Mezzogiorno

Sud: l’idea del Mezzogiorno va ripensata. “Combattere la rabbia figlia della frustrazione”

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Un convegno può dirsi veramente riuscito se dalle tesi che sono state esposte, dagli incontri che si sono realizzati e dal confronto che ha ispirato, nascono dei fermenti, nuove idee, progetti e sinergie. È per questo ‒ e non solo per la folta partecipazione e per l’altissimo livello dei relatori ‒ che il meeting organizzato dalla Fondazione Magna Grecia a Palermo dal 4 al 6 ottobre è stato un successo.
Il titolo dell’assise, peraltro, Sud e Futuri, poteva legittimamente suscitare perplessità sulla ampiezza delle ipotesi possibili per una reale crescita di quell’area conosciuta come “Mezzogiorno” e nei confronti della quale molti sono stati i tentativi e le ricette che, nei decenni, sono state proposte con discutibili risultati.
Magna Grecia, invece, come ha sottolineato il suo Presidente Nino Foti, ha voluto fornire un approccio metodologico diverso, che partisse dalla individuazione degli errori commessi e da quella delle soluzioni possibili, indicando i settori strategici per lo sviluppo di un territorio che paga il prezzo di ritardi, di aspettative deluse e vocazioni mortificate. Spunti di riflessione e di indagine da offrire ad esperti e addetti ai lavori per provare ad invertire la rotta.
Il Rapporto che è stato presentato da Renato Poli ‒ cattedra Unesco sui sistemi anticipanti e Presidente di Skopia Anticipation services ‒ è stata la premessa argomentativa sulla quale si è innestato il dibattito, nel corso dei tre giorni, che ha visto discutere decine di esponenti di primo piano del panorama sociale, culturale, economico e politico, attraverso tavoli tematici (Governare il Mezzogiorno; I mille volti delle mafie; Sud: dove Europa e Africa preparano il futuro; Legalità e democrazia: la strada obbligata per il Mezzogiorno; Lavorare per lo sviluppo: orientamento, lavoro e occupabilità; Futuro e intelligenza artificiale: cogliere la nuova rivoluzione) e la testimonianza di esperienze vissute.
Ma quali sono le linee guida del Rapporto e quali misure suggerite? Essenzialmente gli asset su cui puntare sono i seguenti: qualità delle istituzioni, soprattutto amministrative, qualità della classe dirigente delle amministrazioni, responsabilità politica; unicità e cura del territorio inteso anche come patrimonio di risorse da usare in un’ottica di sostenibilità; questione culturale: educazione, formazione e reti sociali; spopolamento ed emigrazioni: da problema a opportunità; identità locale e attitudini.
E quali sono le misure da adottare? Un ridimensionamento dell’apparato amministrativo regionale, pervaso da abusi d’ufficio e collusione; una riorganizzazione generale di tutto l’apparato decisionale che oggi risulta privo di strumenti analitici; meccanismi di responsabilità e di sanzioni per la burocrazia inadempiente; sospensione di alcune prerogative regionali e il ripensamento radicale di un’autonomia di potere che è stata mal gestita; investimenti da intercettare e spendere per infrastrutture e servizi.
Il Rapporto evidenzia alcuni atteggiamenti, modi di essere, ma anche tendenze sociali e culturali in atto che vanno studiate perché ostacolano la crescita del Sud. Tra queste, «una rabbia e una frustrazione figlie della disperazione per la mancanza di lavoro e di prospettive; l’incapacità di affrontare il degrado che non è solo ambientale e sociale ma anche etico-morale; la fatica a staccarsi dal presente e la difficoltà di immaginare un futuro possibile; la “non cura” del territorio, ovvero il suo sostanziale stato di abbandono e la messa in pericolo delle sue risorse, che tutti, a ragion veduta, considerano come una vera ricchezza; la progressiva desertificazione del territorio e il suo lento ma inesorabile spopolamento come indizio di mancanza di speranza; comportamenti irrispettosi del bene comune che nascono da convenienze economiche; una scarsa competenza e informazione dei soggetti decisori; la bassa qualità amministrativa delle istituzioni e del capitale sociale; la difficoltà dei progetti a raggiungere la massa critica per scatenare l’effetto di ridondanza e creare indotto economico e sociale.
Una piattaforma di conoscenze e di dati, quella elaborata e presentata dalla Fondazione Magna Grecia in questo primo Annual International meeting, che Eurispes ha sostenuto e condiviso, a conferma della strategicità del Sud, della sua centralità nel Mediterraneo, e della necessità di affrontare la mai risolta questione meridionale nella considerazione delle nuove sfide, della dinamicità che la globalizzazione impone, e della estrema velocità con cui il futuro, oggi più che mai, fa sentire il suo respiro.

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