Crescita

Stato e mercato: una contrapposizione non obbligata

La Banca Centrale Europea ha deciso di rilanciare alla grande il suo Quantitative easing nella speranza di far crescere l’inflazione al 2% e di far aumentare investimenti e crescita. Ha portato i tassi di interessi a meno 0,4% per i depositi effettuati dalle banche presso la Bce. L’intento è quello di dissuaderle dal ‘parcheggiare i soldi’ nei forzieri di Francoforte invece di indirizzarli verso l’economia reale.

Draghi ha annunciato anche nuovi crediti alle banche al tasso di meno 0,4%. per la durata di 4 anni In altre parole esse restituiranno meno di quanto hanno ottenuto. Si vuole portare inoltre da 60 a 80 miliardi di euro al mese l’ammontare per acquisti di obbligazioni pubbliche e private, suscitando in verità critiche per l’estensione ai bond societari.

Di fatto si intende continuare con la politica fallimentare finora attuata. Se ne aumenta le dimensioni e si continua a considerare il sistema bancario l’unico referente, ignorando che esso è più interessato a coprire i propri buchi di bilancio che a sostenere investimenti e imprese. I dati e i fatti degli anni passati sono rivelatori e inconfutabili. Non si tratta di un’opposizione preconcetta. Di ideologico c’è invece la fede cieca negli automatismi monetari e finanziari. Si sostiene che i tassi di interesse bassi e una liquidità crescente andrebbero automaticamente a finanziare gli investimenti.

È lo stesso atteggiamento ideologico imposto dalle economie dominanti del G20, quella americana, quella europea e quella giapponese. A Shanghai è stata presa la decisione di fare crescere gli interventi nelle infrastrutture sia in termini quantitativi sia qualitativi. Le Banche di Sviluppo regionali sono state perciò invitate a preparare progetti ambiziosi e di alta qualità anche per attrarre settori della finanza privata verso la concessione di prestiti di lungo termine. Al prossimo summit del G20 allo scopo dovrebbe essere creata una ‘alleanza globale di collegamento infrastrutturale’.

Gli intenti ci sembrano positivi anche se preoccupa la mancanza di attori capaci di realizzarli. Le banche centrali creano liquidità e si aspettano che “il mercato” la porti verso gli investimenti. Il G20 propone lo sviluppo infrastrutturale ma si aspetta che sia sempre “il mercato” a finanziarlo. Cosa succede se il ‘dio mercato’ non funziona secondo le aspettative, come è successo negli anni passati?

Il liberismo economico, l’ultima ideologia ottocentesca rimasta in vita e purtroppo tuttora egemone, invita a non intervenire, a lasciare che sia solo il mercato con le sue leggi a rilanciare la ripresa e a ristabilire un equilibrio virtuoso. Noi riteniamo che questa non sia la strada obbligata. Occorre un ‘different thinking’.

Gli esempi storici più vicini e simili a quelli dell’attuale crisi globale ci indicano strade e prospettive differenti e alternative.

Si pensi al ‘New Deal’ del presidente americano F. D. Roosevelt quando, per uscire dalla Grande Depressione del 1929-33, egli lanciò il vasto programma di investimenti infrastrutturali e di modernizzazione tecnologica. Dopo avere messo sotto controllo e neutralizzato la finanza speculativa, egli favorì la creazione di nuove linee di credito e nuovi bond del Tesoro per finanziare importanti progetti, utilizzando anche il veicolo delle istituzioni bancarie statali . Di fatto si trattava di uno dei primi esperimenti riusciti di Partenariato Pubblico Privato. Lo Stato era la guida, il finanziatore e la garanzia della continuità e della riuscita dei progetti mentre le imprese private, non solo quelle statali, erano impegnate nella loro realizzazione.

Oggi invece, nonostante quasi 8 anni di vani tentativi per portare l’economia e la finanza globale fuori dalle sabbie mobili della recessione, la parola Stato resta uno dei grandi tabù. Non si tratta di proporre un ritorno allo statalismo pervasivo ma di trovare soluzioni razionali. Se il mercato da solo non basta occorre che la politica di sviluppo e di crescita sia guidata dagli Stati. Del resto la programmazione economica e la pianificazione territoriale spettano allo Stato.

