Nel panorama informativo attuale, difendersi dalle fake news diventa essenziale per il singolo individuo, ma richiede un approccio attivo e consapevole. È significativo rilevare come un cittadino medio europeo abbia un’esposizione alle fake news, sul totale delle informazioni cui ha accesso settimanalmente, pari a circa il 25% di tale complesso informativo. La condizione non è buona, seppur sia decisamente più negativa per il consumatore di notizie indiano, messicano o russo, che nel medesimo periodo di tempo, ha accesso a informazioni false, deviate o fuorvianti in un caso su due[1]. In passato, il compito di assicurare una corretta informazione spettava alle televisioni e alle testate giornalistiche, le quali, monopolizzando il canale di diffusione di massa delle notizie, si prestavano come unica fonte autorevole per il pubblico stesso. Oggi, l’accesso illimitato ad Internet ha tramutato anche piccole realtà informative in potenziali diffusori di news su vasta scala. Ma chi accredita le fonti odierne? Come può il lettore riconoscere una fake news? Come può individuare un media accreditato e autorevole a scapito di un mero produttore di informazioni contraffatte?
Combattere la disinformazione: il lettore al centro
Il primo difensore del lettore è il lettore consapevole, ben informato, capace di saper individuare un buon canale informativo ed essere razionale nella scelta delle fonti di riferimento. Melissa Zimdars, professoressa di Comunicazione e Media al Merrimack College in Massachusetts ha compilato una lista contenente i siti che regolarmente ingannano i lettori con notizie e/o titoli altisonanti ma falsi, organizzazioni di dubbia credibilità e siti che normalmente non scrivono notizie false ma a volte usano i già citati clickbait in modo discutibile per generare traffico e quindi attrarre pubblicità[2]. Inoltre, fornisce numerosi consigli utili su come “smascherare le bufale” digitali, come ad esempio: diffidare di siti che terminano con “lo” (come ad esempio Newslo); effettuare una verifica sul nome dell’autore; controllare altre fonti; non fermarsi solo al “titolo-bomba”. Anche il noto sito di fact-checking FactCheck.org invita i propri lettori a sviluppare la loro capacità di verifica dell’attendibilità della notizia attraverso delle semplici regole come: considerare la fonte; leggere oltre il titolo; controllare l’autore; controllare l’esattezza della data; distinguere l’informazione dalla satira; consultare esperti e così via.
Fake news: più dell’80% degli italiani ne ha sentito parlare
Con l’avvento di tecnologie sempre più sofisticate, la disinformazione si sta trasformando velocemente in un fenomeno capillare e incontenibile. Gli algoritmi, personalizzando contenuti e modulando le interazioni, contribuiscono alla creazione di ambienti informativi chiusi, confermando le opinioni preesistenti e rendendo più arduo l’esercizio del pensiero critico. Il primo utilizzo a livello mediatico delle fake news risale solo al 2016, eppure – in soli sette anni – più dell’80% degli italiani dichiara di averne sentito parlare almeno una volta nella vita[3].
Un dato estremamente significativo per comprendere le dimensioni e la pervasività del fenomeno, alla luce delle mutate modalità di comunicazione è quello del tempo che l’utente globale medio spende nella fruizione dei social. È possibile osservare come il fruitore dei social medio, in Giappone, trascorra circa un’ora della propria giornata, intento nella navigazione, e questo è il dato minimo – sino ad un massimo di oltre tre ore e mezza al giorno in Brasile e nelle Filippine. Nonostante la conoscenza circa l’impatto delle fake news, la complessità sempre maggior del fenomeno non accenna a cessare e, ad oggi, una soluzione ottimale e univoca non esiste.
Fragilità cognitive e rischi sociali della disinformazione
I limiti cognitivi ed affettivi degli esseri umani rappresentano la principale motivazione per cui la disinformazione dilaga. Le fake news, ad esempio, non sono efficaci se non c’è una condivisione tra il pubblico di lettori, né se gli stessi sono in grado di distinguere una fonte sicura da una non affidabile. Dal punto di vista sanitario la sovraesposizione ai social media e all’Intelligenza Artificiale, soprattutto tra le fasce di popolazione meno attrezzata e priva di un’alfabetizzazione sul tema, può provocare notevoli disturbi. Infatti, secondo uno studio condotto dall’Università di Harvard e dal MIT[4] nel 2023, circa il 40% del campione analizzato ha dichiarato di soffrire di affaticamento mentale e sintomi di burnout, il 30% ha accusato segni di ansia e stress da automazione. Il 24% degli intervistati ha riferito sentimenti di isolamento sociale e riduzione dell’empatia, mentre il 18% parla di vera e propria dipendenza da strumenti AI.
Educare alla verità: scenari futuri delle fake news
Affrontare la sfida della consapevolezza dei fruitori di notizie in un’epoca di “sovraccarico informativo” e di crescente sofisticazione delle tecniche di disinformazione richiede un approccio strategico multiforme e ambizioso, sia sul piano sovranazionale sia su quello interno. Il governo e il legislatore, in quanto garanti del corretto funzionamento democratico e della coesione sociale, rivestono un ruolo cruciale nel promuovere una cittadinanza informata e resiliente alle sfide imposte, tra gli altri fattori, anche dalla tecnologia. La strategia del Governo e del legislatore italiano per rendere maggiormente consapevoli i fruitori delle notizie dovrebbe essere sostenuta da un impegno politico e finanziario costante e di lunga durata. Attraverso un approccio che integri l’educazione, il supporto al giornalismo di qualità, la regolamentazione delle piattaforme online, la promozione del pluralismo e un sistema di monitoraggio continuo, l’Italia potrebbe così finalmente aspirare a sviluppare e “creare” una cittadinanza informata, capace di navigare con consapevolezza e senso di responsabilità nel complesso ecosistema informativo contemporaneo.
Sebbene gli interrogativi siano ancora numerosi rispetto alle attuali certezze sulla disinformazione e le fake news, la ricerca ha rilevato come vi siano notevoli prospettive educative e digitali suscettibili di intervento pubblico. Le autorità, ad ogni livello, in futuro dovranno prestare grande attenzione al problema, tentando di limitare l’efficienza dell’economia delle fake news e cercando di riportare ai propri cittadini un’informazione il più possibile corretta e verificata. Un approccio collaborativo, in cui governi e grandi aziende multinazionali cooperino per trovare un punto d’incontro, appare, ad oggi, la sola soluzione praticabile ed auspicabile per arginare il fenomeno entro i limiti di “normalità e accettabilità” tipici degli ordinamenti democratici.
[1] Fonte: Digital News Report.

