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Generazioni a confronto nell’era digitale

di
Giovanni Candigliota*

Le generazioni adulte nate e cresciute prima del Duemila hanno vissuto in un contesto dove le relazioni avvenivano principalmente in spazi fisici, mentre la generazione successiva è cresciuta in un ambiente iperconnesso, dove la vita online è diventata una parte fondamentale. Questa differenza non è solo tecnologica, ma anche cognitiva, simbolica e relazionale. Tecnologie come l’IA, l’automazione dei processi, l’analisi dei big data, i social media e la connessione costante tramite dispositivi mobili e reti globali hanno avuto un impatto su quasi ogni aspetto della vita umana ma, questo avanzamento tecnologico non è stato accompagnato da una crescita culturale, educativa, etica e istituzionale altrettanto significativa. La scuola e l’Università spesso rimangono bloccate in modelli tradizionali che non si connettono con la realtà iperconnessa degli studenti. In aggiunta, le tecnologie didattiche, come la didattica a distanza, sono state adottate più per necessità che per una chiara visione pedagogica. La tecnologia ha anche cambiato il panorama pubblico. Le piattaforme digitali hanno aperto nuovi spazi di partecipazione, ma hanno anche introdotto rischi come la manipolazione dell’opinione, la polarizzazione ideologica, la diffusione di fake news e le interferenze algoritmiche nei processi democratici. In una società che corre veloce, il dialogo tra le generazioni può diventare il vero antidoto all’alienazione tecnologica. Sono cinque i fattori chiave in cui il digitale sta incidendo in maniera differenziale tra le generazioni.

Il dialogo tra le generazioni può diventare il vero antidoto all’alienazione tecnologica

Mentre le generazioni analogiche tendono a vedere il tempo in modo sequenziale, narrativo e riflessivo, le generazioni digitali vivono un’esperienza più frammentata, veloce e performativa. I nativi digitali cresciuti con smartphone, social media e Internet sempre attivo, si trovano a vivere in un tempo che sembra accelerare continuamente, senza intermediari e super accessibile. In Italia, come riportato nell’“Atlante dell’infanzia a rischio 2023” di Save the Children, l’età di accesso allo smartphone continua ad abbassarsi, con un aumento rilevante del numero di bambini tra i 6 e i 10 anni che ne fanno uso quotidiano, attestandosi al 30,2% nel 2021‑2022.

Solo il 21% degli studenti universitari riesce a mantenere l’attenzione su un testo complesso per oltre 20 minuti senza interruzioni digitali

I giovani immersi in flussi digitali costanti diventano più abili nella simultaneità e nel multitasking, ma mostrano anche una crescente difficoltà a mantenere la concentrazione: studio dell’Università Cattolica di Milano (2022) ha rivelato che solo il 21% degli studenti universitari riesce a mantenere l’attenzione su un testo complesso per oltre 20 minuti senza interruzioni digitali. Inoltre, le nuove generazioni mostrano una maggiore tensione verso l’immediatezza, faticando spesso nella progettazione a lungo termine (carriera, relazioni, educazione).

Il passaggio da una società analogica a una digitale ha profondamente cambiato il modo in cui le persone costruiscono la propria identità

Il passaggio da una società analogica a una digitale ha profondamente cambiato il modo in cui le persone costruiscono e rappresentano la propria identità. Oggi, la formazione dell’identità personale e sociale è fortemente influenzata dagli spazi digitali, in particolare dai social media, dai motori di ricerca e dalle app di messaggistica. L’esposizione quotidiana e costante alla comunicazione digitale cambia il modo in cui ci si percepisce, si proietta la propria immagine e si cerca riconoscimento. Il profilo personale su piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat o Facebook diventa una vera e propria “vetrina identitaria”, uno strumento attraverso cui la persona si definisce. Questo fenomeno, definito in letteratura come “identità frammentata”, implica una continua attività di editing e controllo dell’immagine, che può tradursi in una forma di iper-monitoraggio del sé.

