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Il Mediterraneo come laboratorio di interdipendenza asimmetrica: energia, sicurezza alimentare e flussi migratori nel contesto multipolare

di
Gabriele Cicerchia

Il Mediterraneo allargato, da secoli crocevia di scambi, imperi e migrazioni, si configura oggi come uno dei principali laboratori di interdipendenza asimmetrica del sistema internazionale contemporaneo. L’intuizione di Fernand Braudel, secondo cui il Mediterraneo rappresenta un “mondo complesso e interconnesso”¹, riacquista attualità in un contesto segnato da transizioni energetiche, crisi alimentari, riassetti geopolitici e pressioni migratorie. Nell’era del multipolarismo, il bacino non è solo un’unità geografica, ma un prisma che riflette le tensioni globali, un punto di condensazione delle nuove geoeconomie e una piattaforma di competizione tra potenze regionali e globali. La letteratura sulle interdipendenze complesse, sviluppata da Robert Keohane e Joseph Nye sostiene che la connessione tra attori non comporti mai una distribuzione simmetrica di costi e benefici². Nel Mediterraneo tale asimmetria è evidente nella dipendenza energetica europea dal Nord Africa e dal Mar Caspio; nella vulnerabilità alimentare di molti paesi della sponda sud rispetto al grano del Mar Nero e nei flussi migratori diretti verso l’Europa, che riflettono squilibri strutturali di sviluppo e di governance istituzionale.

Nell’era del multipolarismo, il Mediterraneo non è solo un’unità geografica, ma un prisma che riflette le tensioni globali

Il caso mediterraneo mostra una connessione multidimensionale che integra energia, sicurezza alimentare, mobilità umana e infrastrutture strategiche, assumendo la forma di un sistema di relazioni caratterizzato da vulnerabilità distribuite in modo non uniforme, simile alle configurazioni analizzate da Henry Farrell e Abraham Newman nelle loro “weaponized interdependencies”³. In questo quadro, l’Unione europea sta ridefinendo i propri equilibri strategici lungo due assi intrecciati: politica estera e di sicurezza da un lato, gestione delle migrazioni e dei flussi dall’altro. Le dinamiche registrate negli ultimi anni mostrano come Bruxelles stia – seppur lentamente – ricomponendo il proprio spazio geopolitico, spinta dalla crisi ucraina, dalla competizione globale e dalla crescente instabilità del Mediterraneo allargato. L’apparente frammentazione di iniziative – dal negoziato con l’Albania al Patto per il Mediterraneo, dai nuovi strumenti di difesa ai meccanismi sulla mobilità regolare – rivela in realtà un disegno più profondo: il tentativo di trasformare l’Unione da mera potenza normativa ad attore strategico capace di incidere sugli equilibri materiali.

Nel 2020 circa il 50% del gas importato dall’Unione proveniva dalla Russia; nel 2023 tale quota è scesa sotto il 15%

La dimensione energetica offre un primo, evidente, campo di osservazione. La guerra in Ucraina ha costituito un punto di frattura per l’architettura energetica europea. Nel 2020 circa il 50% del gas importato dall’Unione proveniva dalla Russia; nel 2023 tale quota è scesa sotto il 15%⁴, determinando un riposizionamento drastico delle rotte e dei partner. L’Italia ha accelerato la strategia di diversificazione, rafforzando i legami con Algeria e Azerbaigian: nel 2024 i consumi nazionali sono stati pari a 61,7 miliardi di metri cubi, con un portafoglio fondato per il 75% sul gas via tubo e per il 25% sul GNL⁵. L’Algeria, ritornata primo fornitore con il 34%, ha rafforzato il proprio ruolo negoziale, mentre il TAP ha consegnato più di 41,7 miliardi di metri cubi all’Italia tra il 2020 e il 2025 su un totale europeo pari a 50 miliardi⁶.

