Evoluzione normativa della disciplina della criminalità organizzata
L’evoluzione della normativa italiana contro la criminalità organizzata evidenzia il progressivo passaggio da un modello centrato sulla repressione dei delitti a un sistema più complesso di prevenzione personale e patrimoniale, gestione dei beni e restituzione sociale dei patrimoni illeciti.
La svolta fondamentale è rappresentata dalla legge n.646/1982, che introdusse l’art. 416-bis C.p. La nuova fattispecie riconobbe la specificità dell’associazione mafiosa nella forza di intimidazione del vincolo associativo e nella conseguente condizione di assoggettamento e omertà, individuando tra gli scopi del sodalizio anche il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. La stessa legge introdusse indagini patrimoniali estese al patrimonio del mafioso (il proposto), dei familiari e dei soggetti interposti al proposto, nonché il sequestro e la confisca dei beni di provenienza illecita o sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati (già art. 14 legge n.646/1982).
Dopo le stragi del 1992, il decreto legge n.306/1992, convertito dalla legge n.356/1992, rafforzò gli strumenti processuali e investigativi, la specializzazione degli organi antimafia e le misure patrimoniali.
L’autonomia delle misure patrimoniali e il Codice antimafia
Tra il 2008 e il 2009 le misure patrimoniali furono rese autonome da quelle personali. La confisca può quindi essere disposta anche quando non risulti attuale la pericolosità personale, purché essa sia accertata con riferimento al momento dell’acquisizione dei beni. La legge n.136/2010 ha delegato il Governo ad adottare un Codice cosiddetto “delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”, coordinando la normativa penale, processuale, amministrativa e patrimoniale e disciplinando organicamente l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (art. 1 legge n.136/2010).
Il DLgs. n.159/2011 ha così riunito la disciplina delle misure di prevenzione, del sequestro, della confisca e della gestione dei patrimoni.
Il potenziamento dell’Anbsc e le riforme più recenti
La legge n.161 del 2017 ha rafforzato il ruolo dell’Anbsc, attribuendole compiti di acquisizione dei flussi informativi, verifica dello stato e dell’utilizzo dei beni, programmazione della destinazione e monitoraggio delle criticità (art. 29 legge n. 161/2017).
L’intervento più recente è contenuto nell’art. 7 del decreto legge n.48/2025, che ha anticipato alla fase della gestione le verifiche tecnico-urbanistiche sugli immobili, previsto la demolizione degli abusi insanabili e introdotto controlli periodici sulle concrete prospettive di prosecuzione delle aziende sequestrate. La disposizione consente, inoltre, la cancellazione dal registro delle imprese delle aziende prive di prospettive operative e stabilisce limiti alla permanenza nell’impresa confiscata di soggetti legati al destinatario della confisca o condannati per associazione mafiosa (art. 7).
Il concorso esterno e il bilancio dell’evoluzione normativa
Di particolare interesse sono, poi, gli orientamenti giurisprudenziali legati alla figura del concorso esterno in associazione mafiosa, tesi a contrastare i legami tra le consorterie criminali e il tessuto imprenditoriale in Italia, e non solo (fenomeno della trasnazionalità).
Nel complesso, la disciplina è passata dalla tipizzazione dell’associazione mafiosa all’aggressione dei patrimoni, al controllo delle attività economiche e alla loro possibile restituzione alla collettività. Per questa ragione, nelle statistiche del settore il numero dei procedimenti, dei sequestri e delle confische misura anche l’intensità dell’intervento pubblico, mentre la destinazione effettiva e il riutilizzo dei beni rappresentano gli indicatori più avanzati della capacità dello Stato di trasformare la risposta antimafia in valore sociale.
La criminalità organizzata: i principali dati statistici dell’attività della Dia
I dati contenuti nella Relazione semestrale al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia – riferita al primo e al secondo semestre del 2024 pubblicata nello scorso 27 maggio 2025 – costituiscono un faro dell’analisi statistica relativa al noto fenomeno della presenza e operatività della criminalità organizzata in Italia.
La Relazione descrive un’attività di contrasto articolata su più piani: prevenzione patrimoniale, indagini di polizia giudiziaria, controlli sugli appalti pubblici, monitoraggi nei cantieri, verifiche sulle imprese e analisi dei flussi finanziari. Segnatamente, la relazione evidenzia una presenza criminale caratterizzata dalla capacità di operare in ambiti diversi, con particolare frequenza nei settori degli stupefacenti, delle estorsioni, dell’usura, delle frodi fiscali, del riciclaggio, dell’infiltrazione economica e del condizionamento delle attività imprenditoriali.
