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Cyberstalking in Italia: tra i reati digitali più diffusi, colpito quasi un utente su tre

di
redazione

Il cyberstalking è diventato negli ultimi anni oggetto di un interesse scientifico crescente e trasversale. Una rassegna sistematica della letteratura pubblicata nel 2021 sulla rivista «Technological Forecasting and Social Change», basata sull’analisi di 49 studi empirici internazionali, ha segnalato come il fenomeno resti caratterizzato da una notevole frammentazione degli approcci di misurazione, pur confermando una tendenza alla crescita legata alla diffusione dei Social media. Sul fronte italiano, ad esempio, uno studio dell’Università di Torino condotto su un campione di studenti universitari ha rilevato tassi di vittimizzazione superiori a quelli documentati nella letteratura internazionale precedente, associando l’esperienza di cyberstalking a un incremento significativo di sintomi ansiosi e depressivi, soprattutto tra chi aveva già subìto forme di vittimizzazione offline. È in questo quadro di crescente attenzione da parte della comunità scientifica e dell’opinione pubblica che si inserisce l’indagine dell’Eurispes sul grado di diffusione dei reati digitali tra la popolazione italiana.

Il quadro generale della vittimizzazione digitale

L’indagine dell’Eurispes pubblicata nel maggio del 2026 si propone di rilevare in che misura la popolazione italiana abbia avuto esperienza diretta di forme di reati digitali. L’esperienza di vittimizzazione online delinea un quadro in cui i reati e i comportamenti digitali lesivi coinvolgono quote significative della popolazione. Il cyberstalking si colloca al vertice della distribuzione, con il 28,2% dei cittadini (che fruiscono il digitale) che dichiarano di averne subìto almeno un episodio, confermandosi come la forma di reato più diffuso tra quelle rilevate.

Seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità per ottenere un incontro, foto private, ecc. (17,6%), due fenomeni distinti per natura ma accomunati da una logica di manipolazione e appropriazione indebita dell’identità o dell’immagine altrui. Le incidenze più contenute si registrano per il cyberbullismo (12,6%) e il revenge porn (9,8%).

Il confronto con il 2024: la crescita degli episodi

Il confronto con i dati rilevati dall’Eurispes nel 2024 evidenzia alcune variazioni di rilievo: il cyberstalking passa da un’incidenza del 14% del 2024 al 28,2% del 2026, un incremento di 14 punti percentuali. La violazione della privacy registra una crescita più contenuta, dal 18% al 19,7%, come il revenge porn (dall’8,1% al 9,8%).

Il gradiente generazionale della vittimizzazione

Si evidenzia un gradiente generazionale che attraversa in modo coerente quasi tutte le tipologie di vittimizzazione, con le quote più elevate concentrate nelle fasce più giovani e una progressiva riduzione all’aumentare dell’età. Il pattern risulta particolarmente netto per la violazione della privacy, che raggiunge il 39,2% tra i 18-24 anni per scendere al 6,6% tra i più maturi. Un andamento analogo si osserva per il tentativo di adescamento tramite falsa identità, che passa dal 31,5% dei più giovani all’8,6% dei più maturi, e per il cyberbullismo, che scende dal 22,1% al 4,5% dei più maturi.

Il cyberstalking presenta una distribuzione meno lineare: le incidenze più elevate si concentrano nella fascia 25-34 anni (35,6%), con valori sostanzialmente analoghi tra i 18-24 anni (32%) e i 35-44 anni (30,7%).

Cyberstalking: un fenomeno che si allarga a macchia d’olio

I dati dell’Eurispes confermano, su scala nazionale e con un salto dimensionale netto rispetto al passato, ciò che la letteratura scientifica internazionale segnalava da tempo come tendenza: il cyberstalking non è più un fenomeno di nicchia circoscritto a specifici gruppi a rischio, ma una forma di vittimizzazione digitale ormai ampiamente diffusa tra chi utilizza abitualmente il web. Il raddoppio dell’incidenza registrato in soli due anni suggerisce che l’espansione degli spazi digitali di interazione sociale non sia stata accompagnata da un pari sviluppo degli strumenti culturali e normativi di autotutela, lasciando ampie fasce della popolazione esposte senza consapevolezza adeguata dei rischi.

Il gradiente generazionale che attraversa quasi tutte le tipologie di reato rilevate, con l’eccezione parziale del cyberstalking, indica inoltre come la maggiore esposizione digitale dei più giovani si traduca in una vulnerabilità specifica, che richiede politiche di prevenzione ed educazione digitale mirate proprio alle fasce d’età più coinvolte. La distanza tra la percezione sociale di questi fenomeni, spesso ancora sottovalutati, e la loro reale incidenza rappresenta oggi una delle principali sfide per le politiche di contrasto ai reati digitali.

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