La sostituzione del gas russo con nuove dipendenze mediterranee non elimina la vulnerabilità, ma ne sposta il baricentro geografico e politico

La sostituzione del gas russo con nuove dipendenze mediterranee non elimina la vulnerabilità, ma ne sposta il baricentro geografico e politico. Il Mediterraneo diventa il perno di una sicurezza energetica che resta esposta a dinamiche interne (instabilità politica nei paesi fornitori, fragilità istituzionali, tensioni sociali) ed esterne (competizione tra grandi potenze, shock di prezzo, transizione verde). Parallelamente, l’Unione europea ha avviato una strategia di lungo periodo verso l’idrogeno verde, inserito tra i pilastri della Hydrogen Strategy for a Climate Neutral Europe. Il Southern Hydrogen Corridor – incluso nella lista dei Progetti di Interesse Comune nel 2024 – collega i siti di produzione del Nord Africa ai poli industriali dell’Europa centrale attraverso l’Italia⁷. Tuttavia, i costi elevati delle tecnologie dell’elettrolisi, la necessità di trasformare infrastrutture esistenti e le incertezze sui mercati di assorbimento indicano che l’interdipendenza energetica rischia di assumere la forma di una “green dependency”, come sottolineano diversi studi critici sulla transizione ecologica globale. La Cina, leader mondiale nelle tecnologie rinnovabili e nell’intera filiera del fotovoltaico, detiene una posizione di vantaggio anche nella nascente economia dell’idrogeno, mentre gli Stati Uniti promuovono politiche industriali aggressive attraverso l’Inflation Reduction Act⁸. L’Europa appare un attore in transizione: cerca di ridurre le vulnerabilità ereditate dalla dipendenza dal gas russo, ma si espone a nuove forme di dipendenza tecnologica e finanziaria verso attori extraeuropei e verso i propri partner mediterranei. L’interdipendenza energetica si configura così come un terreno di competizione geoeconomica, in cui l’Ue tenta di preservare un margine di autonomia senza disporre ancora di una piena capacità industriale e finanziaria.

Algeria, Tunisia e Marocco subiscono l’impatto sempre più frequente di siccità e desertificazione, fattori che generano instabilità economica e sociale 

Un secondo àmbito di interdipendenza asimmetrica riguarda la sicurezza alimentare. Amartya Sen ha dimostrato che le carestie non derivano principalmente dalla mancanza assoluta di cibo, ma da squilibri di accesso, distribuzione e capacità istituzionale di risposta⁹. La chiusura e la riapertura intermittente del corridoio del Mar Nero tra il 2022 e il 2024 hanno destabilizzato mercati già fragili: oltre 200 navi al mese sono salpate da porti ucraini utilizzando rotte alternative nel 2024¹⁰, ma l’incremento dei costi logistici ha aggravato la pressione sui paesi dipendenti dalle importazioni di grano. Nel 2025 l’indice FAO dei prezzi alimentari rimane elevato (130,1 punti, +6,9% rispetto al 2024), nonostante un calo del 18,8% dai picchi del 2022¹¹. L’Egitto, primo importatore mondiale di grano, ha previsto acquisti per 12,5-13 milioni di tonnellate nel biennio 2024/25–2025/26, in presenza di raccolti domestici sotto le attese¹². Algeria, Tunisia e Marocco subiscono l’impatto sempre più frequente di siccità e desertificazione, fattori che generano instabilità economica e sociale e creano spazi di ingerenza geopolitica per Russia e Turchia, attori centrali nella “diplomazia del grano”¹³.

L’Unione cerca di legare sicurezza alimentare, transizione verde e stabilità politica, ma resta condizionata dai limiti delle proprie risorse e dalla frammentazione delle politiche di cooperazione

In questo contesto, le iniziative europee verso l’Africa – dalla cooperazione sulle catene del valore dei minerali critici agli accordi su agricoltura e resilienza climatica – sono parte di un più ampio tentativo di posizionarsi come partner “affidabile” in competizione con Russia e Cina. L’Unione cerca di legare sicurezza alimentare, transizione verde e stabilità politica, ma resta condizionata dai limiti delle proprie risorse e dalla frammentazione delle politiche di cooperazione. Ne emerge un quadro in cui le vulnerabilità dei paesi della sponda sud e sud-orientale del Mediterraneo si trasformano in leve di negoziazione, ma anche in canali di trasmissione di shock che investono la stessa Ue.