Sequestri e confische: i valori patrimoniali per matrice criminale
Sul piano patrimoniale, nel corso del 2024 sono stati eseguiti sequestri per un valore complessivo di circa 93,45 milioni di euro. Le confische hanno invece raggiunto un valore complessivo di circa 160 milioni di euro. Il dato relativo alle confische è significativamente superiore a quello dei sequestri e riflette l’esecuzione di provvedimenti riferiti anche ad attività investigative e procedimenti avviati negli anni precedenti.
La distribuzione dei sequestri secondo la matrice criminale evidenzia una prevalenza dei patrimoni riconducibili alla criminalità campana, per un valore di circa 56,7 milioni di euro. Seguono la criminalità calabrese, con circa 15,9 milioni di euro, la criminalità pugliese e lucana, con circa 13 milioni, la criminalità siciliana, con circa 6 milioni, e altre organizzazioni criminali, con circa 1,8 milioni.
Per quanto riguarda le confische, il valore più elevato riguarda i patrimoni riferiti alla criminalità siciliana, pari a circa 104 milioni di euro. La criminalità campana registra confische per circa 30,9 milioni di euro, le altre organizzazioni criminali per circa 14,6 milioni, la criminalità calabrese per circa 8,2 milioni e la criminalità pugliese e lucana per circa 2,2 milioni.
La relazione mostra, quindi, una rilevante attività di sottrazione di patrimoni costituiti da immobili, terreni, aziende, quote societarie, autovetture, rapporti bancari, disponibilità finanziarie e attività commerciali. La presenza di società e compendi aziendali tra i beni sottoposti a sequestro o confisca costituisce uno degli elementi quantitativi più ricorrenti nella rilevazione della Dia.
I provvedimenti restrittivi e le attività investigative
L’attività della Dia nel 2024 ha prodotto 53 attività concluse e 309 provvedimenti restrittivi della libertà personale. Di questi, 52 sono stati eseguiti nel primo semestre e 257 nel secondo semestre. La differenza tra i due periodi è rilevante: il secondo semestre concentra oltre l’83 per cento dei provvedimenti restrittivi complessivamente eseguiti nell’anno.
Le attività investigative hanno riguardato, tra gli altri, il traffico nazionale e internazionale di stupefacenti, le associazioni di tipo mafioso, le estorsioni, l’usura, il riciclaggio, l’autoriciclaggio, la bancarotta, le frodi fiscali, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la turbativa delle gare pubbliche, l’indebita percezione di erogazioni pubbliche e l’intestazione fittizia di beni.
I provvedimenti interdittivi antimafia delle Prefetture
Un altro settore rilevante è quello della prevenzione amministrativa. Nel 2024 le Prefetture hanno emesso complessivamente 764 provvedimenti interdittivi antimafia, con un incremento del 13,19% rispetto ai 675 provvedimenti del 2023.
La Campania registra il numero più elevato, con 241 provvedimenti. Seguono la Sicilia con 116, l’Emilia-Romagna con 109, la Lombardia con 67, la Calabria con 60, e il Lazio con 56. Gli altri dati regionali sono i seguenti: Puglia 25 provvedimenti, Piemonte 23, Toscana 22, Basilicata 16, Molise 8, Veneto 8, Umbria 5, Liguria 4, Friuli-Venezia Giulia 2, Valle d’Aosta 1, Marche 1 e Sardegna, Trentino-Alto Adige e Abruzzo nessun provvedimento indicato nella tabella annuale.
La distribuzione territoriale evidenzia che il fenomeno non riguarda esclusivamente le aree tradizionalmente associate alla criminalità mafiosa. Un numero consistente di provvedimenti interessa infatti regioni del Centro-Nord caratterizzate da elevata attività produttiva, investimenti infrastrutturali, presenza di grandi opere, cantieri, logistica, trasporti, edilizia, ristorazione e gestione dei rifiuti.
Le richieste alla Banca dati nazionale antimafia
Nel corso del 2024 la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia ha registrato 697.006 richieste di verifica, rispetto alle 681.178 del 2023. L’incremento complessivo è stato quindi pari al 2,32%.
A livello territoriale, il Nord ha registrato 299.327 richieste (-0,51%), il Centro 173.065 (+2,64%) e il Sud 224.614 (+6,10%).
