Società

Violante: “La democrazia costa fatica, la cura è la memoria”

148

La democrazia non si trova in natura: è un prodotto artificiale, frutto della ragione e del desiderio di libertà. Se non è curata, alimentata e potenziata, appare inevitabile la sua crisi di fronte all’apparente maggior efficacia del dispotismo». Così Luciano Violante nel suo libro dal titolo Democrazie senza memoria (Giulio Einaudi editore) in cui affronta con lucidità e disincanto la crisi dell’istituto democratico in un’epoca di grandi trasformazioni e lancia il suo appello: «È necessaria la memoria della democrazia, delle sconfitte e delle sue vittorie, dei suoi valori e delle sue difficoltà. Ed è necessario che questa memoria passi di generazione in generazione, altrimenti si resta prigionieri dei pregiudizi».

 

IMG_5929(1)

L’autore ci conduce in un viaggio affascinante nei meccanismi della democrazia, nelle sue trasformazioni odierne, paventando quello che non è più un rischio lontano ma molto vicino: l’avvento di regimi autoritari – spesso solo apparentemente democratici – persino nei paesi di lunga tradizione democratica. Stiamo vivendo un cambiamento epocale, segnato dalla crescita della globalizzazione e dalla digitalizzazione: crescono le diseguaglianze, le grandi migrazioni hanno messo in crisi il senso d’identità di milioni di persone, la sfiducia nelle élites esperte anima populismi e nazionalismi etnici. È necessaria una nuova cultura politica per sostenere la democrazia.  Occorre dunque la memoria, occorre ricordare perché la democrazia è un prodotto della volontà degli uomini.  Ed è necessario che, in Italia e in molti altri paesi occidentali, i partiti tornino alla società, si occupino della formazione delle classi dirigenti, costruiscano comunità politiche, difendano il primato della ragione.
Le democrazie hanno bisogno di luce: la democrazia muore nel buio, e a dirlo fu Bob Woodward, scopritore insieme a Carl Bernstein, dello scandalo Watergate che costrinse alle dimissioni il presidente Nixon. La libertà di stampa è connaturata con l’idea stessa di democrazia, con il suo pluralismo e con il rispetto dell’altro. Occorre poi far cadere il luogo comune per il quale la democrazia è la forma di governo più diffusa: oggi, secondo il Centro studi Freedom House, soltanto il 40% della popolazione mondiale vive in regimi stabilmente democratici, il 24% risiede in regimi semidemocratici, il 36% in regimi per nulla democratici. C’è in atto una crisi. Vengono messi in discussione la validità e la stessa efficacia dei princìpi democratici che avevano garantito pace, pluralismo, libertà di parola e di opinione, benessere diffuso.
I fattori che portarono al primato della democrazia si sono rovesciati nel loro contrario. La caduta del muro di Berlino ha avviato il crollo del muro sovietico; conseguentemente la democrazia occidentale si è rivestita dei propri allori e ha considerato se stessa come una ineluttabile certezza. Il capitalismo aveva segnato la più importante delle sue vittorie e l’intreccio fra capitalismo e democrazia appariva l’unico futuro auspicabile per l’umanità.  E solo un Stato effettivamente democratico può garantire un’armonia tra crescita capitalistica ed equità sociale: il capitalismo senza regole svuota la democrazia.
Ma, presto, il mercato e il capitalismo sono divenuti globali, mentre la democrazia è rimasta locale. Le generazioni successive alla Guerra fredda sono cresciute in tempi pienamente democratici, certe della insostituibilità della democrazia, ignorando le fatiche della sua costruzione e della sua manutenzione. È progressivamente venuta meno l’idea che i cittadini abbiano una propria specifica responsabilità nella costruzione e nel consolidamento della democrazia. La riduzione della politica a pura tecnica di governo ha prodotto disinteresse per i suoi valori: l’uguaglianza, l’intangibilità dei diritti fondamentali, il merito, la responsabilità per l’esercizio del potere politico. Il conflitto politico è diventato uno scontro diretto a sostituirsi ai governanti o a distruggerne la reputazione. L’importante è vincere, non governare. È il triste spettacolo del teatrino della politica con i suoi attacchi ad personam e gli slogan urlati. E tutto ciò porta il cittadino a ritenere che la democrazia sia questo. Nulla di più sbagliato.
Altro fattore penalizzante, oggi, il fatto che sulla democrazia grava un sovraccarico crescente di domande: eguaglianza sociale, sicurezza, istruzione di massa, assistenza pensionistica e sanitaria, casa, lavoro. Le aspettative aumentano ma le risorse sono esigue e non tutte possono essere accettate. Da qui, la disillusione e la frustrazione. I nemici alle porte della democrazia? I nazionalismi e i populismi, le false notizie e la disinformazione organizzata, l’assenza di divisione dei poteri in uno Stato. Ma, soprattutto, la scarsa memoria sulla immane fatica e sui grandi sacrifici che la conquista della democrazia ha richiesto ai nostri padri.

