Cyber security: una sfida al femminile

Il cyber spazio è dunque la nuova frontiera da proteggere. I maggiori pericoli per la sicurezza degli stati arrivano da minacce globali, sempre più sofisticate, difficili da prevenire. Il grido d’allarme non deve stupire. Sulle reti corre, infatti, l’economia mondiale. Garantire la protezione delle infrastrutture materiali e immateriali, il rispetto della privacy, facendo sì che l’enorme flusso di dati e informazioni sensibili possa attraversare i binari digitali nel rispetto dei necessari standard di riservatezza, è un compito imprescindibile per governi e istituzioni, che chiama in causa anche le imprese, costrette a misurarsi con l’instabilità e le insidie dei mercati oltre che con la richiesta di maggiore sicurezza da parte di utenti e cittadini.

Recenti statistiche ci dicono che l’Italia è l’ottava nazione più colpita dalla proliferazione di codici digitali malevoli (malware n.d.r) e l’undicesima (seconda in Europa) per attacchi sferrati a scopo di sottrarre dati con richiesta di riscatto (ransomware n.d.r). In particolare, nei primi sei mesi di quest’anno sono stati contati quasi 228 milioni gli attacchi alle infrastrutture digitali. Esiste un’“anti rete”, un lato oscuro di Internet, deep web nel gergo tecnico, difficile da controllare. Insomma un mondo a parte, dominato da hacker con professionalità raffinate che agiscono per sottrarre dati e identità, entrano nei sistemi sanitari, spingendosi nel gangli nevralgici dei governi, fino a condizionarne le mosse. 

Cyber war, prepariamoci alla madre di tutte le guerre asimmetriche

C’è una guerra (il cyberterrorismo è l’esempio più evidente e drammatico) che si combatte sui dati e sull’ecosistema digitale, che oggi è diventato fondamentale per lo sviluppo competitivo del paese, come la pandemia ha evidenziato. Un ecosistema ancora fragile che occorre rendere sempre più resiliente e che, questa la novità, non è fatto solo di uomini. Tradizionali stereotipi ci hanno portato a pensare che solo l’universo maschile dovesse solcare certi ambiti.

Lisa Dolcini, marketing manager di Trend Micro Italia, non ha timore di andare in controtendenza. Nell’intervista sottolinea l’importanza dell’apporto femminile nel campo strategico della cyber security. “C’è molto da fare per un’effettiva parità, non solo sul terreno delle politiche pubbliche e nel ridisegno di un nuovo welfare – spiega – perché è la mentalità delle aziende che deve cambiare. La discriminazione è il retaggio di una cultura diffusa che, oltre a mortificare la sfera dei diritti dell’uomo, toglie competitività al tutto il sistema-paese”.    

Dott.ssa Dolcini, cominciamo da una eccellenza che riguarda la vostra realtà aziendale. Eva Chen, ceo di Trend Micro è stata inserita tra i 100 leader It più importanti al mondo. Una donna è arrivata ai vertici, sfidando i tradizionali schematismi fondati sulla cultura del pregiudizio e della discriminazione. Cosa vuol dire questo riconoscimento per l’universo femminile?   

Eva Chen oltre ad essere ceo è anche una delle fondatrici di Trend Micro, per questo credo a maggior ragione che questo riconoscimento possa rappresentare una soddisfazione per tutta l’azienda. L’importante riconoscimento premia la visione e la leadership che hanno rafforzato la posizione di Trend Micro come leader globale di cyber sercurity e la vision dell’azienda che è costruire una cultura e un ambiente inclusivi.

Close the gap è un progetto finalizzato a colmare la differenza di genere (ne stanno nascendo molti anche in seno alle università, di cui riferiremo in questo numero della rivista). “Viviamo in un mondo nel quale le donne sono doppiamente povere, per la loro fatica a entrare nell’universo del lavoro e viverci”. La voce autorevole del Papa si è sollevata in una denuncia che tutti dovremmo fare nostra. Quali sono le finalità del progetto e come intende smuovere quella mentalità retriva che di fatto frena l’innovazione nelle imprese e nelle Istituzioni?

