Il punto

Economia, società e politica alla prova dell’Intelligenza Artificiale

227

Il tema dell’Intelligenza Artificiale è al vertice dell’attenzione del mondo economico, politico e sociale: che la tecnologia digitale stia lavorando a una serie di prodotti-servizio innovativi è fatto noto; che molti di questi si basino su una filosofia progettuale antropomorfa, è un dato di fatto; che il senso di una minaccia incombente sia forte, forse anche a causa di questo fatto, è, ormai, banale dirlo.

Pochi giorni fa è stato presentato un interessante rapporto di ricerca da parte di Federmanager, in associazione con MIT Technology Review Italia e la Sapienza: Intelligenza Artificiale Innovazione Lavoro. Un’indagine su manager di oltre 500 imprese italiane, arricchita da commenti e riflessioni.

Di che cosa si parla? Di una famiglia di tecnologie che, nel loro reciproco combinarsi, si prefiggono di simulare alcuni meccanismi del pensiero umano per far funzionare delle macchine.

Il Rapporto richiama una tesi del Premio Nobel Economia 1987, Robert Solow, che ci appare condivisibile: «Difficile dire se l’Intelligenza Artificiale determinerà una sorta di rivoluzione tecnologica diversa da quelle che abbiamo già visto in passato. Al momento sembra che si stia configurando qualcosa di molto simile. Ma non sappiamo ancora abbastanza su come si configurerà un’economia basata sull’IA». Insomma, sarebbe troppo presto per dire se e in che misura le nostre (umane, umanissime) paure su questo mostro, fatto di BIT, siano fondate o meno.
L’analisi delle risposte fornite dalle imprese italiane, riportate nel Rapporto, parte quindi da questo elemento: per quanto se ne sappia oggi, tutto quel che si pensa (e dice) è probabile, eventuale, ipotetico. Nessuno, oggi, sa; tutti, oggi, immaginiamo; talvolta parla l’emozione, talvolta la ragione.

Volendo sintetizzare alla goccia il senso delle risposte, a sentirsi maggiormente preoccupati dovrebbero essere tutti i lavoratori che compiono mestieri operativi, ripetitivi. Per dirla con una battuta semplice: tutti quei lavori a bassa intensità di intelligenza naturale offrono il fianco a quella artificiale.
Fra i mestieri “a rischio”, la ricerca mette al primo posto, infatti, gli operai non specializzati.
La cronaca della contemporaneità economica sembra dominare, poi, le menti dei rispondenti. Le altre professioni considerate in prospettiva a rischio, infatti, sono quelle già oggi interessate dalla grande ondata della disintermediazione digitale – ovvero del passaggio di parte, o tutto, dei valori e volumi economici, dal fisico al digitale. Tre le categorie percepite più a rischio nel futuro: i commercianti, sui quali pesa il successo Amazon che tira la crescita dell’e-commerce; i consulenti finanziari, già stressati dal grande universo Fintech; i giornalisti, che già oggi soffrono l’incapacità storica dell’imprenditoria editoriale di reinventarsi.

Sul lato opposto della medaglia siedono, invece, le professioni del futuro; quelle illuminate dal meraviglioso “Sol dell’Avvenir” tecnologico. Nella classifica dei mestieri che dovrebbero crescere ci sono, infatti, quelli legati alla conoscenza teorico-pratica del digitale: Data Scientist, analista informatico, social media manager. A seguire, “vecchi” mestieri che potrebbero trovare, nel territorio nuovo dell’IA, nuovi spazi di successo: ricercatore applicato (R&S), operaio specializzato, tecnici vari. Per questi ultimi, avverte il Rapporto, conditio sine qua non sono la formazione e l’aggiornamento professionale: 96 imprese intervistate su 100 considerano, e non sorprende, indispensabile un tale percorso.

Che considerazioni emergono da questo studio? A nostro avviso tre: semplici e chiare.
La prima è che non è presto per preoccuparsi: non sappiamo come sarà il domani ma ne conosciamo la forma. Digitalizzato. La seconda è che, ad oggi, non si intravede una completa sostituzione macchina-uomo: la linea di difesa, però, s’innalza sempre più e le competenze richieste si fanno più sofisticate che in passato. La terza è che stiamo assistendo alla lenta posa della pietra tombale sul Novecento. Nulla di strano: è già successo prima e, non di rado, proprio per effetto della tecnologia – per esempio, l’elettrificazione del mondo.

