«La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali» diceva Mahatma Gandhi. Il legame tra uomo e animali non è soltanto una questione affettiva, ma un oggetto di studio sempre più strutturato: una ricerca condotta nel Regno Unito durante il lockdown da Covid-19, basata su quasi 6.000 partecipanti, ha rilevato che la convivenza con un animale domestico era associata a un calo più contenuto del benessere psicologico e a un minore aumento della solitudine rispetto a chi non ne possedeva uno. Studi successivi hanno però invitato alla cautela: non è il semplice possesso di un animale a fare la differenza, quanto la qualità del legame emotivo che si instaura con lui, un elemento che la ricerca scientifica sul tema definisce ormai più complesso di quanto il senso comune suggerisca. È in questo quadro che si colloca l’indagine che l’Eurispes dedica ogni anno al rapporto tra le famiglie italiane e i propri animali.
Il legame uomo-animale tra cultura e diritto
Il rapporto tra uomo e animali varia tra culture, epoche storiche e contesti geografici, è in continua evoluzione e si confronta con nuove sfide. Gli animali domestici e il loro ruolo hanno subìto negli anni una trasformazione radicale: da “aiutanti” a pilastri emotivi. Cani, gatti e altri piccoli compagni sono infatti ormai sempre più integrati nel nucleo familiare come membri effettivi, offrendo un supporto psicologico e sociale insostituibile. Compagni, confidenti, amici, figli: quale che sia la diversa accezione che ognuno di noi dà al suo animale non solo si conferma l’amore degli italiani, ma anche la crescente sensibilità verso questo universo e, con essa, l’impegno sempre maggiore nel tutelarli ed accoglierli nelle proprie case.
La riforma costituzionale del 2022 e la successiva Legge n. 82/2025 (nota anche come Legge Brambilla) hanno allineato il nostro Paese a quelli, in questo senso, più all’avanguardia nell’Unione europea, come Germania, Francia e Spagna, stabilendo espressamente che «la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». La legge Brambilla sui reati contro gli animali li riconosce formalmente come esseri senzienti ed introduce un inasprimento delle pene per i reati contro gli animali, il divieto di tenere i cani alla catena e misure di contrasto al traffico e al randagismo. Questo legame rafforzato con gli animali porta con sé nuove complessità, tra cui la questione gestionale — tempi di cura — ed economica.
Quanti italiani vivono con un animale domestico
In occasione della Giornata Mondiale degli Animali del 4 ottobre, i dati dell’Eurispes confermano come la presenza degli animali nelle case degli italiani sia diffusa, nonostante le difficoltà organizzative e di spesa. Un italiano su tre convive con gli animali domestici (2026); il 17,6% ha un solo animale, il 7,6% ne ha due, l’8,5% ha tre o più animali.
Se si considera la serie storica di questi dati si rileva una leggera flessione nel 2026 rispetto al biennio precedente — nel 2024 e nel 2025 rispettivamente il 37,3% e il 40,5% degli italiani intervistati dichiaravano di possedere un animale. Considerando la serie storica degli anni 2014-2026 è possibile osservare un andamento con punte in alto in alcuni anni (2016, 2021 e 2025). Le percentuali elevate del biennio 2020-2021 (39,5% e 40,2%) sono riconducibili alla fase pandemica, con conseguenti lockdown e picco dello smart working, a cui è seguita una “normalizzazione” ed un andamento più ondivago. In Italia, nell’ultimo decennio, una quota variabile tra un terzo degli italiani e 4 italiani su 10 vive con uno o più animali.
L’aumento significativo del numero di animali domestici, rispetto ai decenni passati, può essere dovuto a fattori demografici, come la diminuzione delle nascite e l’aumento delle famiglie unipersonali, e/o a fattori culturali, quali la sempre maggiore sensibilità verso il benessere degli animali e il benessere che gli animali portano all’uomo. Di contro, il fenomeno dell’abbandono e del randagismo non è ancora stato superato e la crisi economica ha reso più difficile sostenere i costi associati alla cura degli animali domestici, benché molte persone siano disposte a fare sacrifici per amore del proprio animale.
Cani e gatti, i protagonisti delle case italiane
Cani e gatti si confermano i protagonisti assoluti nelle case degli italiani. Nel 2026 il cane è l’animale più diffuso (41%) seguito dal gatto (37,1%). Le altre specie compaiono con percentuali decisamente più contenute: uccelli (4,1%), tartarughe (4%) e pesci (3,3%). Sotto la soglia del 3% si posizionano criceti (2%), rettili (1,6%), conigli (1,6%), cavalli (1,2%), gli animali esotici (1,1%).
L’osservazione della serie storica evidenzia dinamiche interessanti. La prima riguarda il fatto che la percentuale di chi possiede un cane sia tornata a crescere nell’ultimo anno (+4% tra il 2025 e il 2026), interrompendo il trend negativo iniziato nel 2023. La percentuale di chi possiede un gatto rimane invece sostanzialmente stabile: nel 2026 quindi il cane torna a superare il gatto dopo la parità riscontrata nel 2025.