Close the gap è un programma che ricade nell’orizzonte delle iniziative formative che stiamo portando avanti. Lo scopo è coinvolgere donne e talenti di ogni genere e trovare opportunità per far progredire la loro carriera tecnologica. Opera in tutto il mondo con associazioni che hanno questo stesso obiettivo. Bisogna tenere presente che oggi esiste un enorme divario di competenze nella tecnologia, specialmente nel settore della sicurezza informatica. La nostra azienda ritiene, in particolare, che le donne e una forza lavoro diversificata possano e debbano essere il futuro della sicurezza informatica poiché la diversità è la chiave dell’innovazione e del progresso. In quest’ottica Trend Micro si impegna ad aiutare le donne e altri talenti ad apprendere le competenze di cui hanno bisogno per far avanzare le loro carriere, creare collegamenti e assicurare posti di lavoro all’interno dell’azienda, dei partner o altre organizzazioni. Importante a questo proposito ricordare la collaborazione con Girls in Tech, un’organizzazione no-profit, per promuovere la consapevolezza e le opportunità di formazione per le donne, nelle carriere tecnologiche in tutto il mondo. Altro aspetto che merita attenzione è il Cultural Shift, definizione che serve a sottolineare come la cyber security sia un settore che richiede collaborazione per la progettazione. Non ci sono problemi di sicurezza risolti o soluzioni progettate da una sola persona o genere.

La cyber security è un ambito che siamo abituati a considerare come prettamente maschile. Sta realmente cambiando qualcosa in questo ambito ritenuto ormai strategico?

Sempre più spesso, anche grazie ai programmi STEM e organizzazioni come Girls in Tech o Women for Security, la presenza femminile si sta accreditando anche in quegli ambiti storicamente ritenuti roccaforti maschili, tra cui la cyber security. Vedere sempre più spesso presenze femminili ai vertici di aziende It o in posti di responsabilità di settori come la security dimostra che il cambiamento, soprattutto di mentalità, è iniziato anche se c’è ancora molto da fare.

Il cyber spazio bene comune e “frontiera” da presidiare

L’emergenza sanitaria e il massiccio ricorso allo smart working hanno reso ancora più difficile la vita alle donne. Le tecnologie non sono dunque una opportunità di liberare il tempo, perché possono creare nuove imprevedibili forme di “schiavitù”. Qual è il suo giudizio in merito, anche alla luce della sua esperienza di manager? 

Il bilanciamento della vita privata e quella professionale è sempre stato una delle difficoltà maggiori incontrate dalle donne che lavorano, questo momento che possiamo definire “eccezionale” ha solo estremizzato ed enfatizzato un problema storico. Lo smart working ha dilatato il tempo dedicato al lavoro; al contempo, il lockdown ha richiesto un’attenzione e un effort maggiore per la gestione dei figli e della vita privata. Il tutto nello stesso arco temporale, perciò si è rilevato tutto più difficile. 

Donna e lavoro: resiste il “gender gap” in Italia

Sul terreno molto dibattuto della riforma del welfare e del work life balance molto deve essere ancora fatto, basti pensare che nell’ultimo anno 37mila donne hanno lasciato il lavoro quest’anno dopo la prima gravidanza. Un dato certamente allarmante. Ritrovarsi così indietro sulle politiche di conciliazione risulta mortificante, non crede? 

Ritengo ci siano diversi ambiti su cui si dovrebbe lavorare; non solo politiche di supporto alla famiglia e di conciliazione ma anche il cambio di mentalità all’interno delle aziende. Basti pensare quanto sia difficile ottenere un part-time, e quando lo si ottiene, caso “fortunato”, spesso la contropartita è il demansionamento.

La donna dell’anno “D” scelta dai lettori di La Repubblica è Anna Grassellino, 39 anni, ingegnere elettronico, scienziata italiana che negli Usa sta progettando il più potente computer quantistico mai creato al mondo. “Una di quelle donne – ha commentato la direttrice del settimanale Valeria Palermi – che ci rendono intollerabile la mediocrità”. Questo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la grande capacità di leadership che le donne possiedono. Malgrado ciò, la disparità di salario e di trattamento rimane drammatica, così come rimane minimale la percentuale di donne al comando di aziende e istituzioni. Quali correttivi possono e devono essere messi in atto per voltare pagina?

Il problema della disparità salariale si somma alle tante questioni di cui abbiamo parlato prima, tutte segnate da un approccio culturale. È necessario cambiare mentalità, aprire il confronto rispetto alle tematiche relative a diversità, uguaglianza e inclusività, altrimenti la parità di genere diventa pura e semplice utopia.

In conclusione le chiedo: è azzardato affermare che il profilo del security manager del futuro ideale sarà donna? 

Mi piace definire il profilo del security manager del futuro senza “genere”, ma con competenze, conoscenze e capacità di sviluppare un piano di cyber security e di risk management cucito sulle esigenze specifiche dell’azienda.

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