Gioco

Gioco in Italia, Eurispes: “Serve un riordino complessivo del sistema”

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Un incontro di lavoro per riflettere sui risultati emersi dalle ricerche condotte dall’Eurispes sul settore del gioco, attraverso il suo Osservatorio su Giochi, legalità e patologie, e sulle ulteriori prospettive di indagine di un comparto economico in crescita. Il convegno “Il Gioco in Italia: tra criticità e opportunità”, si è svolto giovedì 26 settembre, presso il Palazzo dell’Informazione a Roma.
Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara ha fatto il punto sulle ricerche in corso da parte dell’Istituto: «Dopo i lavori di approfondimento svolti sul gioco in Puglia e in Piemonte, il prossimo 23 ottobre presenteremo alla Fondazione Sturzo di Roma un’altra ricerca su gioco e dipendenze, che si concentra sulla situazione del Lazio. Stiamo lavorando sulla Sardegna, insieme alla DIA, per capire il grado di penetrazione della criminalità nel gioco. Il lavoro di ricerca dell’Eurispes si è concentrato, inoltre, sui segmenti del bingo e delle scommesse. Un’altra operazione sarà effettuata sul gioco e la legalità in collaborazione con le massime autorità. Saranno messi sotto analisi anche i distanziometri, l’utilizzo della tessera sanitaria e i registri delle auto-esclusioni, con un focus sulla validità di questi strumenti. Ci siamo già espressi negativamente su questo e vogliamo analizzare ancora più a fondo». Il Presidente ha voluto poi sottolineare «la terzietà dell’Istituto, che analizza ciò che ritiene rilevante, segue il tema e i problemi del gioco perché lo ritiene un argomento socialmente ed economicamente importante. Sia chiaro, l’Istituto segue problemi e temi che condivide indipendentemente dagli interessi in campo. Con questa mentalità, abbiamo affrontato nel corso dei nostri 37 anni di vita temi, problemi e argomenti spesso scottanti e fastidiosi. La nostra è un’attenzione a 360 gradi che non sposa nessuno”. In conclusione, il Presidente Fara, ha lanciato un appello «al settore e agli operatori verso l’unità per lavorare nella stessa direzione».

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’EURISPES, GIAN MARIA FARA

A ricostruire il mosaico dei temi, delle conoscenze acquisite e delle criticità che rendono il settore frastagliato dal punto di vista normativo e quindi, difficile da regolamentare, è stato Alberto Baldazzi, vicedirettore della Ricerca dell’Eurispes: «La ricerca che l’Osservatorio su Giochi, legalità e patologie ha condotto negli ultimi 24 mesi, segnala che distanziometro e limiti orari sono controproducenti ed inefficaci. Questi non hanno, infatti, alcuna declinazione clinica o medica, come confermato dall’Istituto Superiore di Sanità. Nel corso delle nostre ricerche, ci siamo spesso confrontati con gli amministratori locali e abbiamo notato una sostanziale ignoranza in materia. Con l’attivazione delle misure restrittive non ci sarebbero più spazi per il gioco legale. La Puglia è un esempio del fatto che queste misure non funzionano, infatti stanno revisionando la legislazione sul gioco». Baldazzi ha poi spiegato che «in Italia i giocatori patologici presi in carica sono solamente 13mila: questo dato dimostra che in realtà non vi è una vera emergenza e sottolinea che esiste un’eccessiva diffusione sui media della patologia del gioco, soprattutto rispetto a tabagismo e droga. Le altre misure che sono in corso di valutazione sono i registri di auto-esclusione e la tessera sanitaria. Suggeriamo che i quattro Ministeri, ossia Salute, Interno, Economia, Istruzione, cooperino tra loro e intervengano anche sul tema concessioni. È necessario che le Regioni tornino a dialogare con lo Stato per attuare anche l’intesa Stato-Regioni che si era trovata nel settembre 2017, per giungere così ad un Testo unico. Le restrizioni al gioco legale sottolineano una sempre maggiore emersione dell’illegalità, infatti le ricerche dimostrano che esiste una comunicazione meccanica tra restrizioni e aumento della criminalità, come dimostra il Piemonte», ha concluso.