Ultime notizie
Politica

Migranti, Arci: «Calpestati i diritti: il Pd ha alzato la palla a Salvini»

Migranti e Decreto Sicurezza: Filippo Miraglia, responsabile per l’immigrazione dell’Arci: «Stiamo calpestando decenni di conquiste della democrazia. Ci vorranno tanti anni per uscirne fuori»
di Corrado Giustiniani
Gioco

Gioco legale in Puglia. Si apre la fase di riflessione

Il 27 ottobre scorso a Bari, l’Eurispes ha presentato il rapporto Gioco legale e dipendenze in Puglia, realizzato nel quadro delle attività...
di Chiara Sambaldi e Andrea Strata
Politica

L’offerta politica nella postmodernità liquida. La visione M5S del grappolo

In uno dei primi passi di quel lento pensiero lungo che è Modernità Liquida, il grande sociologo Zygmunt Bauman afferma: «alcuni degli...
di Alberto Mattiacci
Informazione

Fake news, quando a “barare” era il Vaticano. Lo studio

Fake news e informazione manipolata nella storia della Chiesa. Alessandro Corvisieri compie una vera e propria analisi filologica dei testi di Ludwing Von Pastor scritti alla fine del 1800, su commissione di Papa Leone XIII
di Diego Sambucini
Immigrazione

Immigrazione, centri d’accoglienza “decapitati” dai nuovi bandi

Una scelta improntata esclusivamente al drastico taglio dei fondi, con la conseguenza di determinare un peggioramento delle condizioni di accoglienza per i richiedenti asilo. Il quadro tracciato da In Migrazione nell’analizzare i nuovi bandi di gara
di Marco Omizzolo
Recensioni

Governo Lega-M5S. Miseria e nobiltà dello strumento “contratto”

Lega e M5S legati da un “contratto di Governo”. La politica e il contratto. Nel saggio di Fabrizio Di Marzio, La politica e il contratto, la ricchezza, i limiti, la miseria e la nobiltà dello strumento contrattuale che oggi domina in tutti i campi.
di Alfonso Lo Sardo
Intervista

Democrazia in crisi, Lazar: “Più Balotelli per rinnovare la politica”

Nel processo di ripensamento del capitalismo, abbiamo dimenticato il ruolo dei sindacati e dei corpi intermedi. Il politicolo Marc Lazar ha affrontato il tema inquadrandolo nella difficile partita di un’Europa che si prepara al voto
di Massimiliano Cannata
Europa

Europa e diritto d’autore. Copy (and Paste) right. Con chi stiamo?

Il Parlamento Europeo approva la direttiva “Il diritto d’autore nel mercato unico digitale”. L’approvazione della Direttiva Ue è piombata sul Vecchio Continente come un meteorite: un gran polverone e tutti lì a correre e strillare
di Alberto Mattiacci
Attualità

Eccidio Fosse Ardeatine, ecco il prototipo che ricostruisce le stragi

Un archivio virtuale con documenti inediti, oggetti e reperti sull’eccidio delle Fosse Ardeatine. Si chiama ViBiA la piattaforma che ha permesso di ricostruire nel dettaglio le 48 ore precedenti la strage del 24 marzo 1944
di Diego Sambucini
Informazione

Da “sapiens” a “stupidus”: l’uomo digitale verso la barbarie

L'uomo a rischio autismo digitale, da “sapiens” sta diventando “stupidus”. Lo scrive Vittorino Andreoli, uno dei più noti psichiatri italiani, nel suo ultimo saggio Homo Stupidus Stupidus. "Si va verso la barbarie"
di Massimiliano Cannata