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Caso ILVA: il diritto alla salute torna a essere assolutamente prevalente?

di
Francesco Giulio Cuttaia

Il decreto di stop e la richiesta di sospensione di ILVA

Con l’ordinanza del 9 settembre scorso, la Corte d’Appello di Milano si è pronunciata sulla richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto del 9 luglio 2026, n.425, che la medesima Corte aveva emesso, imponendo il fermo dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento dell’ILVA di Taranto e rendendo di fatto inefficace la continuità produttiva di quest’ultimo, che era stata garantita dalla legge n.8/2026, emanata in conversione del decreto legge n.180/2025.

L’istanza di sospensione, proposta da società ILVA e Acciaierie d’Italia, era motivata dalla circostanza che, avendo esse presentato a suo tempo un ricorso straordinario in Cassazione contro il suddetto decreto, si sarebbe dovuto quantomeno attendere la decisione finale della suprema Corte – nonostante i previsti tempi lunghi – onde evitare gravi e irreparabili danni che sarebbero potuti derivare dallo stop all’attività produttiva entro i 90 giorni che erano stati prescritti.

Corte d’Appello: la tutela della salute prevalga sull’attività d’impresa 

La Corte d’Appello di Milano, sia nell’adottare il proprio decreto inibitorio che nel rigettare l’istanza di sospensione di quest’ultimo – pur richiamando il bilanciamento degli interessi costituzionali – ha affermato che, date le circostanze, la tutela della salute sia da ritenere prevalente rispetto ad altri diritti costituzionalmente tutelati, e segnatamente a quello dell’esercizio dell’attività di impresa.

In particolare, i giudici milanesi si sono detti convinti del fatto che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle emissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».

Cassazione: udienza fissata al 20 ottobre e licenziamenti sospesi

In tale contesto, stante l’imminenza della chiusura dell’area a caldo e mentre il Governo si riuniva con i rappresentanti delle autonomie territoriali interessate e le organizzazioni sindacali degli imprenditori e dei lavoratori per affrontare l’emergenza (soprattutto in relazione agli esuberi che erano stati preannunciati), appare significativa la decisione assunta dalle Sezioni unite della Cassazione di calendarizzare al 20 ottobre prossimo l’udienza che dovrà definire l’esito finale del ricorso straordinario contro il decreto di stop emanato dalla Corte d’Appello di Milano il 9 luglio scorso.

L’iniziativa della Cassazione ha avuto l’effetto di indurre le imprese a sospendere i preannunciati licenziamenti (che interessavano circa 2.500 lavoratori).

Tutela dei lavoratori e reindustrializzazione: le prossime tappe

Nel frattempo, Governo, Enti territoriali e parti sociali dovranno cercare di individuare, da un lato, adeguate forme di tutela dei lavoratori a rischio e, dall’altro, idonee soluzioni per avviare un processo di reindustrializzazione dell’area interessata.

La decisione finale che la Cassazione dovrà assumere darà la misura di come la giurisprudenza, al suo più elevato livello, sia orientata a porre in rilievo la tutela della salute rispetto alla protezione degli altri diritti costituzionalmente rilevanti.

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