Informazione

Il demonio della banalità ci rende noiosi. Il libro di Bartezzaghi

139

Scrivere di un testo intelligente e divertente come quello di Stefano Bartezzaghi sulla Banalità (edizione Bompiani) senza incorrere in banalità e luoghi comuni non è cosa facile ma, se serve a informare ed a incoraggiare alla sua lettura, correrò volentieri il rischio. Inizio subito col dire quale sia l’approccio dell’autore, in modo da evitare fraintendimenti: «Conviene cercare di avere un buon rapporto con la banalità – dice Bartezzaghi ‒ nostra personale e altrui. Come accade con le persone. E per farlo occorre guardarla in faccia, conoscerla, rivolgersi a lei con schiettezza. Facciamoci amica la banalità. Quantomeno ci distingueremo dal gregge che intende scansarla». Ma cosa si intende veramente con il termine “banalità”.
A pagina 24 del testo, la spiegazione: «Il Ban è il villaggio, il feudo e il “bando” è ciò che viene annunciato a tutto il villaggio: e quindi il “banale” è ciò che nel villaggio tutti conoscono. La parola “banalità” si è iniziata ad usare innanzitutto in lingua francese, nell’ambiente giornalistico. E proprio il giornalismo delinea con evidenza il percorso di produzione della banalità: esiste una fonte, e da questa nasce un elemento “originale”, ovvero qualcosa che nessuno ancora conosce; per il giornalismo una notizia….
Il giornale del giorno prima non è interessante poiché contiene notizie che, nel frattempo, tutti hanno saputo e che, quindi, sono diventate di dominio del villaggio, “banali”. La seconda avvertenza che ci viene data dall’autore, riguarda i social media e in questo caso l’autore è molto chiaro e netto: «Non dico che la banalità contemporanea sia tutta nei social network, né che tutto ciò che è nei social network sia banale: dico che essi costituiscono un buon campo per la sua osservazione».

Cerchiamo tutti di essere originali, di distinguerci dalla massa, di non dire o di non scrivere cose banali, ovvie, scontate, risapute o di dominio pubblico e a volte pensiamo di aggiungervi frammenti di assoluta novità e ciò accade soprattutto quando esprimiamo giudizi su argomenti che non conosciamo, sui quali non abbiamo alcuna competenza. Ma veniamo puniti dall’effetto Dunning-Kruger: «È quello che spiega ‒ scrive Bartezzaghi ‒ come le competenze, che servono per giudicare a proposito di una materia, siano le medesime necessarie per conoscerla: di conseguenza, meno so (di meccanica quantistica, opera lirica, linguistica dell’italiano, cucina vegetariana) meno sono consapevole di non essere titolato a giudicare in merito». Quello che manca ‒ verrebbe da dire ‒ è il socratico “so di non sapere”. È l’epoca ideale per il fiorire delle banalità, che possono correre e proliferare alla velocità della luce. «A impersonare il nostro destino ‒ si legge nel libro ‒ però non è più l’angelo della Morte, bensì il demonio della Banalità» che ci aspetta ad ogni bivio.

«La banalità è sintomo di non comunicazione ‒ asseriva Eugene Ionesco ‒ e l’uomo si nasconde dietro i suoi cliché, perché in realtà accade che si preferisca nascondersi, utilizzare delle scorciatoie, percorrere dei sentieri già battuti piuttosto che aprire nuove strade; ed è in quel preciso momento che si diviene banali, noiosi, perdendo quella unicità che ci appartiene e che abbiamo in fin dei conti coltivato per barattarla con qualcosa di comune e poco interessante. Rifugiarsi nel già detto e conosciuto, nell’opinione scontata e spesso incompetente, significa in realtà perdersi e perdere qualcosa di importante».