Il Mediterraneo delle migrazioni, gli accordi bilaterali con Tunisia e Libia hanno prodotto effetti effimeri e non strutturali

Un terzo ambito di interdipendenza asimmetrica riguarda i flussi migratori. Stephen Castles, Hein de Haas e Mark Miller hanno mostrato come le migrazioni siano il prodotto congiunto di dinamiche economiche, conflitti, transizioni demografiche e diseguaglianze di sviluppo¹⁴. Nel 2024 l’Italia ha registrato 66.600 arrivi via mare, in calo del 58% rispetto al 2023; ma nel 2025 i flussi sono cresciuti nuovamente, superando i 41.000 arrivi entro agosto¹⁵. La rotta del Mediterraneo centrale resta la più letale: nel 2024 si contano tra 2.400 e 2.500 morti o dispersi, pari a circa il 70% delle vittime registrate nelle rotte mediterranee¹⁶. Gli accordi bilaterali con Tunisia e Libia hanno prodotto effetti effimeri e non strutturali, mentre a livello europeo permane l’assenza di un meccanismo solidale di ricollocamento¹⁷. La migrazione è trattata sempre più come dossier di sicurezza interna, ma al contempo è riconosciuta come leva economica e demografica. L’accordo tra Consiglio e Parlamento sulla creazione dell’EU Talent Pool (una piattaforma per facilitare l’ingresso di lavoratori nei settori in carenza) segna, in questo senso, una potenziale svolta: l’Europa riconosce che non può reggere il declino demografico affidandosi unicamente alle dinamiche interne del mercato del lavoro. La riforma del sistema di sospensione dei visti, il regolamento sulla Travel Application digitale Ue e il rafforzamento dei meccanismi di contrasto al traffico di migranti e alla tratta puntano invece a rendere più rigida e selettiva la gestione delle frontiere. Politica estera e politica migratoria diventano sempre più speculari: la capacità dell’Ue di negoziare da pari con i paesi terzi dipende dalla credibilità delle sue politiche interne di accoglienza, integrazione e mobilità regolare.

L’Ue tende a concepire il Mediterraneo come un “filtro” di protezione delle proprie frontiere più che un autentico spazio di integrazione

Tale dinamica appare evidente nella nuova Comunicazione europea sul Patto per il Mediterraneo, in cui il pilastro sicurezza – comprendente missioni PSDC, cooperazione di polizia, scambio di dati, cyber-sicurezza e contrasto ai trafficanti – risulta più sviluppato del pilastro economico e sociale¹⁸. L’Ue tende quindi a concepire il Mediterraneo come un “filtro” di protezione delle proprie frontiere, configurando una cintura di contenimento più che un autentico spazio di integrazione. Le iniziative su capitale umano, università mediterranea, mobilità giovanile e start-up, pur strategiche per ridurre gli squilibri, restano limitate dalla mancanza di canali reali di migrazione legale e dalla difficoltà di armonizzare sistemi educativi e del lavoro¹⁹. Ne deriva una tensione strutturale fra discorso sul co-sviluppo e pratica di esternalizzazione del controllo migratorio.

