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Smart working, che cosa succederebbe se finisse? Le reazioni dei lavoratori

di
redazione

Cosa accadrebbe se da un giorno all’altro le aziende decidessero di interrompere la possibilità di lavorare a distanza? L’indagine dell’Eurispes ha posto questa domanda direttamente ai lavoratori italiani, raccogliendo nel Rapporto Italia 2026 un quadro di reazioni articolato, in cui il disagio prevale ma non in modo schiacciante, e dove emergono motivazioni molto diverse a seconda della situazione familiare e personale di ciascuno.

Le reazioni a una possibile fine dello smart working

Di fronte all’ipotesi che l’azienda o il datore di lavoro non consenta più di lavorare in smart working, il 46% dei lavoratori dichiara che ne sarebbe dispiaciuto, ma si adatterebbe alla nuova situazione. Il 28,8% non avrebbe invece particolari problemi ad accettare il cambiamento, mentre il 13,9% arriverebbe a lasciare il lavoro o a cercarne un altro che consenta di continuare a lavorare a distanza. Per l’11,3% degli intervistati, infine, un eventuale ritorno al lavoro in presenza rappresenterebbe addirittura un cambiamento positivo. Sommando le diverse posizioni, le reazioni negative, più o meno drastiche, coinvolgono il 59,9% dei lavoratori, mentre quelle positive o neutre si attestano al 40,1%.

Oltre un terzo dei lavoratori rinuncerebbe allo smart working per il piacere di stare con i colleghi e incontrare altre persone

Tra chi ha mostrato soddisfazione o accettazione di fronte a una eventuale interruzione dello smart working, la motivazione più citata, indicata da oltre un terzo degli italiani (36,5%), riguarda il piacere di stare con i colleghi e incontrare altre persone. Le restanti risposte si distribuiscono su motivazioni diverse tra loro: il 17,9% indica di avere meno distrazioni e fattori di disturbo fuori casa, il 14,1% preferisce mantenere una separazione netta tra orari e ambienti di lavoro e vita personale, il 13,5% preferisce semplicemente non passare troppo tempo in casa. Un ulteriore 17,9% cita altre ragioni non riconducibili alle categorie precedenti. La composizione del nucleo familiare incide in modo evidente su queste preferenze. Tra le coppie senza figli si registra la quota più alta di chi apprezzerebbe o accetterebbe senza problemi la fine dello smart working per il piacere di incontrare colleghi e altre persone (44,1%); la stessa motivazione viene indicata anche da un terzo delle coppie con figli (33,8%). Chi vive da solo, invece, cita con maggiore frequenza il vantaggio di avere meno distrazioni fuori dalle mura domestiche (31,6%).

Chi non vuole rinunciare allo smart working, lo fa per la gestione degli impegni familiari e il risparmio economico su trasporti e pasti

Anche tra chi vedrebbe negativamente la fine del lavoro a distanza, le motivazioni sono molteplici. Il 27,9% sostiene che lavorando fuori casa sarebbe più difficile gestire gli impegni familiari e personali, il 23,6% sottolinea il risparmio economico legato al lavoro da casa, su voci come trasporti e pasti, il 22,3% indica la maggiore concentrazione e autonomia organizzativa che il lavoro domestico consente, mentre il 18,5% lamenta la lunghezza o la scomodità degli spostamenti necessari per raggiungere il luogo di lavoro.

Un equilibrismo felice

Chi sperimenta lo smart working si dichiara nel complesso molto soddisfatto, sotto ogni punto di vista: dalla conciliazione tra vita privata e lavoro alla qualità della vita, passando per l’organizzazione e la gratificazione professionale. Per questo motivo desidera proseguire con questa modalità, in particolare nella sua forma ibrida, segno che anche la “vita da ufficio” conserva le proprie attrattive per la maggioranza dei lavoratori italiani. Resta tuttavia significativa la quota di smart workers disposti a lasciare il proprio posto di lavoro pur di non rinunciare al lavoro a distanza, una possibilità che riguarda quasi un quinto dei lavoratori più giovani.

Non solo smart working: anche la “vita da ufficio” conserva le proprie attrattive per la maggioranza dei lavoratori italiani

Lo smart working, per gli italiani, si configura dunque come una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita e autonomia personale, da un lato, e ottimizzazione delle risorse di tempo e denaro, dall’altro, senza che questo comporti una rinuncia totale alla socialità, alla distinzione tra ambienti diversi e ad abitudini che per molti sono ormai parte integrante della vita lavorativa. Resta ora da capire quale ruolo giocherà, in questo delicato equilibrio tra presenza e distanza, l’avanzata sempre più rapida dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro.

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