La Lombardia è la regione con il maggior numero di richieste, pari a 101.685. Seguono la Campania con 74.170, il Lazio con 63.106, l’Emilia-Romagna con 61.676, e la Sicilia con 61.425. Le cinque regioni, complessivamente, rappresentano più della metà delle richieste registrate a livello nazionale.
Delle 338.027 istruttorie chiuse nel corso del 2024, 337.161 si sono concluse con esito negativo, mentre 866 hanno avuto esito positivo. L’incidenza delle istruttorie positive sul totale delle istruttorie chiuse è stata pari allo 0,0256%. In termini assoluti, ciò significa che ogni 1.000 istruttorie chiuse, circa 2,5 hanno evidenziato elementi tali da determinare un esito positivo.
I controlli collegati al Pnrr
Un capitolo specifico riguarda i controlli connessi all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le richieste di verifica antimafia relative al Pnrr sono aumentate da 24.953 nel 2023 a 33.180 nel 2024, con una crescita del 32,97%.
L’aumento più consistente si registra nel Nord, dove le richieste sono passate da 8.797 a 13.663 (+55,31%). Nel Centro sono cresciute da 6.483 a 8.464 (+30,56%), e nel Sud sono passate da 9.673 a 11.053 (+14,27%).
Tra le singole regioni, l’incremento più elevato riguarda il Trentino-Alto Adige, passato da 438 a 1.175 richieste (+168,26%). Seguono la Sardegna, con un incremento del 68,23%, la Lombardia con il 64,28%, il Friuli-Venezia Giulia con il 67,25%, e l’Emilia-Romagna con il 25,55%.
Nel 2024 risultano chiuse 11.982 istruttorie Pnrr. Di queste, 11.861 hanno avuto esito negativo e 31 esito positivo. L’incidenza delle istruttorie positive è stata pari allo 0,0261%.
La relazione registra, inoltre, 200 accessi ai cantieri, più del doppio rispetto ai 91 effettuati nel 2023. Nel corso di tali attività sono state controllate 4.364 persone fisiche, 1.157 imprese e 2.345 mezzi d’opera.
In particolare, gli accessi hanno riguardato 53 cantieri collegati al Pnrr, con il controllo di 668 persone, 231 imprese e 408 mezzi. Per le opere connesse ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 sono stati effettuati 9 accessi, con il controllo di 259 persone, 68 imprese e 125 mezzi d’opera.
I dati relativi ai cantieri evidenziano l’ampliamento dei controlli dalla fase di verifica delle imprese alla fase di esecuzione concreta dei lavori. Le verifiche hanno riguardato la presenza delle persone, le imprese operative, i mezzi utilizzati e la documentazione relativa ai rapporti tra stazioni appaltanti, appaltatori, subappaltatori e subcontraenti.
L’analisi dei flussi finanziari e il bilancio complessivo
Una parte rilevante della relazione riguarda l’analisi dei flussi finanziari. Nel 2024 l’Unità di informazione finanziaria ha trasmesso alla Dia 140.695 segnalazioni di operazioni sospette. Le segnalazioni analizzate dalla Dia sono state 154.173, comprendendo anche quelle collegate a segnalazioni già esaminate. Le posizioni complessivamente analizzate hanno riguardato 1.598.716 persone fisiche e giuridiche. Delle segnalazioni esaminate, 50.006 sono state evidenziate alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo in quanto considerate potenzialmente collegate a fenomeni di criminalità organizzata.
Nel complesso, i dati raccolti dalla Dia descrivono un’attività di contrasto caratterizzata da quattro elementi quantitativi principali: l’incremento delle confische e dei provvedimenti interdittivi, l’aumento dei controlli negli appalti e nei cantieri, la crescita delle verifiche collegate al Pnrr e l’ampiezza dei flussi finanziari sottoposti ad analisi.
La dimensione patrimoniale: sequestri, confische e beni in gestione
La sottrazione dei patrimoni illeciti rappresenta una componente centrale della strategia antimafia. La misura patrimoniale agisce sul rapporto tra criminalità e ricchezza, interrompendo il circuito di accumulazione, investimento e reinvestimento. In caso di impresa mafiosa, l’oggetto dell’ablazione può comprendere il patrimonio aziendale nel suo complesso quando non sia possibile distinguere con certezza l’attività lecita dal reimpiego dei profitti illeciti.
