Società

Social media come le slot machine. L’attesa di un like è come quella di una vincita in denaro

299

Social media e gioco d’azzardo: alcune ricerche dimostrano che il meccanismo di dipendenza è simile, grazie a veri e propri “trucchi” psicologici che alimentano il cosiddetto “loop ludico”.
Di quante dipendenze soffriamo? E quanto ne siamo consapevoli? Sono queste le domande che si impongono dopo avere letto i recenti studi che assimilano la dipendenza da gioco d’azzardo all’uso giornaliero che ognuno di noi fa dei social media. Certo, se si considera il tempo, le energie, l’entusiasmo che spendiamo nella frequentazione di Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, Messenger e tanti altri, allora il sospetto di soffrire di una dipendenza ci assale; e non serve crearsi l’alibi del “così fan tutti” o della pervasività di queste bacheche infernali nelle nostre vite, soprattutto se si tiene conto che i cellulari e i tablet li abbiamo sempre a portata di mano e di clic, in tutti i momenti della giornata.
Ma procediamo con ordine. Studi qualificati sostengono che i social network utilizzano gli stessi meccanismi psicologici che presiedono le attività proprie del gioco d’azzardo: dalle slot machine, ai Gratta e vinci, alle lotterie. In un reportage, il quotidiano britannico The Guardian, ha consultato diversi autorevoli psicologi, raccogliendone i pareri scientifici e i risultati dei test che dimostrano come i trucchi psicologici usati da chi alimenta, per mestiere, il desiderio del gioco d’azzardo, siano gli stessi di quelli adoperati dai grandi gruppi della Silicon Valley per tenere incollati quanti più utenti sui social. E si fa riferimento, in queste ricerche, alla sindrome di astinenza psicologica che colpirebbe gli utenti del web come gli habituè del gioco d’azzardo. Ma vediamo quali sono questi trucchi. Su tutti prevale il meccanismo del cosiddetto “loop ludico”: una serie continua di cicli di incertezza/anticipazione e feedback/ricompensa. Alla stessa stregua della slot machine dove, tirando una leva, mettiamo in moto il meccanismo della vincita o della perdita immediata, nei social media il controllo e l’aggiornamento costante delle notizie che ci riguardano, i like su un nostro post, nuove foto dei nostri amici e followers da apprezzare e commentare, rappresentano quelle gratificazioni che è possibile assimilare ad una eventuale vincita in danaro. In questo modo, il controllo degli aggiornamenti sui nostri social media ci costringe a controllare il desktop senza soluzione di continuità.
Il fenomeno non può che creare preoccupazione perché ogni dipendenza, al di là delle risorse che sfrutta e dissipa – tempo, danaro, attenzione – crea malesseri e sofferenze, con un costo sociale che va comunque considerato: depressione, ansia, stress, senso di alienazione. Sono le patologie nuove legate ai videogiochi e alla dipendenza da smartphone. Il giocatore d’azzardo soffre se non può giocare, puntare, fare la sua scommessa, attendere l’esito della vincita o della perdita. Chi ha sviluppato una dipendenza dai social media e dal web deve rimanere sempre connesso per non cadere nella “disconnection anxiety”, così viene definita la sensazione di vuoto e di preoccupazione causata dal rimanere fuori dal web, non fosse altro che per la mancata condivisione di contenuti con altri, della curiosità insoddisfatta, del sentirsi esclusi da una comunità sebbene virtuale. Da qui, il controllo continuo del cellulare, in media ogni sei minuti e mezzo. Una vera e propria dipendenza, magari non clinica ma psicologica, da compulsione, con rischi per la capacità di potersi relazionare con gli altri al di là di uno schermo. A questo occorre aggiungere anche l’allarme che è stato lanciato da diverse organizzazioni no profit internazionali sul fatto che i grandi gruppi del web possano manipolare ed esercitare pressioni psicologiche sugli utenti. Ma non dipenderà tutto questo dalla grande quantità di tempo che dedichiamo ai social media? E gli italiani quante ore passano sulle bacheche dei loro profili? In media, sei ore e quattro minuti al giorno. Lo rivela il Rapporto della Global Digital 2019 sul tempo trascorso in navigazione Internet e secondo il quale il paese in cui si “smanetta” di più sul web è quello delle Filippine, il secondo è il Brasile e il terzo la Thailandia. L’Italia si trova al ventiduesimo posto, dopo Hong Kong e prima della Polonia. Secondo questa ricerca, i filippini trascorrono una media di 10 ore 2 minuti al giorno, i brasiliani 9 ore e 29 minuti, i thailandesi 9 ore e 11 minuti, per una media mondiale che si attesta sulle 6 ore e 42 minuti. All’ultimo posto il Giappone, con una media giornaliera di 3 ore e 45 minuti. Inutile precisare che la gran parte del tempo delle nostre navigazioni online è dedicata ai social network: oltre il 45% degli utenti Internet ha almeno un account. La classifica dei siti più visitati vede, a livello mondiale, Google e Youtube nelle prime due posizioni, seguiti ‒ manco a dirlo ‒ da Facebook. C’è anche chi si chiede se tutto questo tempo speso sulla Rete debba preoccupare, e se possa avere effetti negativi sul lavoro, sulla produttività oltre che sulle nostre relazioni pubbliche, su quelle affettivo-sentimentali, amicali. Per alcuni studiosi l’incremento di ore trascorse davanti ad uno schermo dipende dalla progressiva digitalizzazione del lavoro e dalla ingerenza del web in quasi tutti gli aspetti della nostra vita odierna. Senza considerare che molti nuovi lavori e professioni si svolgono quasi esclusivamente su Internet. Ma, in ogni caso, di dipendenza si tratta e su questo non ci sono dubbi. Ed è una dipendenza, la nostra, che le multinazionali del web cercano di incentivare e di accrescere in ogni modo perché dal tempo della nostra permanenza sulle loro piattaforme dipendono i loro introiti pubblicitari. Ecco dunque il motivo delle finestre che si aprono in continuazione sullo schermo, per attirare la nostra attenzione in modo sempre più originale, senza considerare il proliferare delle notifiche sui nostri accessi e sulla nostra presenza in connessione, o i messaggi e le vibrazioni dello smartphone che ci segnalano novità da apprendere al solo scopo di riportarci sulle app o sulle loro pagine web. Quali possono essere i rimedi? Innanzitutto, è utile avere consapevolezza del fenomeno, oltre che di un uso critico e intelligente del web e delle sue piattaforme social. Nessuna demonizzazione, sia chiaro, dei social media e di Internet, ma una riflessione su quella che si è trasformata da una necessità ad una abitudine e, come diceva Mark Twain, «l’abitudine nessun uomo può buttarla dalla finestra; se mai la si può sospingere giù per le scale, un gradino alla volta».

