Governo Draghi: la forza della parola dopo il frastuono

©Agrpress - https://www.agrpress.it/

Ha fatto colpo su chi, di suo, non era avvezzo. O su quanti, ormai frastornati da fragorose e martellanti presenze sulla scena, avevano scambiato l’andazzo per la norma, ritenendola infine la regola al tempo della postmodernità. Il silenzio che accompagna i primi passi del governo Draghi annuncia una novità vistosa, a prima vista più importante della sua stessa insolita composizione. Quasi un indicatore di sobrietà e misura.

È il rovesciamento di un canone, l’indicazione di un altro stile, che riguarda in primo luogo la persona, ma investe di riflesso, al netto di immancabili intemperanze (“vecchia politica”), pure la compagine, uniformatasi di colpo al nuovo, non si sa se per convinzione o perché presa in contropiede. Forse ne può uscire influenzato persino il modo di governare. Il silenzio intorno all’azione di governo – prima sui nomi, poi sulle mosse successive: nomine, scelte iniziali – è così sorprendente da diventare appunto assordante.

Dalla comunicazione Social a quella istituzionale

Nessun sito personale, niente profilo social, si è detto da subito. Nemmeno annunci da rilasciare ad ogni occasione o like da apporre su post roboanti. Non una comunicazione spicciola, sbrigativa, estemporanea. Solo quella istituzionale, e quando occorra. La circostanza sembrava all’inizio una nota di colore, per dire della riservatezza di Mario Draghi, e della sua ritrosia ad una eccessiva esposizione mediatica. Sul suo ambito personale si sapeva così poco. Poi ha suscitato osservazioni di altro tipo.

È servita quella constatazione per raccontare l’indole dell’uomo, e anche per descrivere il mutamento della comunicazione al tempo dei social, divenuti strumenti abusati; la trasformazione inesorabile del rapporto tra politica e società. Non proprio nel segno positivo di una maggiore vicinanza dell’una all’altra.

Inevitabili i ricordi, disordinati e frammentari, di questo tempo così lungo: le tribunette televisive, i talk raffazzonati, le sceneggiate compiaciute. Per esprimere poi il nulla, oltre la banalità dell’istante, appena si presenta l’occasione e si ha a disposizione un microfono compiacente. Lunga la lista dei personaggi in cerca di autore, esile quella di chi si è sottratto al carosello: ecco dunque tanti turbo-ciarlieri, vanagloriosi, lamentosi, allarmisti. Di tutto un po’, purché con poche idee e confuse. Ma lesti a cogliere lo spunto e a muoversi secondo convenienza.

Comunicare solo quando si ha qualcosa da comunicare

Il primo motivo di stupore, riguardo all’esperienza Draghi, è legato al fatto che non si tratta dell’ultimo venuto, preso a caso per rivitalizzare la politica in stato comatoso. Non che la situazione, per la pandemia e la crisi, non sia abbastanza drammatica da giustificare anche questo, la manovra disperata. Ma il soggetto invocato (sino all’eccesso, forse al ridicolo) come possibile salvatore della patria, disegnato con l’aureola del demiurgo, è certamente uno assai pratico delle cose del mondo, abituato – eccome – a confrontarsi ad ogni livello, esperto nell’illustrare progetti e nel rappresentarli al pubblico.

È facile riferirsi agli innumerevoli interventi nelle sedi ufficiali, prestigiose e affollate, in cui la comunicazione è stata per così dire “orizzontale”. Rivolta agli intervenuti, e al medesimo ambiente: ministri, capi di Stato, organizzazioni internazionali, banche ed associazioni. Eppure non è mancata una “dimensione verticale”, il rapporto diretto con la gente, la comunicazione con il cittadino qualsiasi. Non meno importante, e significativa, di quella con il potere. Condotta però in forma del tutto originale.

