È nato l’homo novus. Ecco perché tra generazioni si è aperta una faglia. Prima parte

I giovani, da quando le società occidentali hanno assunto forma post-industriale e post-moderna, sono diventati una categoria sociale rilevante per molti analisti: sociologi e politologi, psicologi, economisti e via dicendo. L’unica cosa certa è che sono meno numerosi che in passato.

Roba vecchia, insomma: chi volesse divertirsi a vagabondare un po’ fra gli archivi Rai degli anni Settanta, per dire, troverebbe gustosi dibattiti televisivi fra i “giovani” di allora (oggi degli arzilli nonnetti, le cosiddette pantere grigie) e gente come Lucio Battisti, o Pier Paolo Pasolini. In tempi di globalizzazione, poi, i giovani sono diventati millennial e z generation: così, hanno acquisito moltissimo in glamour, perdendo un po’ di nitidezza.
Muta la forma dei giovani, dunque ma non la questione che, da sempre, caratterizza il dibattito su di loro: cos’hanno di diverso da noi, che (a malincuore) giovani non siamo più? Dove sta la faglia fra noi e loro?

Alcuni giorni fa, l’Eurispes ha presentato e diffuso i risultati di una ricerca sui giovani, condotta, con i partner dell’Accademia Russa delle Scienze Sociali, in quattro paesi (Russia, Polonia, Germania e Italia). Il segnale di fondo che emerge dalla ricerca è a nostro avviso uno; questo: la programmazione di vita che i giovani conducono è totalmente slegata dai vincoli biologici e improntata alla massimizzazione dei gradi di libertà di ogni scelta individuale.

Tutto sommato, nulla di nuovo – dirà qualcuno molto meno giovane di chi scrive e che perciò avrà vissuto più volte l’esperienza di confronto coi giovani. Forse è così. Però, c’è un però. Vediamo.

Il “però” l’abbiamo capito riflettendo su un bellissimo, recente, romanzo di Sandro Veronesi: Il Colibrì. Alle volte, la letteratura apre delle finestre di pensiero che, altrimenti, nemmeno vedremmo tracciate sul muro. Così è stato per questo libro che racconta, apparentemente, la storia di un uomo e della famiglia, allargata e cosmopolita, della quale è il perno.

In realtà, il libro è l’analisi narrata di come la società italiana stia passando, molto rapidamente, da un modello di organizzazione familiare tradizionale, a un altro – fondato su una assoluta autonomia esistenziale e un marcato protagonismo individuale. In pratica, è il racconto di una società, quella italiana, la cui cellula costitutiva (la famiglia) si frammenta progressivamente.

Il modello di partenza è rappresentato dalla famiglia di origine del protagonista: si fonda sulla coppia genitoriale regolarmente sposata, con prole numerosa e traiettorie professionali certe dei figli (studi, ti laurei, hai un lavoro pregiato). Questo modello è il sole calante della società italiana tradizionale.
Il secondo modello, al polo opposto, è rappresentato dalla nipotina multi-etnica (figlia di una italiana e di un non precisato orientale) e mono-genitoriale (la mamma, nello specifico) del protagonista. È il sole nascente del pianeta globalizzato: e qui sta la faglia.
I primi, genitori e nonni, sono vecchi, tutti, inesorabilmente e inevitabilmente; la seconda, la nipotina, è l’uomo nuovo – così la chiama l’autore (attenzione alla discordanza di genere: non è un refuso).
Miraiji questo il nome (non italiano) della (italiana) nipote del protagonista, è femmina nel sesso fisico ma è l’uomo nuovo della società – e già questo è un punto fondamentale di discontinuità storica: il secolo XXI sarà quello della femminilizzazione delle società occidentali. Lo spazio del maschile è contendibile (per esempio, il calcio femminile ma anche Lara Croft) e all’uomo è richiesta l’assunzione di un’attitude femminile (la nuova paternità, più presente e attenta).
Miraiji è sola, figlia unica e per sempre tale (la mamma, figlia del protagonista, morirà) ma, al contempo, affettivamente ricca di connessioni: a zii che vivono in giro per il mondo, al fidanzato di Barcellona, a una nonna (croata) che vive in Germania, alla sorellastra tedesca e al padre italiano (il protagonista) che vive rigorosamente in Italia (è uomo del mondo vecchio, infatti).

Tiriamo le fila.
La nostra tesi è che l’homo novus sia una persona che sta prendendo forma progressivamente attraverso le generazioni. Cresce in discontinuità rispetto ai genitori e ai nonni: traccia una faglia di separazione, netta e definitiva ma lo fa senza strappi, senza affaticarsi in un conflitto. Non è più tempo di questa roba: lo stacco generazionale, la faglia, oggi si esprime su territori diversi dal passato: non nel vestire – genitori e figli vestono spesso allo stesso modo – non nella corporeità – genitori e figli curano il corpo negli stessi luoghi coi medesimi gesti – non nella ribellione alla tradizione – famiglia, lavoro, fede, partiti politici, cadono a pezzi sotto la medesima indifferenza di genitori e figli.

