell’Ue tra timori e speranza: quale futuro per l’Unione?

Da un punto di vista sociodemografico, il sostegno più convinto arriva dalle nuove generazioni. Tra i giovani europei il 90% chiede maggiore unità degli Stati membri; il 78% più risorse comuni e l’87% un ruolo internazionale più incisivo dell’Ue. In Italia, tra i 15 e i 24 anni, il 64% ha un’immagine positiva dell’Unione e il 56% del Parlamento europeo, percentuali nettamente superiori a quelle registrate tra gli over 55.

I numeri raccontano più di semplici opinioni: fotografano uno stato d’animo collettivo che oscilla tra paura e ricerca di sicurezza. Diffusa è ormai la consapevolezza che le grandi partite globali non si giocano più lontano, ma entrano nelle scelte quotidiane, nell’economia, nella fiducia verso le Istituzioni. Eppure, proprio mentre dilagano timori e paure, emerge con forza una richiesta collettiva: maggiore coesione, maggiore capacità di azione comune, maggiore Europa. È in questo campo che si gioca la sfida dei prossimi anni: trasformare il domani in bilico in progetto politico condiviso; la fragilità percepita in strategia comunitaria. Perché se quello che preoccupa di più sono i conflitti in atto, la risposta che i cittadini europei chiedono non è la fine dell’Unione, bensì una presenza più solida e credibile sulla scena internazionale.

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