Whatever it takes

In fondo, più che pregiate esposizioni di teoria economica e di programmi finanziari, a colpire l’immaginazione alla fine è stata una semplice frase, in sé asciutta e stringata, oltre tutto espressa senza ampollosità nella più sintetica delle lingue. Quel whatever it takes, che racchiude tutto in poche parole. È un programma e un atteggiamento. Un messaggio ideale, anche un modello operativo. Insomma un modo asciutto per dire – a chi ha la responsabilità delle scelte e a chi le subisce – quello che occorre in un momento tragico: non possiamo mollare proprio ora, dobbiamo fare tutto il necessario. Ad ogni costo, appunto. I dettagli necessari vengono dopo, ma prima occorre questa chiarezza.

Leggi anche

Persino la voce, anche quella era poco nota ai non addetti ai lavori. Singolare che non la conoscesse nessuno a parte gli addetti ai lavori, mentre il rumore di fondo sui media e nella politica è troppo spesso uno sproloquio continuo, un eccesso di parole. Alla ricerca, ogni volta, del boato da stadio, della performance in grado di stupire. Strano che sembrasse persino afono, senza voce, un soggetto così noto. Mille volte mostrato nelle occasioni in cui pure non mancava di intervenire e dire la sua. Ma le sequenze erano prive dell’audio originale. La lingua era l’inglese. Inutile farla sentire in Italia se i più non la comprendono.

A proposito, che strano: vedere un italiano che dibatte e interloquisce, risponde a tono e controbatte, a livello internazionale in una lingua che non è quella d’origine. Un’altra naturalezza – in sé prestigiosa – rispetto ai modi confidenziali di Giuseppe Conte.

Quello che serve è una buona comunicazione

Certo non basta resistere alla tentazione di avere una vita social né risparmiare le parole per riuscire a governare bene. Sarebbe un eccesso di ottimismo, un’illusione. Porterebbe fuori strada. Ci vuole ben altro. E serve la buona comunicazione. Specie quando il gioco si fa duro e il momento non concede sconti a nessuno, né alla politica, né a tutti i cittadini in lotta per sopravvivere.

Però dopo le scorpacciate, a base di grassi e carboidrati, un po’ di digiuno non può che giovare. Serve una terapia disintossicante. Lasciare per un po’ la ribalta così intrigante e riscoprire il mondo dietro le quinte serve a ricordare che la memoria è cosa diversa da una bacheca dei nostri giorni più inutili, è altro rispetto alla vetrina dell’apparenza o dell’ovvietà. Non basta però fermarsi qui, sarebbe un’operazione stravagante e persino snob, capace solo di eludere il vero problema al centro della buona comunicazione.

Il silenzio è d’oro solo se non assomiglia al vuoto

La saggezza suggerisce che “il silenzio è d’oro”. A condizione però che non assomigli al vuoto, non sia sinonimo di vacuità e inefficienza, non si trasformi in un’attesa senza scopo, non lasci le cose al punto iniziale. Restare fuori dai social è di per sé irrilevante e persino sbagliato se non serve a costruire una parola diversa, affidabile e convincente. E questa è in stretta connessione con la realtà che l’esprime.

Alla fine serve un diverso modo di comunicare, quale che siano gli strumenti adottati per farlo. E non si tratta soltanto della capacità di migliorare la rappresentazione delle cose, di fornirne una veste più presentabile e persuasiva. Non è solo questione di forma, di apparenza, ma di sostanza.

Una svolta nella capacità di governo parte certamente dalla sobrietà dei comportamenti e dal rigore del linguaggio, ma richiede altro. Ciò che serve è che il dibattito verta sui fatti, cioè sui dati alla base di questa o quella scelta, almeno secondo la visione di ognuno. Inevitabilmente parziale e anche contrastabile e annullabile, ma attraverso altri dati ugualmente concreti e ragionevoli. La buona comunicazione è quella capace di migliorare la qualità del dibattito, informando il cittadino sugli elementi di fatto e sulle ragioni degli atti che si compiono.

 

*Angelo Perrone è giurista e scrittore. È stato pubblico ministero e giudice. Si interessa di diritto penale, politiche per la giustizia, tematiche di democrazia liberale. È autore di pubblicazioni, monografie, articoli.

 

Ultime notizie
riassetto dei poteri
Diritto

Il riassetto dei poteri

Il tema del riassetto dei poteri è al centro dell’attuale dibattito ed è strettamente collegato con le prospettive di una riforma della giustizia. L'ex magistrato Vincenzo Macrì fa alcune considerazioni partendo da un articolo a firma di Luciano Violante.
di Vincenzo Macrì
riassetto dei poteri
Economia

Fondi per il PNRR, erogata la prima rata: il punto della situazione

Un importante traguardo è stato raggiunto lo scorso 13 aprile, quando è stata erogata la prima tranche di pagamenti per il PNRR. Sono stati versati 21 miliardi di euro che si aggiungono al pre-finanziamento ottenuto lo scorso anno.
di Claudia Bugno*
precarietà
Attualità

Che cosa significa, oggi, vivere la dimensione della precarietà

La precarietà si afferma come la base esistenziale del vivere contemporaneo. Precarietà in termini lavorativi, come conseguenza delle crisi economiche; precarietà delle relazioni, accentuate dagli effetti della pandemia sulla salute mentale e sui legami di comunità; precarietà geopolitica e ambientale di un mondo minacciato da guerre e disastri ambientali.
di Giuseppe Pulina
precarietà
Rebibbia carcere
Attualità

Rebibbia, storie di vita dal carcere per affermare la funzione rieducativa della pena

A Rebibbia le storie di vita dal carcere femminile nel report del Servizio Analisi Criminale centrale: oltre alle analisi sui fenomeni criminali, viene ribadita la funzione rieducativa della pena tra sicurezza e trattamento.
di redazione
Rebibbia carcere
ricerca e sviluppo
Economia

Ricerca e Sviluppo (R&S) nell’area OCSE: la risposta alla crisi pandemica

La spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) nell’area OCSE è cresciuta dell’1,8% nel 2020. Nonostante il forte calo dell’attività economica determinata dalla pandemia da Covid-19, le economie dell’OCSE hanno quindi continuato ad investire in ricerca e sviluppo nel 2020.
di Cecilia Fracassa
ricerca e sviluppo
legal design
Economia

Il legal design: una nuova prospettiva di accessibilità e democratizzazione del linguaggio giuridico

La finalità antropocentrica del legal design I principali linguisti italiani evidenziano da anni che il linguaggio utilizzato dalle Istituzioni è distante anni luce...
di Andrea Strata e Alessandro Colella
legal design
react-eu
Italia Domani

REACT-EU: potenziate le risorse per il Mezzogiorno

Il REACT-EU, tra gli strumenti finanziati dal Next Generation EU, costituisce la seconda componente di origine europea all’interno del PNRR con cui...
di Claudia Bugno*
react-eu
guerra
Internazionale

Le guerre dimenticate, non meno feroci di quella in Ucraina

Come mai guerre atroci e lunghissime come quelle nel Tigrai, nello Yemen, in Siria, in Mali, non hanno ascolto nella politica italiana ed europea e trovano pochi spazi nei media? Perché non sconvolgono la sensibilità delle persone come invece sta accadendo per il conflitto in Ucraina? Lo stesso vale, del resto, per altre crisi estreme che provocano migliaia di morti e schiere enormi di profughi.
di di Emilio Drudi e Marco Omizzolo
guerra
25 aprile 2022
Società

25 aprile 2022, il ritorno della paura

La memoria della riconquista della libertà, avvenuta con la liberazione del 1945, si sovrappone alle immagini della tragedia ucraina che, a distanza di 77 anni, si consuma per le stesse ragioni di allora, i soprusi delle dittature. La “resistenza” in ogni epoca trae forza dal coraggio di vincere le paure.
di Angelo Perrone
25 aprile 2022
dispersione scolastica
Scuola

Dipersione scolastica e Dad: il fenomeno nelle scuole della Sardegna

Dispersione scolastica e DaD, quanto sono collegati questi due aspetti nel sistema scolastico costretto a modificare la propria organizzazione a causa della...
di redazione
dispersione scolastica