L’homo novus sta già crescendo oggi, nel perimetro della pubertà e dell’adolescenza e, quando diverrà più adulto, non ci somiglierà per nulla, ma proprio per nulla. Darà forma a una società nuova, centrata su una individualità che non riconosciamo; una società nuova che già intravediamo e che ci mette timore, perché (in fondo in fondo lo sappiamo tutti) percepiamo nel profondo la faglia che ce ne ha già tagliati fuori.

Ultime notizie
caselli
Recensioni

La storia d’Italia in dieci date nel libro-memoir di Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli, uno dei Pm più in vista della storia recente d’Italia, racconta il nostro Paese nel libro-memoire “Giorni memorabili che hanno cambiato l'Italia” attraverso le inchieste che lo hanno visto coinvolto da protagonista, dieci date per dieci snodi giudiziari che hanno segnato gli eventi degli ultimi decenni.
di cecilia sgherza
caselli
zes unica
Mezzogiorno

Zes Unica del Mediterraneo, una sfida per sviluppo e sicurezza dell’area

La Zes Unica del Mediterraneo è stata al centro del dibattito organizzato dall’Istituto Eurispes, che ne ha analizzato i fattori socio-economici, logistici e geopolitici. La Zes Unica diviene strategica in un contesto geopolitico di grandi cambiamenti e incertezze, come strumento utile a garantire sicurezza e sviluppo.
di redazione
zes unica
scuola italiana
Intervista

La Scuola sia baluardo di conoscenza, tolleranza e spirito critico: intervista a Paolo Pagliaro

L’istruzione in Italia è una roccaforte di valori come la conoscenza, il senso critico, la tolleranza, eppure rischia un declino simile a quello della Sanità pubblica. Sfide e opportunità per il futuro della Scuola italiana, nell’intervista a Paolo Pagliaro, Direttore agenzia giornalistica 9Colonne e autore televisivo.
di redazione
scuola italiana
isole
Osservatori

Nascita geologica e nascita giuridica delle isole: intervista a Niki Aloupi

La nascita geologica di un’isola non corrisponde necessariamente alla sua nascita giuridica: lo chiarisce ampiamente Niki Aloupi, docente di Diritto internazionale pubblico all’Università di Parigi- Panthéon-Assas, esperta di Diritto del mare, che offre una panoramica sulla situazione giuridica internazionale delle isole.
di redazione
isole
social
Società

È guerra totale contro la “trappola dei Social”

Le autorità statunitensi hanno cominciato a porsi domande sulla tutela dei minori rispetto all’utilizzo dei Social network. Un uso che, secondo una serie di studi condotti, è relazionato al peggioramento della salute mentale di adolescenti e ragazzi.
di cecilia sgherza
social
apprendimento
Istruzione

La vera inclusione scolastica è garantire buoni livelli di apprendimento per tutti

La Scuola italiana ha bisogno di una riflessione pedagogica e strutturale, e di formulare un’offerta formativa equa basata sull’apprendimento di livello per tutti. Intervista a Roberto Ricci, presidente Invalsi, che commenta i dati emersi dal Secondo Rapporto dell’Eurispes su Scuola e Università.
di Roberto Ricci*
apprendimento
educazione
Istruzione

Perché l’educazione è la causa delle cause. Per una pedagogia della Nazione

Il tema dell’educazione non è uno tra i tanti. Nella società della conoscenza rappresenta il settore decisivo del progresso e dell’innovazione. Eppure, assistiamo a una metamorfosi antropologica e ad una ibridazione tra virtuale e reale che necessitano di una base culturale fondata su un sistema educativo solido.
di Mario Caligiuri*
educazione
isole
Intervista

La condizione sociale e culturale nelle isole, intervista al Prof. Orazio Licciardello

Le isole come luogo geografico, sociale, economico nell’intervista al prof. Orazio Licciardello, Ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Catania. Il principio di insularità è preceduto da quello di isolanità, una condizione a sé, un dato di fatto che presuppone da sempre un altrove.
di redazione
isole
scuola
Istruzione

La Scuola è una priorità che va oltre la politica

La Scuola italiana è stata oggetto di riforme di ogni governo avvicendatosi negli ultimi anni, senza riuscire a dare una vera impronta rispetto alla Riforma Gentile. Ma il ruolo della Scuola e della ricerca nel futuro del Paese è cruciale, e deve andare oltre i trend politici del momento.
di Gian Maria Fara*
scuola
nomadi digitali
Lavoro

Nomadi digitali, evoluzione in grado di generare opportunità di crescita

I nomadi digitali non rappresentano solo un cambio nella concezione del lavoro, bensì una opportunità di sviluppo delle zone rurali. Se il lavoro da remoto riguarda già il 36% dei lavoratori autonomi in tutta Europa, l’Italia può diventare méta per smart workers nelle molte aree interne e rurali a rischio spopolamento.
di redazione
nomadi digitali