HomeIstituzioniPrimi passi per la riforma del Servizio Sanitario Nazionale

Primi passi per la riforma del Servizio Sanitario Nazionale

di
Francesco Giulio Cuttaia

Nella riunione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio scorso è stato approvato, con procedura d’urgenza, il disegno di legge che il Governo intende presentare alle Camere per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, revisionando il modello organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Lo strumento normativo scelto è quello della legge delega, per cui vengono fissati i principi generali e gli indirizzi ai quali il Governo si dovrà attenere nella emanazione dei susseguenti decreti legislativi da adottare entro il 31 dicembre 2026.

L’ultima riforma che ha interessato il SSN risale al 1992 e ha trasformato le USL in ASL, secondo il modello aziendalistico

L’ultima riforma di ampio respiro che ha interessato l’intera materia dell’assistenza sanitaria è quella risalente al 1992 attraverso il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 (in attuazione della legge delega 23 ottobre 1992, n.421), che ha introdotto l’aziendalizzazione delle USL trasformandole in ASL, secondo il modello aziendalistico; ha definito i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e implementato il ruolo delle Regioni; ha disciplinato l’accreditamento istituzionale per le strutture pubbliche e private che erogano le prestazioni sanitarie per conto del SSN. Nel tempo il quadro normativo è stato aggiornato e integrato per renderlo maggiormente aderente alle esigenze venutesi a creare, le più rilevanti delle quali sono quelle manifestatesi in concomitanza con l’emergenza pandemica da Covid-19. Proprio in ragione di quest’ultima evenienza è stata riservata una maggiore attenzione ai sistemi della prevenzione sanitaria cercando di sviluppare le strutture di prossimità (in particolare le Case di comunità), favorire il potenziamento delle cure domiciliari e promuovere l’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale. Questa attenzione si è tradotta nell’adozione di una decretazione d’urgenza e di regolamenti ministeriali in buona parte attuativi del PNRR.

Il decreto rilancia il tema della centralità degli ospedali e allo stesso tempo vuole rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio

Il disegno riformatore che intende avviare il Governo non sembra contrastare con i capisaldi introdotti dal d.lgs. 502/1992 e tuttavia rilancia il tema della centralità degli ospedali, pur proponendosi, come dichiarato dal Ministro della Salute, di rafforzare «l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza». Una valutazione complessiva sulla potenziale efficacia della riorganizzazione del SSN potrà essere formulata dopo l’emanazione della legge delega e, soprattutto, dei conseguenti decreti legislativi delegati. I punti di maggiore rilevanza di tale disegno riformatore possono essere così riassunti:

  • aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale;
  • individuazione degli ospedali elettivi, strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso;
  • definizione di standard per le attività di ricovero ai fini del miglioramento dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera;
  • particolare attenzione all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti;
  • aggiornamento dell’assistenza per le persone con patologie croniche e rafforzamento delle cure palliative;
  • riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

SSN, nella riproposizione della centralità dell’ospedale c’è il rischio di una marginalizzazione della medicina territoriale

Rispetto agli intenti del Governo si devono già registrare delle posizioni critiche, le quali imputano al ddl una certa genericità e vedono nella riproposizione della centralità dell’ospedale, rimanendo invariata la spesa sanitaria complessiva, il rischio di una marginalizzazione della medicina territoriale. Alcuni commenti di parte politica avversa alla maggioranza rimarcano altresì che il Governo abbia la finalità di voler estendere il c.d. modello lombardo– asseritamente caratterizzato da una forte competizione tra strutture pubbliche e private accreditate – a tutto il territorio nazionale.

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