Economia, politica e società – questo il mantra dell’Eurispes – sono affluenti comunicanti del medesimo lago: la realtà. L’uno contamina l’altro; si alternano nel contribuire all’alvo. L’Economia deve interrogarsi in merito ai modi di distribuzione della ricchezza, atteso che, probabilmente, il lavoro non ne sarà più il driver primario. La Società sarà presumibilmente ancora più dicotomizzata, sebbene su variabili differenti. Alla Politica il difficile compito di immaginare proattivamente un futuro fatto di queste realtà.
La ricetta, dunque, per la politica, come ogni mestiere, è la stessa. Ciò che serve, ciò che sempre servirà, è la più umana delle capacità: l’immaginazione di un futuro realisticamente realizzabile.

Ultime notizie
Informazione

La rivoluzione digitale può modificare il nostro cervello?

La rivoluzione digitale ha generato un salto “epistemologico”, ha modificando le categorie stesse della conoscenza, spazio e tempo non sono più le forme a priori kantiane delle nostre sensazioni siamo, insomma, un passo oltre.
di Massimiliano Cannata
Fisco

Autonomia differenziata. “Rischia di alimentare la fake news del Sud che “campa” alle spalle del Nord”

Per la prima volta nella storia della Repubblica è stata chiesta in maniera ufficiale un’indagine conoscitiva per appurare in modo oggettivo quale...
di Marco Ascione
International

Asia Centrale: teatro di scontro geopolitico e mercato energetico in rapida ascesa

Europa e Cina con lo sguardo verso l’Asia Centrale, area di scontri geopolitici ma anche, e sempre di più, mercato economico in scesa verso il quale si stanno direzionando cospicui investimenti internazionali. L'approfondimento
di Giuliano Bifolchi
Ambiente

Corpo Forestale assorbito nell’Arma, per la Corte Costituzionale è legittimo. Del Sette: “Sentenza netta”

La Corte Costituzionale, con la sentenza pubblicata lo scorso 10 luglio, ha confermato la legittimità della riforma legislativa concernente l’assorbimento nell’Arma dei Carabinieri del disciolto Corpo Forestale dello Stato. Tullio Del Sette: "Sentenza netta, che ha spazzato via definitivamente, senza possibilità di appello, le riserve di alcuni sulla legittimità costituzionale".
di Tullio Del Sette
Criminalità e contrasto

Sicurezza e scandalo in magistratura, Sorgi: “Rischio per l’indipendenza dei magistrati”

Dal fenomeno del caporalato a quello del lavoro nero, passando per le infiltrazioni mafiose e della 'ndrina, in particolare, nella regione Emilia Romagna; fino alle misure previste dai decreti “sicurezza”, e ai recenti scandali che hanno coinvolto la magistratura. Intervista al magistrato Carlo Sorgi.
di Marco Omizzolo
Europa

Il Gattopardo a Bruxelles. Le prime mosse dell’Europarlamento

Un brutto accordo è sempre migliore di un accordo mancato. Vista la situazione a cui è giunta l’Unione, sarebbe opportuno fare uno sforzo per leggere positivamente l’intesa raggiunta al vertice del 2 luglio, che non è poi diversa nel metodo e nel risultato rispetto a quanto fatto in passato.
di Carmelo Cedrone
Ambiente

Ricerca: insetti per produrre energia e fertilizzanti agricoli. Il progetto del Centro Enea

Utilizzare gli insetti che si nutrono di materia organica in decomposizione per la produzione di biocarburanti avanzati, materiali innovativi biodegradabili o fertilizzanti...
di redazione
Gioco

Giochi: la stretta normativa può accrescere l’illegalità. La Corte dei Conti conferma le tesi dell’Eurispes

La riduzione del numero degli apparecchi da intrattenimento unita all’inasprimento delle limitazioni delle distanze da luoghi cosiddetti sensibili e degli orari di gioco da parte di norme regionali e locali, hanno determinato una contrazione del mercato legale e un probabile incremento dei fenomeni illegali. Lo dice la Corte dei Conti.
di Chiara Sambaldi e Andrea Strata
Economia

La criptovaluta diventa “moneta di Stato”. Il caso del “petro”

Il “petro” in Venezuela, lo “yuan digitale” in Cina, il “payMon” nella Repubblica islamica: l'avvento della “criptovauta di Stato” rappresenta il tentativo di “imbrigliare” una tecnologia nata in base ad un principio di “anarchia finanziaria” in un sistema regolato e, quindi, nuovamente controllato.
di Giovambattista Palumbo
Finanza

Banche, la donna che “traghetta” l’Italia verso le nuove sfide dell’open banking

Trasformazione e digitalizzazione del sistema finanziario: negli ultimi anni, il sistema dei pagamenti e l'organizzazione delle imprese e delle banche è profondamente cambiato. Tra gli artefici e i protagonisti di questa transizione, il Consorzio CBI, da poche settimane diventato una società consortile per azioni. Ne parliamo con Liliana Fratini Passi, Direttore Generale di CBI S.c.p.a.
di Valentina Renzopaoli