Al 31 dicembre 2025 l’Anbsc censiva 27.847 beni immobili già destinati. Di questi, 20.731, pari al 74,45%, erano stati trasferiti agli enti territoriali. Nel solo 2025 sono stati destinati 3.639 beni immobili: 608 mantenuti al patrimonio dello Stato, 2.070 trasferiti agli enti territoriali e 959 destinati alla vendita (fonte: Relazione Anbsc 2025).
La destinazione alla vendita deve essere interpretata con cautela. Dei 959 beni destinati alla vendita, 736, pari al 76,75%, risultavano collocati in questa categoria per comprovata impossibilità di destinazione secondo quanto riferito dall’Anbsc. In molti casi, la vendita è, dunque, l’esito di reiterati tentativi di assegnazione non riusciti, determinati da criticità edilizie, costi di manutenzione, collocazione periferica, frammentazione della proprietà, scarsa appetibilità o saturazione degli enti territoriali.
Il Dossier Viminale 2026
Il Dossier Viminale 2026 indica, per il periodo dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026, 37.576 beni sottratti alla criminalità organizzata e 22.127 beni restituiti alla collettività, per un valore complessivo superiore a 864 milioni di euro; il dossier attribuisce al solo 2025 oltre 8.000 beni restituiti e segnala 251 interventi di recupero, rifunzionalizzazione e valorizzazione per 270 milioni di euro. Le differenze rispetto ai dati dell’Anbsc dipendono dalle diverse date di riferimento e dai diversi criteri di aggregazione; i numeri non devono essere sommati senza un preventivo allineamento metodologico.
Estorsione e usura come indici di operatività dell’organizzazioni criminali
Per un attento monitoraggio dell’operato delle consorterie criminali in Italia, risulta cruciale l’analisi dei dati relativi alla commissione dei delitti di estorsione e usura, che da sempre sono i mezzi di controllo del territorio da parte del crimine organizzato. Tuttavia, estorsione e usura costituiscono una dimensione particolarmente difficile da misurare, perché il dato amministrativo registra soprattutto le vittime che riescono a denunciare e accedere agli strumenti di tutela. Nel 2025 sono state inserite nella piattaforma STEP 262 istanze: 178 relative all’estorsione e 84 all’usura (fonte: Relazione annuale del Commissario straordinario antiracket e antiusura 2025).
Rispetto al 2024, le istanze di usura sono diminuite da 109 a 84 (-23%), mentre quelle di estorsione sono passate da 187 a 178 (-4%). La diminuzione non dimostra una riduzione del fenomeno. La relazione segnala, infatti, che paura di ritorsioni, vergogna, isolamento, scarsa conoscenza degli strumenti di tutela e normalizzazione delle condotte illecite possono ostacolare la denuncia.
La distribuzione territoriale delle richieste di aiuto
La distribuzione territoriale evidenzia la prevalenza delle regioni meridionali. Nel 2025 Campania e Puglia hanno registrato rispettivamente 72 e 54 istanze complessive; la Sicilia 40 e la Calabria 21. La Prefettura di Napoli ha ricevuto 61 istanze, con un incremento di circa il 42% rispetto al 2024. Il 74% delle istanze provinciali è stato presentato tramite associazioni o fondazioni.
Il sostegno del Comitato di solidarietà e i dati Consap
Nel 2025 il Comitato di solidarietà ha deliberato 15.128.229,57 euro, di cui 13.080.291,71 euro per elargizioni e 2.047.937,86 euro per mutui. Sono state definite 576 istanze: 269 di mutuo, di cui 23 accolte e 246 rigettate, e 307 di elargizione, di cui 140 accolte e 167 rigettate.
I dati Consap mostrano inoltre la difficoltà di trasformare il sostegno economico in reinserimento stabile nell’economia legale. Nel 2025 sono stati stipulati 22 contratti di mutuo per complessivi 4.176.953,69 euro e sono stati disposti 479 mandati di pagamento per 2.757.247,30 euro. Nel periodo complessivo preso in considerazione, il rapporto tra rate inevase e rate scadute è indicato in circa l’84%, con rate inevase pari a circa 107,4 milioni di euro (fonte: Relazione annuale del Commissario straordinario antiracket e antiusura 2025, allegato Consap).
La difficoltà di rimborso segnala che la protezione patrimoniale deve essere accompagnata da tutoraggio, consulenza, accesso al credito legale e sostegno gestionale. La dimensione economica della criminalità organizzata non si esaurisce nell’atto estorsivo o usurario, ma comprende la capacità di sfruttare l’indebitamento, la vulnerabilità finanziaria e la dipendenza dell’impresa dai circuiti illegali.

