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Digitale e salute mentale: un rapporto non lineare

di
Mariarosaria Zamboi*

Un ambiente digitale ormai pervasivo

Negli ultimi due decenni smartphone, computer, Social Network e piattaforme digitali hanno cessato di essere strumenti separati dalla vita quotidiana e sono diventati l’ambiente nel quale si lavora, si studia, ci si informa, si coltivano relazioni e si trascorre una parte crescente del tempo libero. La trasformazione ha ampliato le opportunità di accesso alle informazioni, di comunicazione e di partecipazione, ma ha anche reso più permeabili i confini fra attività diverse – moltiplicato gli stimoli – e introdotto nuove pressioni sul piano cognitivo, emotivo e relazionale.

Una relazione complessa, non automaticamente causale

La letteratura scientifica invita a evitare interpretazioni semplicistiche. Gli studi rilevano associazioni tra uso problematico del digitale e difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, ansia, irritabilità o peggioramento dell’umore, ma non consentono di attribuire automaticamente alle tecnologie un ruolo causale diretto. La relazione è spesso bidirezionale: un uso intenso può contribuire al disagio, mentre solitudine, stress o fragilità preesistenti possono spingere a cercare nello schermo distrazione, sollievo o conferme. Non conta soltanto il tempo trascorso online, ma anche che cosa si fa, con quali motivazioni, in quale fase della vita e dentro quali condizioni familiari, sociali e lavorative.

La diffusione dell’uso digitale tra gli adolescenti nei paesi Ocse

La relazione tra tecnologie digitali e salute mentale si colloca all’incrocio di due fenomeni ormai di massa: la diffusione pressoché universale della connessione e il crescente peso del disagio psicologico. Nei paesi Ocse, in quasi tutti i casi almeno la metà dei quindicenni trascorre non meno di 30 ore alla settimana online, il 17% riferisce ansia quando non può accedere ai dispositivi, con una quota che sale al 22% tra le ragazze e si ferma al 13% tra i ragazzi. Nei giorni di scuola, il 65% delle ragazze e il 55% dei ragazzi usa i Social per oltre tre ore al giorno, circa il 27% gioca per più di tre ore e l’8% dei ragazzi, contro il 3% delle ragazze, supera le sette ore. Si delineano così forme di esposizione differenti: le ragazze risultano più coinvolte nell’uso intensivo dei Social e dello smartphone, i ragazzi nel gaming prolungato.

Il peggioramento della salute mentale tra i più giovani

Questa espansione avviene in un contesto nel quale gli indicatori di salute mentale delle generazioni più giovani mostrano segnali di peggioramento. Tra il 2018 e il 2022 la prevalenza di ansia e depressione tra gli under 20 in Europa è aumentata di circa il 20%, con una maggiore diffusione dei sintomi multipli soprattutto tra le ragazze. L’Unicef stima che nell’Unione europea circa 11,2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 19 anni, pari al 13%, convivano con un disturbo di salute mentale; il suicidio rappresenta la seconda causa di morte sia tra i 15-19enni sia, considerando una fascia più ampia, tra i 15-29enni. Questi dati non consentono di attribuire al digitale una responsabilità diretta, ma mostrano quanto le pratiche online siano ormai parte dell’ambiente nel quale il benessere o il disagio prendono forma.

L’Italia iperconnessa: generazioni e disturbi mentali

In Italia, a fine 2025, oltre 53 milioni di persone risultavano online, quasi il 90% della popolazione, e si contavano più di 42 milioni di identità sui Social, circa il 71% del totale. L’aumento più rapido nell’uso di Internet ha riguardato proprio le fasce anziane: rispetto all’anno precedente, la quota degli utenti è cresciuta di 7,6 punti percentuali tra i 65-74enni e di 6,7 punti tra gli over 74. Il digitale coinvolge dunque tutte le generazioni, pur con intensità, competenze e vulnerabilità differenti. Parallelamente, circa un italiano su sei convive con un disturbo mentale; ansia e depressione sono tra le condizioni più frequenti, con rispettivamente 6.950 e 5.365 casi ogni 100mila abitanti.

Adolescenti e adulti italiani: rischi differenti

Le criticità emergono con particolare evidenza tra gli adolescenti italiani. Il 13,5% degli 11-17enni mostra un uso problematico dei Social, il 19,6% è a rischio di gaming problematico e il 15% gioca per almeno quattro ore nei giorni in cui utilizza i videogiochi. Circa la metà dei maschi e oltre il 60% delle femmine riferiscono due o più sintomi psicosomatici ricorrenti ogni settimana, con valori superiori all’80% tra le quindicenni e le diciassettenni. Negli adulti, invece, il rapporto tra iperconnessione e benessere si manifesta soprattutto nella sfera lavorativa, attraverso la difficoltà a interrompere la reperibilità, la sovrapposizione tra tempi professionali e personali e l’affaticamento da esposizione continua agli strumenti digitali.

Il costo economico e sociale del disagio psichico

Il peso del fenomeno è anche economico e sociale. L’impatto complessivo dei disturbi mentali in Italia è stimato in 63,3 miliardi di euro l’anno, pari al 3,3% del Pil: 23,4 miliardi sono riconducibili ai costi sanitari, 18,4 miliardi a quelli sociali e assistenziali e 21,5 miliardi alle conseguenze sul mercato del lavoro, in particolare alla minore partecipazione e produttività. Anche le denunce di disturbi psichici e comportamentali di origine professionale restano numericamente contenute, ma sono in aumento: nel 2025 sono state 448, contro le 403 dell’anno precedente, mentre nel periodo 2019-2023 hanno superato nel complesso le duemila unità.

*Mariarosaria Zamboi, ricercatrice dell’Eurispes

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