L’indagine Eurispes realizzata nel contesto del Rapporto Italia 2026 fotografa i timori e le opinioni degli italiani in merito alla guerra e ai conflitti contemporanei. Ne emerge un Paese sempre più refrattario alle spese militari e alle iniziative belliche. Cresce la diffidenza verso il riarmo, cala il consenso alla leva, e tre italiani su quattro giudicano ingiustificabile l’invasione russa dell’Ucraina.
Difesa: un costo, non un investimento
Come emerso dall’indagine Eurispes, il 44,2% degli italiani considera le risorse destinate alla Difesa soprattutto un costo, mentre solo il 32,1% le vede come un investimento. Il restante 23,7% non sa esprimersi. Rispetto al 2024, quando la quota era al 36,2%, la tendenza negativa si è accentuata di quasi otto punti percentuali. Questo cambiamento va interpretato anche alla luce dell’evoluzione degli scenari internazionali: se due anni fa l’invasione dell’Ucraina aveva alimentato in Europa una riflessione sul tema della Difesa, oggi – anche dopo l’attacco israelo-statunitense in Iran – sembra prevalere una generale chiusura verso le iniziative militari, complicata dalla difficile congiuntura economica. I risultati smentiscono i luoghi comuni relativi alle nuove generazioni, che non appaiono protese a una nuova “corsa al riarmo”, ma neppure si distinguono dalle altre fasce d’età in un rifiuto drastico delle spese militari.
Leva obbligatoria e reclutamento: sempre meno consenso
La maggioranza degli italiani (54%) accoglie con favore l’ipotesi di addestrare volontari da attivare in caso di necessità accanto alle Forze armate. Ben diverso è invece il giudizio sul servizio militare di leva: il 63,2% si dice contrario al suo ripristino, contro un 36,8% favorevole – una netta inversione rispetto al 2024, quando la metà dei cittadini era favorevole. Ancora più netto il calo del consenso al reclutamento obbligatorio tramite normativa straordinaria: solo il 27,1% lo sosterrebbe oggi, rispetto al 38,1% del 2024. E solo 3 italiani su 10 (30,2%) auspicano un incremento della spesa militare per potenziare gli armamenti del Paese, contro oltre 4 su 10 nel 2024.
La guerra in Ucraina: giusta condanna, ma poche paure di escalation
A più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, con un conflitto ancora in corso che non vede concrete prospettive di risoluzione, tre quarti degli italiani (75,6%) giudicano l’invasione russa “ingiustificabile”. Il 20,7% la reputa tuttavia “comprensibile”, mentre il rimanente 24,4% non condivide la condanna netta. Sul fronte dei rischi futuri, la maggioranza degli italiani (61,8%) non crede che l’invasione dell’Ucraina sia un preludio ad altri attacchi russi in Europa, mentre una quota del 38,2% nutre invece questo timore. Più della metà (52%) dei cittadini ritiene però che il conflitto possa preludere a un espansionismo russo su altri territori, al di là del continente europeo.
I dati dell’Eurispes 2026 restituiscono l’immagine di un’Italia sempre più stanca dei conflitti e sempre meno disposta a finanziarli
I dati dell’Eurispes 2026 restituiscono l’immagine di un’Italia sempre più stanca dei conflitti e sempre meno disposta a finanziarli. La crescente ritrosia verso le spese militari – trasversale alle generazioni, aggravata dalla crisi economica – segnala che l’opinione pubblica si è spostata in modo deciso rispetto al clima del 2022, quando lo shock dell’invasione ucraina aveva riacceso il dibattito sulla difesa europea. Oggi prevale la richiesta di investire le risorse altrove. In un’Europa che si ritrova più isolata dallo storico alleato d’oltreoceano e più diviso di quanto non fosse dal secondo Dopoguerra, il segnale che arriva dai cittadini italiani è chiaro: la via militare non è considerata una risposta accettabile alle crisi internazionali. Spetta alla politica – nazionale ed europea – trovare il modo di coniugare sicurezza e consenso democratico, senza perdere di vista né l’una né l’altro.