Nel mondo non c’è stato soltanto la pianificazione quinquennale dei Paesi socialisti, ma anche la ‘planification indicative’ di Charles De Gaulle e in Italia l’esperimento positivo dell’IRI nella ricostruzione del dopoguerra. In Francia l’economia dirigista, il piano di orientamento in lotta contro le inevitabili tendenze alla burocratizzazione, cercava di mettere insieme le varie componenti sociali ed economiche del Paese evitando che esse si neutralizzassero tra loro. Il ‘Commissariat au Plan’ doveva definire le priorità nazionali e, attraverso i momenti della concertazione, della decisione e della realizzazione, lavorare per creare un’armonia di interessi superando certe derive corporative.

Si pensi che negli stessi Stati Uniti, patria del liberismo economico imperante, certi settori delicati, come quello militare, sono ancora guidati dallo Stato ma con il contributo essenziale delle imprese private ad alta tecnologia.

In una economia sociale di mercato la collaborazione pubblico-privato dovrebbe essere una costante, un impegno per i governi e per gli stessi operatori privati.

(Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia, Paolo Raimondi, economista)

Ultime notizie
Economia

Terzo settore, al via il Master per formare i nuovi manager del Welfare

Partiranno a febbraio i colloqui di selezione per il Master di II Livello “Terzo Settore, Innovazione Sociale e Governance dei Sistemi Locali di...
di redazione
mauro ceruti
Cultura

Nel mondo interconnesso la fraternità può rifondare la geopolitica: a colloquio con Mauro Ceruti

A colloquio con Mauro Ceruti, professore ordinario di Logica e Filosofia della Scienza e direttore della PhD School for Communication Studies Università IULM di Milano.
di Massimiliano Cannata
mauro ceruti
Economia

Cantieri di legalità. PNRR, un banco di prova

Il 2021 si è concluso con un primo successo nell’ambito dell’ambizioso Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), con il raggiungimento...
di Roberto De Vita* e Marco Della Bruna
PNRR borghi
Futuro

Aree marginali nel PNRR: il rilancio parte dai borghi

Il PNRR presenta investimenti e riforme puntuali in aree marginali ben definite, come il Piano Nazionale per la valorizzazione dei borghi. L’investimento si origina dalla considerazione che tanti piccoli centri storici italiani rappresentano un enorme potenziale per un turismo sostenibile alternativo.
di Claudia Bugno*
PNRR borghi
third sector
Internazionale

Third sector: the new pillar to start again

Change is a natural consequence of crises, especially when they are global in scope. The Covid-19 pandemic hit people hard in all...
di Ida Nicotera*
third sector
urne elezioni libia
Briefing

Dalle urne ai proiettili. Libia, tutto da rifare

Dalle urne elettorali alle urne funerarie in Libia il passo è breve. Sfumano le speranze di una transizione democratica indolore. A decretare...
di Francesco Bechis
urne elezioni libia
terzo settore
Internazionale

Terzo settore: il nuovo pilastro da cui ripartire

Il Terzo settore ha fornito un contributo essenziale e si è posto come “faro” nella gestione dell’emergenza. Esperti e studiosi di Russia e Italia hanno affrontato, in un recente incontro, il tema della collaborazione tra i due paesi riguardo al Terzo settore e alla sostenibilità.
di Ida Nicotera*
terzo settore
PNRR
Economia

L’attuazione del PNRR e la prevenzione delle attività illecite

Garantire un’efficiente ed efficace attuazione del PNRR significa anche agire al fine di prevenire possibili infiltrazioni criminali e frodi, corruzioni e attività illecite nell’utilizzo delle risorse.
di Claudia Bugno*
PNRR
metaverso
Economia

Le regole giuridiche del metaverso e la tassazione degli NFT

Gli ordinamenti giuridici dovrebbero regolamentare le imprese attive nel metaverso, in particolare nella gestione fiscale di NTF, trovando nuove soluzioni normative in termini di privacy, diritti di proprietà intellettuale ed industriale, ed anche di fisco.
di Giovambattista Palumbo*
metaverso
europa
Immigrazione

In Europa troppi immigrati? Il 40% dei cittadini è favorevole a innalzare muri

L’Europa alza i suoi muri verso il mondo esterno, non solo per la pandemia: il 40% dei cittadini europei è favorevole alla costruzione di muri alle frontiere, mentre 6 su 10 pensano che in Europa ci siano troppi immigrati.
di Roberta Rega
europa