Intervista

Saverio Romano: “Per il Sud un Piano Marshall di infrastrutture, e turismo”

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Un autentico piano Marshall di infrastrutture e un turismo moderno, servito da piattaforme digitali, destagionalizzato, sono due degli ingredienti per togliere il Sud dalla marginalizzazione. Lo sostiene Saverio Romano, secondo il quale non è un segnale beneaugurante che nel contratto di governo non vi sia un capitolo Mezzogiorno. Avvocato, politico siciliano di prim’ordine, Ministro dell’Agricoltura nel quarto governo Berlusconi, Saverio Romano è il nuovo responsabile del Dipartimento Mezzogiorno dell’Eurispes. Fra i suoi libri, “Democrazia apparente” curato da Alfonso Lo Sardo.

Nel contratto di governo 5Stelle-Lega non c’è un capitolo dedicato al Mezzogiorno. Un bene, un male?
«Il fatto che il contratto di governo siglato da Lega e M5S non preveda un piano particolareggiato sul Mezzogiorno con delle proposte concrete per il suo sviluppo non è sicuramente un segnale beneaugurante. Ma io non voglio esprimere nessun giudizio preventivo sulle azioni che questo governo porrà in essere per restituire al Sud del Paese opportunità, crescita e lavoro. Esiste un gap gigantesco tra le due Italie, quella del Centro-Nord e quella meridionale. Servono fatti, progetti risorse, idee e uomini in grado di realizzarle».

Il tasso di disoccupazione del Sud (19,4 per cento) è quasi tre volte quello del Nord (6,9). C’è un modo per ridurlo? Un sistema di “gabbie salariali” avrebbe qualche effetto, o nei fatti già esiste?
«Non credo che le gabbie salariali possano avere una loro efficacia, ancor di più oggi. Il dramma della disoccupazione al Sud, in particolare quella femminile e giovanile, è connesso al tema degli investimenti e della formazione professionale. Va sostenuta l’innovazione e la ricerca ma anche la formazione in grado di creare profili occupazionali richiesti dalle aziende. Il Sud non può tradire le sue vocazioni territoriali che sono legate al turismo, alla fruizione del sistema monumentale e archeologico, a servizi innovativi e moderni, all’artigianato di qualità, all’enogastronomia e all’agricoltura biologica. Si punti su questi settori, che possono decollare solo realizzando le opportune infrastrutture».

Ma i fondi europei vengono impiegati con forte ritardo e spesso non per ridurre il divario infrastrutturale.
«
Il mancato impiego dei fondi europei da parte delle Amministrazioni delle regioni del Sud è uno scempio che grida vendetta. Non è vero che tutti i governi che si sono succeduti hanno le stesse responsabilità e basta verificare i numeri. Detto questo rimane il fatto che l’unico meccanismo possibile per incentivare la spesa dei fondi è quello degli incentivi, quello premiale da una parte, e parallelamente quello di sanzioni per i dirigenti che non raggiungono gli obiettivi prefissati. Non riuscire a spendere le risorse comunitarie, in territori che hanno problemi gravissimi, è un crimine».

Il guaio del Mezzogiorno deriva anche da tante piccole e medie aziende, un po’ troppo isolate?
«Il tessuto economico e imprenditoriale del Paese è fatto di piccole e medie imprese nella stragrande maggioranza dei casi. Questa è stata una ricchezza per il sistema Paese che ha potuto contare sulla condivisione del know how sui vantaggi del modello familiare delle aziende. Un tipo di imprenditorialità che è stata oggetto di studi e presa a modello in tanti altri Paesi.  Certo, un loro errore è stato quello di non fare rete con altri partner per rafforzarsi sui mercati».

La malavita organizzata, un’altra palla al piede.
«La pervasività della criminalità organizzata nella vita economica e sociale di intere aree del Mezzogiorno è uno degli elementi principali del suo sottosviluppo. Le principali organizzazioni criminali sono, è vero, delle multinazionali che agiscono sui mercati internazionali, ma mantengono al Sud il controllo del territorio e condizionano in modo nefasto le dinamiche dell’economia di mercato. Le attività di repressione e di prevenzione che hanno contraddistinto la lotta alle mafie hanno dato importanti risultati e non dobbiamo dimenticarlo, e molto è stato fatto nelle operazioni contro i patrimoni mafiosi. Occorre perseverare in questa direzione».

