Politica

Bottalico: basta austerità, salviamo il Mezzogiorno

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Mezzogiorno

«L’unica cosa positiva dei dati del Rapporto Svimez è che hanno squarciato il velo di silenzio che da troppo tempo nascondeva al dibattito pubblico l’esistenza di una enorme questione meridionale» – afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – «Per il resto questi dati, come quelli del Bollettino economico della Bce, quelli dell’Eurispes, confermano l’urgenza di intervenire per evitare che la condizione sociale ed economica del Sud accresca ulteriormente le distanze dal resto del Paese.

Negli anni della crisi il rallentamento economico è stato molto più marcato al Sud, che ha perso il 13% del pil contro 8,7 del Paese. A questo si è accompagnato un aumento della disoccupazione, della diseguaglianza e della povertà. Nel Mezzogiorno una persona su tre è a rischio povertà, mentre al Nord lo è una su dieci. Il tasso di partecipazione al lavoro al Sud si attesta al 40% rispetto al 64% del Nord.

Di fronte a dati di questo tenore occorre innanzitutto riconoscere che esiste una grande questione meridionale e che è strategico per il Paese affrontarla e risolverla. Occorre al più presto tornare a definire politiche specifiche per il Mezzogiorno capaci di sprigionare quelle energie che possono fare del Sud un punto di forza per l’economia nazionale. Si devono dare dei segnali precisi, con risorse adeguate per politiche di sviluppo e di welfare per il Mezzogiono a partire dalla prossima legge di stabilità.

Ma resta da vedere, al di là delle buone intenzioni, quanto sia possibile, con i vincoli-capestro imposti dalle politiche di austerità, affrontare la priorità costituita dal Mezzogiorno, insieme a quelle del lavoro, della lotta alla povertà, dello sviluppo.

Per dare una risposta efficace all’emergenza rappresentata dal Mezzogiorno – conclude Bottalico – le Acli, che non hanno mai cessato di ricordare in questi anni, l’aggravamento del problemi del nostro Sud, auspicano che il Paese si ritrovi unito nel difendere il suo diritto ad avere un futuro e quindi a respingere la continuazione delle politiche di austerità. Se un grande Paese come l’Italia, fondatore della Comunità Europea, riesce a dimostrare compattezza e fermezza nel chiedere la revisione dei trattati e dei vincoli europei, nulla potrà più essere come prima, ed in tal modo si creeranno i presupposti per affrontare le emergenze nazionali, prima fra tutte quella meridionale».

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