Ultime notizie
Giustizia

Indagine sul Processo Penale: Fara: “La giustizia sta peggio di 10 anni fa”

Cosa accade nelle aule giudiziare del nostro Paese. A distanza di 11 anni dal Primo Rapporto sul processo penale, esce il nuovo studio dell'Eurispes. Ecco cosa è cambiato.
di redazione
Giustizia

Giustizia, i temi “hot”. Avv. Tafuro: “Contro lo stop alla prescrizione astensione ad oltranza”

Il “dossier giustizia” agita la maggioranza giallo-rossa. Dal tema delle intercettazioni al nodo della prescrizione, passando per il riordino del Csm. Ne parliamo...
di Valentina Renzopaoli
Gioco

Alcol, droga, fumo, gioco. Sacchetti: “Il rischio dipendenza fa parte dell’uomo”

Dipendenze vecchie e nuove. I numeri crescono e anche le tipologie. Da cosa dipende? La sanità pubblica ha gli strumenti per affrontarle? Ne parliamo con Emilio Sacchetti, Presidente Eletto della Accademia Italiana di Scienze delle Dipendenze Comportamentali
di Alberto Baldazzi
Crescita

Summit Italia, America Latina e Caraibi. Ricceri: “Eco-compatibilità decisiva per la cooperazione internazionale”

L'Eurispes ha partecipato alla “IX Conferenza Italia, America Latina e Caraibi” che si è svolta il 9 e 10 ottobre al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
di Antonio De Chiara e Maria Grazia Melchionni
Diritti umani

Summit sui diritti umani a Dublino. Omizzolo: “Ho visto la bellezza di un mondo che non vuole soccombere”

Oltre cento difensori di diritti umani si sono dati appuntamento a Dublino dal 2 al 5 ottobre. Tra loro, Marco Omizzolo, ricercatore dell'Eurispes, eletto Human Rights Defender.
di Marco Omizzolo
Crescita

Sud: l’idea del Mezzogiorno va ripensata. “Combattere la rabbia figlia della frustrazione”

Sud e Futuro: il convegno organizzato dalla Fondazione Magna Grecia getta le basi per una rivoluzione culturale e politica. Il racconto del primo Annual International meeting che si è svolto a Palermo 4 al 6 ottobre, durante il quale è stato presentato il primo Rapporto sul futuro del Mezzogiorno.
di Alfonso Lo Sardo
Fisco

Web tax, Europa: imperdonabile ritardo. Milioni di euro non intercettati dall’erario e utenti che “pagano” con i propri dati

Il 13 dicembre 2018 il Parlamento europeo ha votato ed approvato due relazioni, con le quali viene chiesto all’Europa di introdurre un sistema comune di tassazione per i servizi digitali. L’Italia era stata la prima a muoversi su tale terreno, approvando già, nelle ultime due Leggi di Bilancio una sua web tax, successivamente rimasta solo sulla carta per mancanza dei decreti attuativi. L’analisi e le proposte dell’Osservatorio Eurispes sulle Politiche fiscali.
di Giovambattista Palumbo
Mezzogiorno

Il futuro del Sud. Molti possibili scenari: occorrerà sceglierne uno

Dal 4 al 6 ottobre si svolgerà a Mondello il I Annual International Meeting “Sud e Futuri” organizzato dalla Fondazione Magna Grecia. Parteciperanno oltre 50 protagonisti dell’economia, della cultura, dell’università, della magistratura, del giornalismo che si confronteranno su idee, progetti e proposte per il futuro del Sud.
di Alfonso Lo Sardo
Economia

La nuova frontiera delle criptovalute: rischio corto circuito tra aziende e autorità di controllo

Dal Petro alla Libra: i principali colossi dell’economia sarebbero in procinto di entrare prepotentemente nel mercato delle monete digitali. Ma l’idea di fondo di una vera e propria valuta alternativa, fondata esclusivamente sulla fiducia dei mercati e dei consumatori, anziché sul valore cogente imposto da leggi statali o sovranazionali, ancora non viene accettata dalle autorità bancarie e finanziarie.
di Andrea Strata e Michelangelo Principe
Economia

Stop contanti, nuove tasse non servono. “Ridurre le commissioni sui Pos”

Per incentivare l’uso di transazioni tracciabili occorre una chiara strategia di medio-lungo periodo, che porti anche ad un cambio culturale e all’implementazione della digitalizzazione dei cittadini e della PA. A tal fine, il primo punto su cui intervenire è senz’altro la riduzione delle commissioni sui Pos.
di Giovambattista Palumbo