La pet economy: la spesa degli italiani per i propri animali domestici
Questa importanza crescente degli animali e la loro umanizzazione ha fatto sì che anche la pet economy sia diventata un settore in rapida espansione. Nel 2026, la maggioranza spende mensilmente per i propri animali domestici una cifra compresa tra i 31 e i 100 euro (57,9%). Oltre un quarto dei proprietari, invece, affronta costi più elevati, superiori ai 100 euro al mese; un più contenuto 2,6% supera i 300 euro, solo il 16% del campione dichiara di spendere meno di 30 euro al mese. La fascia bassa (meno di 30 euro) si è ridotta di quasi tre volte in un decennio, mentre le fasce medio-alte sono cresciute costantemente, effetto della congiuntura economica sfavorevole.
Se guardiamo a come sono cambiate le abitudini di spesa negli anni, gli italiani sembrano dunque assestarsi su una fascia di spesa media. Ormai, gestire un animale con un budget ridotto sta diventando l’eccezione piuttosto che la regola: nel 2015 quasi la metà degli intervistati (45,9%) spendeva meno di 30 euro al mese. La quota di chi spende oltre 100 euro al mese è aumentata costantemente nel corso degli anni, con una importante impennata negli ultimi due anni soprattutto per la fascia di spesa 101-200 euro, dovuta anche all’aumento dei prezzi a seguito, in particolar modo, dell’inflazione.
L’alimentazione, prevedibilmente, è la voce che pesa di più: oltre la metà dei proprietari (50,8%) spende più di 50 euro al mese. Anche la salute richiede un impegno economico: sebbene molti cerchino di contenere le spese veterinarie sotto i 30 euro all’anno (30,9%), il 40,1% dei rispondenti si attesta tra i 31 e i 100 euro e quasi il 30% dei proprietari supera la soglia dei 100 euro annui per le cure. Al contrario, gli italiani sembrano più oculati quando si parla di “extra” (abbigliamento, giochi, dog sitter/pensione), confermando che l’amore per gli animali è, prima di tutto, una questione di cura e benessere quotidiano.
Crisi economica e rinunce
A conferma del fatto che la crisi economica ha avuto un impatto sul rapporto tra gli italiani e gli animali, le indagini Eurispes hanno rilevato che, a causa delle difficoltà economiche, il 23% dei possessori di animali ha rinunciato a prendere altri animali (2025). Inoltre, tra coloro che al momento non hanno animali, oltre un decimo (11,4%) afferma di aver dovuto rinunciare a prendere un animale in casa per ristrettezze economiche. Non è dunque raro per molti italiani doversi privare dell’affetto e della compagnia di un animale, pur desiderandolo, per l’impossibilità di sostenere le relative spese.
Da dove arrivano gli animali che accogliamo in famiglia?
Per quanto riguarda la provenienza degli animali domestici, circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver fatto una scelta di cuore, salvandoli dalla strada o scegliendoli in un canile/gattile (2024). Il confronto tra 2017 e 2024 mostra uno spostamento significativo nella modalità di ingresso degli animali in famiglia: se nel 2017 l’acquisto in negozio rappresentava un canale importante (34,4%, la scelta più citata), nel 2021 il negozio viene citato solo dal 12,3%, a favore del dono ricevuto (20,7%), del canile/gattile (19,3%) e della strada (17,1%); nel 2024 prevalgono gli animali raccolti in strada (20,3%) e presi al canile/gattile (19,4%) — insieme quasi il 40% — mentre l’acquisto in negozio rimane fermo al 12,8%. La preferenza attuale per l’adozione da randagismo o da struttura di accoglienza, rispetto al canale commerciale, costituisce un ulteriore indicatore di cambiamento culturale nella percezione dell’animale, membro della famiglia da accogliere, proteggere ed amare.
Animali come membri della famiglia
Altri dati registrati in questi ultimi anni riflettono l’atteggiamento diffuso nel nostro Paese nei confronti degli animali, non più considerati semplici creature domestiche, ma veri e propri membri della famiglia. Un italiano su cinque (il 20,2%), tra coloro che possiedono almeno un animale domestico, dichiara di aver seriamente preso in considerazione l’ipotesi di destinare una parte della propria eredità al suo (o ai suoi) pet (2023). Un quinto dei possessori di animali ha inoltre stipulato un’assicurazione relativa alla tutela legale e alla responsabilità civile.
Un rapporto consolidato
I dati dell’Eurispes restituiscono l’immagine di un Paese in cui il rapporto con gli animali domestici si è ormai consolidato come un tratto strutturale della vita familiare, più che come una scelta accessoria: un italiano su tre convive stabilmente con un compagno a quattro zampe, e lo fa sostenendo spese crescenti pur di garantirgli cura e benessere. La tenuta di questo legame, anche di fronte a una congiuntura economica sfavorevole, racconta quanto gli animali siano ormai percepiti come membri della famiglia a tutti gli effetti, al punto da entrare nelle scelte patrimoniali e assicurative di una quota non marginale dei proprietari.
Allo stesso tempo, la quota di italiani costretti a rinunciare a un animale per motivi economici — oltre un quinto dei possessori e più di un decimo di chi non ne ha mai avuto uno — mostra come questo legame affettivo resti esposto alle fragilità del contesto economico generale. L’evoluzione normativa degli ultimi anni, dalla riforma costituzionale del 2022 alla Legge Brambilla, accompagna questo cambiamento culturale riconoscendo agli animali una tutela giuridica più piena, ma la sostenibilità economica della cura resta la vera variabile su cui si gioca, per molte famiglie italiane, la possibilità di continuare a condividere la propria vita con un animale.