Il processo di adesione dell’Albania non è soltanto un passaggio tecnico, ma una scelta politica: portare i Balcani occidentali all’interno di un quadro europeo stabile

In parallelo, il processo di adesione dell’Albania – con l’apertura dei negoziati su capitoli dedicati ad agricoltura, risorse e coesione – non è soltanto un passaggio tecnico, ma l’indizio di una scelta politica: portare i Balcani occidentali all’interno di un quadro europeo stabile prima che altre potenze consolidino la loro influenza in un’area cruciale per rotte energetiche, commerciali e migratorie. L’allargamento si configura come meccanismo di prevenzione strategica: invece di inseguire crisi successive, l’Ue tenta di integrare regioni potenzialmente instabili per ridurre i rischi futuri. L’insieme di queste iniziative – Patto mediterraneo, allargamento balcanico, cooperazione con l’Africa – delinea una nuova “geometria strategica” europea, che sposta il confine effettivo di sicurezza dell’Unione ben oltre i confini formali.

Il Mediterraneo è destinato a diventare uno snodo digitale cruciale: circa un quinto dei cavi sottomarini globali attraversa il bacino

A questa dimensione si aggiunge il tema delle infrastrutture materiali e immateriali. Il Mediterraneo è destinato a diventare uno snodo digitale cruciale: circa un quinto dei cavi sottomarini globali attraversa il bacino²⁰; i grandi operatori statunitensi detengono la quota predominante di tali infrastrutture, mentre la Cina, tramite la Belt and Road Initiative, espande la propria influenza attraverso investimenti in porti, infrastrutture digitali e zone industriali integrate. L’Europa, pur proponendo il Global Gateway come propria strategia infrastrutturale, soffre un deficit di capacità industriale e finanziaria: senza una filiera autonoma di cavi, data center e semiconduttori, la sovranità digitale rischia di restare dipendente da attori extraeuropei²¹. Nel contesto multipolare, la competizione tra BRI, IMEC e Global Gateway definisce nuove geografie della connettività. La BRI ha investito miliardi di dollari in porti mediterranei come Pireo, Tanger Med e Port Said, integrandoli nella Maritime Silk Road²². IMEC, il corridoio indo-mediterraneo sostenuto da India, Paesi del Golfo, Stati Uniti e Ue, mira a costruire un asse logistico-digitale alternativo, fondato su porti, cavi, idrogeno e interconnettività energetica²³. Tuttavia, la governance di IMEC resta fragile e dipendente dalla stabilità mediorientale, mentre la BRI gode di un maggiore coordinamento strategico. L’Europa, divisa tra interessi nazionali e vincoli fiscali, rischia di restare spettatrice della competizione infrastrutturale²⁴.

Gli Stati Uniti vivono una fase definita da alcuni economisti come quella di un “impero indebitato”, con un debito federale vicino ai 35.000 miliardi di dollari

Sul piano globale, il quadro si intreccia con le dinamiche di finanza pubblica e di potere monetario. In questo scenario, gli Stati Uniti vivono una fase definita da alcuni economisti come quella di un “impero indebitato”, con un debito federale vicino ai 35.000 miliardi di dollari²⁵. Secondo Joseph Stiglitz e Paul Krugman, la retorica del debito è spesso utilizzata come strumento politico per giustificare politiche aggressive all’estero e restrittive all’interno²⁶. Nel Mediterraneo ciò si traduce in pressioni sugli alleati europei affinché sostengano una quota crescente dei costi di sicurezza, stabilizzazione e controllo dei confini, in un quadro di rivalità crescente con Cina e Russia.

I BRICS hanno rafforzato la presenza con partenariati strategici in Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto e Turchia, ma senza una visione unitaria del Mediterraneo

I BRICS, dal canto loro, hanno rafforzato la presenza attraverso partenariati strategici con Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto e Turchia, ma senza una visione mediterranea realmente unitaria²⁷. Il risultato è una pluralità di interventi nazionali più che una strategia coerente, caratteristica che riflette la natura policentrica del multipolarismo contemporaneo. Il Mediterraneo allargato emerge così come uno spazio in cui gli equilibri globali vengono elaborati attraverso una dialettica tra dipendenza e autonomia, vulnerabilità e resilienza, integrazione e frammentazione. Le transizioni energetiche, le crisi alimentari, le migrazioni e la competizione infrastrutturale costituiscono elementi interconnessi di un sistema che produce shock e opportunità in maniera non lineare, come evidenziato dalla teoria della “geoeconomia delle interdipendenze” sviluppata da Dani Rodrik e José Antonio Ocampo²⁸. Ogni crisi locale genera onde d’urto globali: un conflitto regionale può determinare shock energetici, tensioni alimentari, instabilità finanziarie e pressioni migratorie.

