L’Europa ha bisogno di politica

Perché la solidarietà, la messa in comune delle responsabilità e delle obbligazioni funzionino davvero, al di là dei “pannicelli caldi” e delle dichiarazioni di principio, è necessario un salto di qualità verso una unione politica. Senza una dose maggiore di sovranazionalità, non sarà possibile completare la gamba economica dell’unione monetaria, dotare l’Ue di una autonomia di bilancio e svilupparne la dimensione comunitaria, la sola che può per consentire una compenetrazione delle singole esigenze in una visione comune.
È un passaggio ostico al di là della retorica per tutti. Per i sovranisti, che parlano di liberarsi in “un’altra Europa”, anche se poi ogni tanto si contraddicono reclamando gli eurobond, la più sovranazionale fra le obbligazioni. Per gli altri, che dicono di essere pronti ma si guardano bene dal fare il necessario e hanno intanto dato vita una farragine burocratica, accusata a ragione di essere antidemocratica, come foro di contrattazione permanente fra governi. Però non si scappa; senza Europa politica, la solidarietà è illusoria e il destino non solo della moneta unica, ma dell’intera Unione si fa fragile.
La divaricazione fra Europa “protestante” del Nord e “cattolica” del Sud era presente sin dall’inizio e non ha impedito di superare crisi – basterebbe ricordare la “sedia vuota” di de Gaulle ‒ che sembravano metterne in crisi le fondamenta. La CEE ci riuscì grazie al patto politico chiaro che legava i suoi sei membri: creare una maglia multilaterale di controllo con cui mettere fine alla conflittualità storica fra paesi europei, cominciare da un mercato comune, come primo passo verso un’unica entità politica. Si pensava che sarebbe stato confermato dai successivi allargamenti e si è sottovalutato che inglesi e scandinavi in primis non ne avrebbero condiviso origine e motivazioni; l’impegno per una “unione sempre più stretta”, ribadito di Trattato in Trattato sino a quello di Lisbona, si è dissolto in una dimensione tecnocratica e di razionalizzazione di mercato. I paesi ex socialisti, con le loro storie, fobie e priorità del tutto diverse, hanno inferto un ulteriore colpo, anche se poi è toccato a David Cameron dichiarare a tutti che il “re era nudo”.
L’euro avrebbe dovuto essere, per Helmut Kohl e Francois Mitterrand, lo strumento per segnare il passaggio ad una nuova fase che avrebbe reso irreversibile l’unione politica. Non è andata così: la moneta unica è rimasta sbilenca, i governi hanno dato vita a una selva di intese dai nomi oscuri ai più e la Commissione ha abdicato al ruolo di punta di diamante dell’integrazione. Non sarà possibile rispondere con tutti gli strumenti necessari alla sfida posta dalla crisi senza una Europa politica, la quale dovrà basarsi su un patto fondante comune che nell’unione dei Ventisette non c’è, mentre al suo interno ne coesistono vari, non antagonisti e reciprocamente. Si riconoscono tutti ‒ qua e là “pelosa” ‒ ai princìpi della democrazia rappresentativa, dell’economia di mercato, dello stato di diritto e delle libertà fondamentali, ma sono diversi quanto al significato e alle priorità dell’integrazione.
Se dovesse restare impantanata in una paralisi di piccoli cabotaggi incrociati, l’Ue forse non sparirebbe, ma rischierebbe di rifluire nell’irrilevanza con un danno aggiuntivo particolare per l’Italia, dove, nell’alternarsi di ondate di marea euroscettiche, quello che è spesso il lamento per un innamorato riottoso, può trasformarsi in un rifiuto profondo. Se non è possibile una Unione a Ventisette, è il momento di chiedere chi ‒ partendo dai membri dell’Eurogruppo, ma non solo – sia disposto a riconoscersi nel patto fondativo di una Unione capace di recuperare la dinamica politica del processo di integrazione rimanendo aperta a tutti. L’obiettivo non dovrebbe essere di spezzettare l’Unione che c’è, bensì di liberare al suo interno tutte le capacità insite in percorsi diversi, con un arricchimento collettivo.
La Conferenza sul futuro dell’Europa del Presidente Macron, sin qui un po’ appannata, è l’occasione per avviare questa verifica e dovremmo farcene promotori. Il Coronavirus impone la sua priorità, rinunciare al supporto possibile sarebbe irresponsabile e i modi per uscire da un cul de sac pericoloso non mancano, ma è necessario guardare oltre. Un’Europa più politicamente coesa riequilibrerebbe molte posizioni e favorirebbe una mediazione più equilibrata degli interessi. Chi dice che finiremmo schiacciati, sbaglia, perché la nostra forza relativa sarebbe maggiore e le alternative sarebbero comunque peggiori. A condizione, naturalmente, di voler fare politica.