Giovanni Russo, Procuratore generale aggiunto Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha definito il settore del gioco, un comparto “delicato e vulnerabile”: «Negli ultimi 15 anni, nella criminalità organizzata si sono verificate profonde modificazioni genetiche: le associazioni mafiose, infatti, non sono più interessate esclusivamente ad attività cruente, ma hanno spostato il proprio asse verso l’apparato economico facendo il proprio core-business sulle aziende che producono denaro. In questo contesto, il settore del gioco è vulnerabile e remunerativo, motivo per il quale la criminalità organizzata vi ha messo radici infiltrandosi nel gioco legale e dando vita a piattaforme alternative. Indubbiamente, la compressione del gioco legale può portare all’espansione dell’illegale, ma va anche detto che l’espansione dell’area legale non comporta necessariamente la riduzione dell’area illegale. Il nostro Paese – ha concluso Russo – ha recepito la III e IV Direttiva Antiriciclaggio intervenuta, tra le altre cose, a regolare questo settore, e nella V Direttiva all’esame del Parlamento in questi giorni, speravamo vi potessero essere più spazio e più poteri per gli interventi delle Forze dell’ordine, ma vi è solo una maggiore vigilanza per le carte prepagate, che risulta essere tuttavia un aspetto non decisivo per il settore del gioco».

Benedetto Mineo, Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha fornito alcuni interessanti numeri del gioco in Italia: «Un settore molto sviluppato, lo dimostrano i dati economici: 110 miliardi di giocato, 90 miliardi ritornati in vincite e 20 miliardi di spesa. All’erario rientrato circa 11 miliardi. In un confronto con gli altri Paesi europei, come Spagna, Gran Bretagna e Germania le entrate tributarie derivanti dal gioco hanno il primato in Italia. Inoltre, è necessario segnalare il dato del gioco illegale che ha un fatturato stimato di circa 20 miliardi. Le manovre da attuare sono quelle relative alla regolamentazione del mercato e alla difesa dei soggetti vulnerabili, quindi, bene ha fatto il Parlamento ad approvare il Decreto Dignità». Mineo ha poi spiegato quali sono le strategie che l’Agenzia dei Monopoli sta adottando per contrastare il gioco illegale e garantire una maggiore chiarezza su quello legale: «Abbiamo sviluppato l’applicazione Smart, che sarà messa a disposizione di tutte le Regioni che così potranno avere i dati aggiornati e, di conseguenza, la possibilità di legiferare con criterio. Questa applicazione faciliterà, inoltre, il controllo sui limiti orari: permette infatti, tramite remoto, di poter controllare se le slot sono in funzione. L’altro strumento che verrà utilizzato sarà la tessera sanitaria, attiva a partire da gennaio 2020, con la quale si evita che i minori possano giocare a Vlt e Awp. Inoltre, non ci sarà aggancio tra tessera sanitaria e codice fiscale per garantire la tutela della privacy del giocatore. Per i Gratta e Vinci, in materia di prevenzione, sono state già inserite delle frasi di avvertimento sui rischi legati all’abuso di gioco e le reali percentuali di vincita. Per quanto concerne la contraffazione dei tagliandi stiamo cooperando con le forze dell’ordine. Vorrei porre l’attenzione, infine, sui Totem, che di fatto possono equivalere a delle slot. Questi rappresentano un pericolo reale ed è necessario, quindi, procedere ad una regolamentazione adatta per queste macchine che non tutelano neanche i minori», ha concluso Mineo.