Per l’Italia, la sfida consiste nel definire una dottrina mediterranea fondata su tre assi: resilienza energetica, sicurezza alimentare e mobilità regolare e governata

Per l’Italia, la sfida consiste nel definire una dottrina mediterranea fondata su tre assi: resilienza energetica, sicurezza alimentare e mobilità regolare e governata. Ciò richiede investimenti in infrastrutture energetiche e digitali, un ruolo attivo nella definizione dei corridoi idrogeno-gas, la valorizzazione dei porti dell’Adriatico e dello Ionio e la costruzione di accordi bilaterali e multilaterali che integrino co-sviluppo e governance migratoria. Per l’Unione europea, la posta in gioco è ancora più ampia: trasformare il Mediterraneo da frontiera a spazio geoeconomico strategico, superando la contraddizione tra piattaforma di sviluppo e cintura di contenimento²⁹. Le iniziative su allargamento, difesa, migrazioni, cooperazione con l’Africa e Patto mediterraneo mostrano un’Unione che tenta di superare la tradizionale frattura tra politiche interne ed esterne per costruire una strategia unitaria. Il Mediterraneo, i Balcani, l’Ucraina, l’Africa e la dimensione migratoria rappresentano oggi il banco di prova della capacità europea di compiere un salto di qualità: da potenza regolatoria a potenza sistemica, in grado di influire non solo sulle norme, ma sugli equilibri reali della sicurezza, dell’economia e dei movimenti globali.

Note

  1. F. Braudel, La Méditerranée, Paris, Armand Colin, 1949.
  2. R. Keohane, J. Nye, Power and Interdependence, Little, Brown, 1977.
  3. H. Farrell, A. Newman, Weaponized Interdependence, Harvard University Press, 2019.
  4. Bruegel, European Gas Imports Dashboard, 2024.
  5. GME, Rapporto Gas 2024, Roma, 2025.
  6. Trans Adriatic Pipeline (TAP), Operational Data, 2025.
  7. European Commission, PCI List: Hydrogen Corridors, 2024.
  8. World Bank, Global Solar PV Supply Chain Report, 2023.
  9. A. Sen, Poverty and Famines, 1981.
  10. UN OCHA, Ukraine Grain Exports Update, 2024.
  11. FAO, Food Price Index – August 2025.
  12. USDA, Egypt Wheat Outlook 2024/25–2025/26.
  13. FAO-GIEWS, North Africa Crop Prospects, 2024.
  14. S. Castles, H. de Haas, M. Miller, The Age of Migration, 2020.
  15. Ministero dell’Interno, Cruscotto Statistico, 2025.
  16. IOM, Missing Migrants, 2025.
  17. S. Lavenex, Externalization and the EU Migration Regime, 2018.
  18. Comunicazione UE sul Patto per il Mediterraneo, 2025.
  19. Eurispes, Mediterranean Education and Labour Mobility Report, 2022.
  20. TeleGeography, Submarine Cable Map 2024.
  21. D. Rodrik, Straight Talk on Trade, 2017.
  22. World Bank, Belt and Road Economics, 2023.
  23. IMEC Joint Statement, 2023.
  24. J.A. Ocampo, Beyond the Washington Consensus, 2007.
  25. E. Brancaccio, “L’imperatore indebitato”, il manifesto, 2025.
  26. J. Stiglitz, People, Power and Profits, 2019; P. Krugman, New York Times, 2023.
  27. Eurispes, BRICS-Mediterraneo, 2017.
  28. Rodrik & Ocampo, cit.
  29. Analisi autonoma sulla base dei documenti UE 2024–2025.
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