Il costo del credito è doppio che nel resto del Paese. Bisogna ricostituire un sistema di banche meridionali per poterlo abbassare?
«Il costo del credito è legato a parametri restrittivi, legati al territorio. Sono contrario al fenomeno delle banche meridionali che in parte abbiamo già sperimentato e con risultati non felici. Sono invece favorevole alle banche che conoscono il territorio e gli imprenditori che in esso rischiano e investono. Va premiato il coraggio, i piani di investimento, le idee, la progettualità dei tanti giovani che scommettono su se stessi e che si scontrano ogni giorno con un sistema fiscale e burocratico che li ostacola e che cerca di farli desistere».

Su 263 regioni europee, classificate secondo l’indice di produzione regionale, la Sicilia occupa il posto n.237, la Calabria il 235, la Puglia il 233, Sardegna e Campania il 228. Come si fa a convincere un investitore straniero a venire qui, e come fermarlo se se ne vuole andare?
«Incentivi per gli investitori stranieri possono essere individuati con facilità. Solitamente, chi non vuole investire nel nostro Paese lamenta la legislazione penalizzante e oppressiva, il sistema fiscale poco semplice e la presenza della criminalità organizzata. Serve intervenire in questi tre ambiti».

Può essere un’idea vincente un turismo moderno, organizzato e non solo estivo, ma destagionalizzato?
«Si registra negli ultimi anni un aumento dei flussi turistici nelle Regioni del Sud Italia e questo grazie alla offerta variegata che è stata proposta. Esistono diverse tipologie di turismo: religioso, culturale, artistico-monumentale, paesaggistico-ambientale, enogastronomico, ecc. Un sistema turistico al passo con i tempi e che vuole vivere tutto l’anno deve destagionalizzarsi e programmare con anticipo eventi e manifestazioni attraverso piattaforme digitali in grado di interloquire con una utenza mondiale sempre più esigente. Le Regioni dovranno fare la loro parte, garantendo i servizi, ma la vera zavorra è rappresentata dai collegamenti da Terzo Mondo».

A Bagnoregio (VT) il sindaco, grazie al ticket sul ponte per Civita, ha potuto tagliare le tasse e creare nuovi servizi ai cittadini. In Sicilia, al contrario, per mancanza di custodi, musei e siti archeologici rischiano la chiusura nei giorni festivi. Un paradosso?
«È semplicemente assurda la chiusura dei siti turistici nei giorni festivi. Nel rispetto dei diritti dei lavoratori del comparto, vanno individuate delle soluzioni che garantiscano una turnazione intelligente del personale e una fruizione sette giorni su sette dei siti turistici».

Si può puntare sul turismo senza tutelare il paesaggio?
«L’unico modello di sviluppo che lo Stato, per gli aspetti che gli competono, può governare e incoraggiare è quello eco-sostenibile: salvaguardia dell’ambiente, tutela del paesaggio, valorizzazione delle ricchezze del territorio, da quelle enogastronomiche a quelle manifatturiere, creazione di varie tipologie di turismo sulla base della domanda, formazione e specializzazione delle figure lavorative legate al comparto turistico, sono tutti ingredienti indispensabili affinché il turismo possa diventare forza trainante della crescita economica e occupazionale nel Meridione».

Ha ancora un senso l’idea del Ponte sullo Stretto?
«Io ritengo che in molti altri Paesi occidentali, in condizioni analoghe, il Ponte sarebbe stato costruito, anche perché le ingenti spese che sono state sostenute sino ad ora non sono servite a nulla. Da noi, come spesso avviene, si paga il prezzo della strumentalizzazione politica. Ma dichiararsi pro o contro senza affrontare il tema decisivo delle infrastrutture e dei collegamenti al Sud è fuorviante. Occorre un grande piano infrastrutturale per il Mezzogiorno perché – come sostengo da anni – non può esistere alcuna forma di sviluppo di un qualsivoglia territorio in assenza di infrastrutture adeguate che garantiscano il trasporto delle merci e i collegamenti in modo rapido e sicuro».

Ha già pensato al tema della sua prima ricerca, come responsabile del Dipartimento Mezzogiorno dell’Eurispes?
«Le due direttrici principali delle mie proposte di ricerca sono disagio sociale e disuguaglianze da una parte, e infrastrutture materiali e immateriali dall’altra. Credo che vadano sviluppati degli studi per individuare delle proposte sul tema dell’esclusione sociale e del welfare. Esiste al Sud un disagio che è figlio della mancanza di lavoro e che non beneficia di interventi concreti sul fronte dell’assistenza. Per le infrastrutture occorre un vero e proprio Piano Marshall. Vanno capitalizzate le risorse e utilizzate in modo integrato per la realizzazione di collegamenti viari, ferroviari, marittimi e aerei in grado di ridurre il sostanziale isolamento che il Meridione subisce».

 

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