Stefano Bartezzaghi (Milano, 1962) è docente di Semiotica e di Teorie della Creatività alla Iulm di Milano; collabora con La Repubblica e dirige Il senso del ridicolo, festival di Livorno sull’umorismo. Ha pubblicato diverse raccolte di giochi linguistici, enigmistici e letterari e ha scritto la prima storia del cruciverba, L’orizzonte verticale (2007). Ha curato e commentato la nuova edizione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau nella classica traduzione di Umberto Eco (2001). Fra i suoi libri più recenti ricordiamo Dando buca a Godot. Giochi insonni di personaggi in cerca di autore (2012), Anche meno. Viaggio nell’italiano low cost (2013), M. Une metronovela (2015) e la Ludoteca di Babele. Dal dado ai social network: a che gioco stiamo giocando? (2016). Da Bompiani ha pubblicato Parole in gioco. Per una semiotica del gioco linguistico (2017)

Ultime notizie
Europa

European Parliament elections: Europe seen from Russian

"The European elections are a complex process of rethinking the balance between national and supranational sovereignty". The European views from Russia.
di Elena Alekseenkova
Europa

Europee 2019, l’Europa vista dalla Russia. “Il rafforzamento dei sovranisti è opportunità di dialogo”

"Le elezioni europee sono il riflesso di una tendenza più profonda che si sta sviluppando nell'Ue. Oggi è in corso un complesso processo di ripensamento dell'equilibrio tra sovranità nazionale e sovranazionale". Le europee viste dalla Russia.
di Elena Alekseenkova
Europa

Europee, campagna elettorale tra social e fast politics. “Ma la dimensione rimane nazionale”

I temi della campagna elettorale, il suo linguaggio e le modalità espressive. L'uso dei social e l'affermazione della fast politics. Ne parliamo con Alberto Bitonti, docente di Teoria politica e di Comunicazione politica presso l’Università della Svizzera Italiana.
di Raffaella Saso
Europa

Elezioni europee, sei italiani su dieci affezionati all’Europa

Italiani più “affezionati” all’Europa di quanto si possa immaginare: negli ultimi due anni è, infatti, aumentata di oltre 12 punti la percentuale di coloro che sono convinti che il nostro Paese debba rimanere all’interno dell’Unione. I dati del Rapporto Italia 2019.
di redazione
Criminalità e contrasto

Strage di Capaci, Caselli: “Ancora troppo ingombrante il nesso mafia-politica. Meglio non vedere”

Il 1992 è l’anno del punto più alto di una strategia assassina decisa da Cosa Nostra finalizzata a cancellare per sempre l’azione di quel pool antimafia, ideato da Giovanni Falcone, che aveva cambiato profondamente i metodi investigativi e di conseguenza la capacità di contrasto del fenomeno criminale. Il ricordo di Gian Carlo Caselli.
di Massimiliano Cannata
Cultura

La rivincita del libro. Salone di Torino: il regionalismo al centro del “gioco del mondo”

Al Salone di Torino, la “comunità del libro” ha vinto, celebrando il rito del ritorno alla lettura, insieme al recupero di uno spazio di ascolto, dialogo e confronto.
di Massimiliano Cannata
Europa

Elezioni europee, il 5/26 sarà una data storica?

Domenica 26 maggio voteremo per il rinnovo del Parlamento Europeo. A noi piace sperare che il 5/26 segnerà il punto di partenza di una nuova età di quell’idea di Europa che ha già dimostrato di saperla fare, eccome, la Storia.
di Alberto Mattiacci
Attualità

Video selfie, poi lo schianto. I numeri tragici del “killfie”

Video selfie a 220 km all'ora, poi lo schianto mortale. È l'ultima tragedia “killfie” avvenuta, questa volta, alla guida di un'auto lanciata a tutta velocità sull'asfalto di un'autostrada e documentata da un video postato sui Social. I numeri.
di redazione
Cultura

Serie Tv-mania, delirio dei fan per il “the end” del Il trono di spade

Il delirio dei fan per la conclusione, dopo otto stagioni, de Il Trono di Spade. Raffaella Saso ricostruisce la “serie tv-mania” dagli anni Cinquanta agli ultimi grandi successi.
di Raffaella Saso
Cultura

Il cartoon, l’arte che spiega il mondo ai bambini. Concluso il Festival School in Motion

Si è concluso il Primo Festival Internazionale dell'Animazione Educativa School in Motion, che nasce dall’esigenza di inserire elementi di didattica innvativa all’interno dell’insegnamento, facendo interfacciare animatori professionisti e creativi con il mondo dell’istruzione.
di Valentina Renzopaoli