Molto dettagliato l’intervento del Generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Arbore. «La nostra attenzione è stata dedicata in particolare al segmento dell’online, visto che è un mercato cresciuto del 48% negli ultimi due anni. Ci siamo attrezzati per un maggiore controllo di questo settore; ci tengo a sottolineare che il giocatore è più tutelato se c’è un’offerta legale e, quindi, il contrasto all’illegale deve essere molto deciso. La Guardia di Finanza – ha spiegato Arbore – ha organizzato ben due piani operativi dedicati ai giochi, coinvolgendo alcuni reparti speciali che si sono coordinati con Sogei e AdM per individuare soggetti e zone geografiche più a rischio. Il primo dei due piani operativi è stato sviluppato con le altre Forze dell’ordine e con il supporto di AdM. Il secondo piano operativo ha visto invece la Guardia di Finanza agire di proprio conto con varie operazioni che, ad esempio, hanno portato l’anno scorso al sequestro di 400 punti di raccolta di scommessa illegali. Le attività di indagine hanno riscontrato tra le violazioni più frequenti quella della manipolazione delle schede di gioco degli apparecchi da intrattenimento. Si tratta di un controllo da remoto attraverso un sistema molto evoluto e che potrebbe sfuggire a un controllo ordinario e, per questo, ha richiesto attività di indagine molto sofisticate. Tante anche le violazioni riguardanti piattaforme estere che gestiscono i Totem – da segnalare che diverse di queste attività illecite ci riportano a Malta».

«Le nostre prime analisi – secondo il Direttore dell’Osservatorio Eurispes su Giochi, Legalità e Patologie, Chiara Sambaldi – relativamente ai rischi di degenerazione criminale sono già state confermate dalle più recenti evidenze ufficiali e verranno implementate per offrire ulteriori contributi ed accendere un faro sul perimetro del gioco pubblico e le mille sfaccettature di quello illegale. Ancora, i confini tra legale ed illegale, sono percepiti come labili dalle stesse autorità preposte al contrasto e all’analisi dei fenomeni criminali. Le attività illecite che coniugano l’utilizzo di piattaforme online non autorizzate con la raccolta retail, mirano sostanzialmente alla conquista del territorio che va, quindi, difeso con la razionalizzazione della rete pubblica e legale ed il suo rafforzamento in termini di qualificazione, certificazione e controllo».

«Siamo soddisfatti delle ricerche e delle analisi svolte – spiega Andrea Strata, Direttore dell’Osservatorio Eurispes su Giochi, Legalità e Patologie a margine dell’incontro sul Gioco in Italia che si è tenuto oggi a Roma – i lavori dell’Osservatorio continuano senza sosta con l’obiettivo di contribuire ancora, e positivamente, al dibattito, in una fase che auspichiamo segni il ritorno ad un confronto costruttivo sia interno alle Istituzioni, tra amministrazione centrale e periferica, sia tra Istituzioni e operatori del settore. Non ci stanchiamo di richiamare la leale collaborazione e ribadire che occorre continuare a studiare i territori che devono catalizzare la doverosa attenzione di tutti, oltre agli aspetti clinici legati alla dipendenza da gioco d’azzardo. Occorrono soluzioni che garantiscano unità e uniformità di disciplina e queste non possono che provenire dal legislatore nazionale che, dopo aver ricercato il confronto costruttivo con le Regioni e gli enti locali, dia finalmente vita ad una normativa quadro chiara e vincolante».

Improntato sugli aspetti fiscali, l’intervento di Giovambattista Palumbo, Direttore dell’Osservatorio sulle Politiche fiscali dell’Eurispes: «Questo mercato lo fa la domanda e non l’offerta, quindi, non possiamo pensare che il mercato legale non serva a ridurre quello illegale almeno proporzionalmente. Possiamo introdurre tutte le regole e le aliquote che vogliano, ma se non si combatte il gioco illegale non si risolve il problema. La modifica dell’articolo 69 del Tuir comma 1bis – che permette l’esenzione dalla tassazione sulle vincite conseguite in Paesi membri Ue – pone dei problemi di carattere concorrenziale e qui bisogna agire per tutelare gli operatori italiani. Se si riuscisse a modificare questi aspetti e recuperare delle quote, potrebbe esserci grande giovamento per erario e operatori legali: ad esempio, l’online illegale vale 5 miliardi di euro e recuperare un 20% sarebbe un grande risultato».

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