Le relazioni si costruiscono e si mantengono attraverso chat, social network, videochiamate e app

I nativi digitali vivono in un sistema sociale dove la connessione è sempre possibile, e la prossimità fisica è spesso sostituita da interazioni virtuali costanti. Le relazioni non sono più necessariamente legate a un luogo specifico, ma si costruiscono e si mantengono attraverso chat, social network, videochiamate e app. La disponibilità continua dell’altro cambia radicalmente la natura dei legami. Il fattore generazionale emerge con chiarezza nel Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes: tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il 68,5% dichiara di sentire il bisogno di collegarsi frequentemente, il 53,3% si sente più libero di esprimersi attraverso i social network e il 50,9% afferma di sentirsi meno solo grazie all’uso di questi strumenti. Tuttavia, emergono anche segnali di disagio: il 49,7% percepisce una perdita di tempo legata all’utilizzo dei social, e il 43% riferisce una sensazione di estraneità rispetto al mondo reale. Con l’aumentare dell’età, l’intensità del rapporto con i social network tende a diminuire. Gestire contemporaneamente tanti contatti può dar vita a relazioni “liquide” caratterizzate da instabilità, reversibilità e una bassa intensità affettiva. La trasformazione delle relazioni non riguarda solo i coetanei. Anche i rapporti familiari e intergenerazionali sono toccati dalla transizione digitale. I genitori si trovano esclusi dai contesti relazionali dei figli, creando uno scollamento comunicativo. Inoltre, la mancanza di spazi pubblici e di occasioni strutturate di incontro accentua la dipendenza dai social come unico ambiente relazionale.

In Italia il 93,5% dei giovani tra i 20 e i 34 anni accede regolarmente a Internet, mentre tra gli over 65 la percentuale scende al 53,3%

Mentre gli adulti tendono a utilizzare la tecnologia in modo strumentale e mediato, i giovani vivono in una sorta di simbiosi continua, che influisce sulla loro identità, sulle relazioni e sul modo di pensare. Per colmare questa distanza, è fondamentale promuovere forme di educazione intergenerazionale al digitale, che valorizzino l’esperienza degli adulti e la familiarità tecnologica dei giovani, superando l’idea di un adattamento passivo e aprendo la strada a una vera co-costruzione del futuro digitale. A tal riguardo secondo il report Istat “Cittadini e ICT” (2023), in Italia il 93,5% dei giovani tra i 20 e i 34 anni accede regolarmente a Internet, mentre tra le persone di 65-74 anni la percentuale scende al 53,3%. Gli adulti, cresciuti in contesti sequenziali e logico-analitici, tendono a cercare soluzioni attraverso percorsi strutturati e lineari mentre i giovani, immersi in ambienti digitali ipertestuali e asincroni, sviluppano un pensiero più reticolare e situazionale, ma anche più disabituato alla profondità e alla continuità.

Nel 2024 gli utenti di Internet hanno passato in media circa 6 ore e 40 minuti al giorno online, di cui oltre 2 ore e 20 minuti sui social media

In passato, la noia era percepita come una fase temporanea e come un’opportunità per stimolare la creatività o la riflessione. Oggi il sistema tecnologico fornisce risposte immediate alla noia, eliminandola più che trasformandola: l’algoritmo anticipa la noia proponendo contenuti personalizzati ma in questo modo limita l’esplorazione autonoma e il tempo dell’immaginazione. Secondo il “Digital 2024 Global Overview Report” di DataReportal, nel 2024 gli utenti di Internet hanno passato in media circa 6 ore e 40 minuti al giorno online, di cui oltre 2 ore e 20 minuti sui social media. La difficoltà di stare senza stimoli digitali porta a una vera e propria dipendenza comportamentale, a una diminuzione della soglia di attenzione e a un aumento dell’irritabilità nei momenti di inattività o quando ci si trova disconnessi forzatamente.

*Giovanni Candigliota, ricercatore dell’Eurispes.

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