Antonio Armellini è stato collaboratore di Aldo Moro alla Farnesina e a Palazzo Chigi, Portavoce di Altiero Spinelli alla Commissione di Bruxelles, ambasciatore in Algeria, in India, all’OCSE a Parigi, roving ambassador alla CSCE a Vienna e Helsinki, capo della missione italiana in Iraq nel 2003-04. E’ Commissario dell’IsIAO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente – e consigliere per gli affari internazionali della città di Venezia.

Ultime notizie
civil aviation
Ambiente

“Green flights”: the cooperation model between Italy and China in civil aviation

The participation in the video-conference by the ambassadors of the respective countries, Luca Ferrari for Italy and Li Junhua for China, is...
di Marco Ricceri*
civil aviation
aviazione civile
Rapporti

“Voli green”: il modello di cooperazione tra Italia e Cina nell’aviazione civile

La partecipazione alla video-conferenza degli ambasciatori dei rispettivi paesi, Luca Ferrari per l’Italia e Li Junhua per la Cina, è un indice...
di Marco Ricceri*
aviazione civile
turismo di lusso
Economia

Il turismo di lusso non conosce crisi ed è già ai livelli del 2019

Il turismo di lusso ha sofferto meno la crisi del 2020, per la possibilità di offrire esperienze esclusive e in condizioni di sicurezza lontane dall’affollamento del turismo di massa e dei voli low cost. Sembra infatti che il settore sia ritornato già ai livelli pre-pandemia del 2019.
di Roberta Rega
turismo di lusso
Unione europea
Economia

Piano nazionale di ripresa, strategie territoriali per massimizzare l’impatto degli interventi

Ue, per massimizzare l’impatto degli interventi è importante agire in modo strategico e coordinato dalla fase di programmazione a quella di attuazione, e contribuendo a rafforzare gli obiettivi di addizionalità propri della coesione, in particolare nelle aree marginali del nostro Paese.
di Claudia Bugno*
Unione europea
Economia

PNRR: un modello più snello di governance per l’Italia

Le sfide poste dal PNRR potrebbero segnare una svolta storica nell’accelerazione delle nuove politiche di sviluppo, come quelle relative alle transizioni verde...
di Claudia Bugno*
vaccino
Diritto

Obbligo vaccinale o sospensione, arriva la sentenza per i sanitari no-vax

Vaccino anti-Covid o sospensione nella impossibilità di essere ricollocati ad altra mansione che non comporti pericolo di contagio: la sentenza del Consiglio di Stato chiarisce la posizione legale nei confronti dei professionisti sanitari no-vax.
di Vincenzo Macrì
vaccino
giochi pubblici
Osservatori

Giochi pubblici: “L’irresistibile convenienza della legalità”

Giochi pubblici, la tutela sostanziale della legalità non è affare solo dello Stato. Oltre alla chiarezza normativa, è necessaria partecipazione attiva dei concessionari e delle associazioni di categoria, quali soggetti danneggiati dal reato, ai procedimenti penali contro i gestori del gioco illegale e al fianco dell’Avvocatura dello Stato.
di Chiara Sambaldi e Andrea Strata*
giochi pubblici
Fisco

Un fisco “predittivo” per facilitare la lotta all’evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale si fa anche grazie all’utilizzo di software predittivi, sulla base dei quali programmare le verifiche a “colpo sicuro”. La Guardia di Finanza guarda al futuro e investirà in tale direzione 32 milioni di euro su big data e cybersicurezza.
di Giovambattista Palumbo*
esame di stato
Istruzione

Generazioni sotto esame. Dalla maturità all’esame di Stato, che ne sarà della prova scritta?

L’esame di Stato, un tempo esame di maturità, continua a far discutere ministri dell’Istruzione e studenti su quale sia la formula migliore. Una formula che è cambiata negli anni, fino ad arrivare alla richiesta odierna di abolire la prova scritta fatta dagli studenti e non ancora smentita dal Ministero.
di Giuseppe Pulina
esame di stato
violenza di genere
Donne

Violenza di genere, omicidi e reati spia in aumento nel 2021

La violenza di genere è aumenta nei primi 11 mesi del 2021, sia per gli omicidi che per i reati spia di tali violenze. Secondo il report del servizio analisi della Polizia Criminale, su un totale di 263 omicidi volontari compiuti in Italia dal primo gennaio ad oggi, 109 hanno riguardato donne.
di redazione
violenza di genere