HomeInnovazioneComuni digitali: chi gestisce davvero i servizi informatici?

Comuni digitali: chi gestisce davvero i servizi informatici?

di
Simona D'Amico

Quattro Comuni su cinque si affidano all’esterno

La digitalizzazione dei Comuni italiani non si misura soltanto in progetti finanziati e piattaforme adottate. C’è una domanda che riguarda il modo in cui tutto questo funziona ogni giorno: chi gestisce, materialmente, i servizi ICT degli enti locali?

La risposta arriva dal Rapporto Mappa dei Comuni digitali, realizzato dal Dipartimento per la trasformazione digitale (Dtd) e dall’Anci e presentato il 16 luglio 2025. Il 79,6% dei Comuni ricorre a uno o più fornitori esterni per la gestione operativa dei servizi ICT, mentre solo il 25,5% li gestisce in modo autonomo, in tutto o in parte (le due modalità non si escludono: molti enti combinano personale interno e supporto esterno, motivo per cui la somma delle percentuali supera il 100%).

Perché i Comuni esternalizzano i servizi ICT

Affidarsi a fornitori esterni può rispondere all’esigenza di contenere i costi, ma anche alla complessità gestionale dei sistemi informatici. Esternalizzare consente di evitare l’investimento in personale interno specializzato, una risorsa difficile da reperire e da trattenere, soprattutto negli enti più piccoli. Non a caso, tra le principali barriere alla trasformazione digitale i Comuni indicano proprio la carenza di risorse economiche e umane per gestire il cambiamento, un problema avvertito anche nei grandi centri.

La scelta si inserisce in una fase di forte accelerazione. Con le risorse del Pnrr e gli Avvisi di PA digitale 2026, ai quali ha aderito il 99% dei Comuni, gli enti locali hanno avviato oltre 68.000 progetti tra migrazione al cloud, interoperabilità dei dati e adozione di pagoPA, app IO, Send, Spid e Cie. Un volume di interventi difficile da sostenere con le sole forze interne.

Il valore della gestione interna

Gestire in autonomia, anche solo in parte, i servizi ICT offre, però, un vantaggio preciso: una maggiore autonomia operativa e un controllo più diretto sulla sicurezza dei dati. Non è un aspetto secondario per amministrazioni che custodiscono le informazioni anagrafiche, fiscali e documentali dei cittadini. Sul fronte della sicurezza, l’80% dei Comuni dichiara di non aver subito attacchi informatici dal 2023 e l’82% dispone di un sistema di disaster recovery in cloud o misto.

La questione, dunque, non è tanto scegliere tra gestione esterna e interna, quanto capire quanto controllo un Comune riesca a mantenere sui propri sistemi. Anche quando la gestione è affidata a terzi, servono figure interne in grado di dialogare con i fornitori, valutarne il lavoro e orientare le scelte.

Personale ICT, una copertura disomogenea

Proprio sulle risorse umane dedicate all’informatica il Rapporto rileva differenze marcate in base alla dimensione dell’ente. Tra i Comuni considerati in questa parte dell’analisi, quelli tra 20.000 e 50.000 abitanti coprono il 73,7% del fabbisogno di personale ICT, segno della difficoltà a garantire tutte le figure previste.

I Comuni di dimensioni medie, tra 50.000 e 100.000 abitanti, si avvicinano invece alla copertura piena, con il 92,8%. Colpisce il dato dei Comuni molto grandi, oltre i 250.000 abitanti, che si fermano al 69,5%: un risultato che può dipendere dalla maggiore complessità dei sistemi da gestire e dal più ampio ricorso all’esternalizzazione.

Le competenze come infrastruttura

Il quadro conferma che la maturità digitale non dipende solo dalle tecnologie. Il livello di digitalizzazione dei Comuni resta eterogeneo, con i grandi centri urbani più avanti e i piccoli Comuni, specie nelle aree interne, frenati dalla limitata disponibilità di risorse economiche, competenze e infrastrutture.

Il Piano triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione 2024-2026 chiede agli enti di passare dagli adempimenti puntuali a processi continui di innovazione. Un obiettivo che richiede persone in grado di governare quei processi: senza competenze interne, il rischio è che la trasformazione digitale resti nelle mani di chi la fornisce più che di chi dovrebbe guidarla. Nuovi elementi per valutarlo arriveranno dalla seconda edizione della Mappa dei Comuni digitali, basata su una rilevazione che ha coinvolto oltre 4.100 Comuni e in presentazione a Roma il 4 novembre 2026.

Per rimanere aggiornato sulle nostre ultime notizie iscriviti alla nostra newsletter inserendo il tuo indirizzo email: