Il lavoro della nostra Intelligence a difesa del Paese

È stata presentata al Parlamento la Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Proponiamo qui alcuni degli aspetti salienti emersi dall’attività dei nostri 007.

L’Intelligence, dopo i recenti attacchi terroristici nel cuore dell’Europa, è chiamata a riparametrare le proprie modalità d’azione e metodologie di analisi nel mutato scenario della minaccia terroristica. Assistiamo oggi ad una cesura paradigmatica nello scenario della minaccia con una congiuntura storica nella quale i processi decisionali risultano sempre più condizionati dalla qualità e tempestività delle informazioni.

Emerge quindi un ruolo della sicurezza nazionale come presidio avanzato a fronte di una sfida completamente nuova per natura, portata ed implicazioni, e destinata a protrarsi.

L’intelligence è chiamata a trovarsi “un passo in avanti” rispetto alla minaccia, come chiesto dalle istituzioni, dall’opinione pubblica ma anche dal sistema economico e delle imprese, colmando il divario tra queste aspettative e l’effettiva capacità di risposta.

Quello che il nostro comparto Intelligence si trova di fronte è un panorama di minacce ubique ed insieme geolocalizzate. Si hanno a disposizione tre lenti per leggere la realtà. La prima, quella dell’ambiente digitale, con un azzeramento della dimensione spaziale, crisi dell’idea di confine politico e destrutturazione di Internet, accrescimento degli strumenti a disposizione di attori ostili.

La seconda, quella degli effetti indesiderati della globalizzazione con vuoti di potere, sottoprodotti della frammentazione e della regionalizzazione del sistema delle relazioni internazionali e migrazioni di massa su scala globale.

Infine quella che riguarda le situazioni di instabilità geopolitica con minacce tradizionali, in alcuni casi più aggressive e raffinate che in passato, criminalità organizzata transnazionale e fenomeni eversivi.

Nessuno è in grado di anticipare in qualsiasi momento qualsiasi minaccia da qualsiasi parte provenga. Massima attenzione va posta sicuramente sul Mediterraneo che è diventato il naturale campo di intervento dell’Italia e uno dei teatri geostrategici più complicati e più delicati per la sicurezza del pianeta, senza trascurare le altre aree di crisi.

La natura ibrida delle diverse minacce impone non una difesa statica bensì una capacità di reazione più che proporzionale, in velocità ed in grado di affinamento, alla loro stessa capacità di adattarsi e sopravvivere all’impegno di chi le avversa.

Bisogna mirare ad un Intelligence “visionaria” che punti su forme di stretta cooperazione mirate a prevenire e contrastare minacce di portata globale, prima fra tutte quella terroristica. Questo implica il bisogno di forme sofisticate di information sharing al livello internazionale. Nell’era delle minacce globali, la sicurezza del Paese può essere promossa solo attraverso uno sforzo partecipato tra intelligence e cittadini. La rivoluzione digitale alla quale stiamo assistendo si distingue infatti dalle precedenti perché non ha al centro le masse bensì l’individuo, che deve diventare esso stesso parte integrante di un nuovo tipo di cultura della sicurezza partecipata. È più che mai necessario che si arrivi ad ottenere una Intelligence adattiva, reattiva e proattiva. Grandi sforzi in questo senso sono stati fatti in favore della Scuola di Comparto affinché questa proseguisse nella direzione di una moderna, capillare e continua attività di formazione ideale delle risorse umane dell’intelligence. È stato riservato un particolare rilievo al presidio informativo in Libia. Questo perché l’instabilità libica ha favorito la formazione, in quel territorio, di strutturate filiere jihadiste e di nuclei pro-DAESH e proprio da quelle coste sono partiti, nell’anno appena terminato, circa il 90% dei clandestini giunti in Italia via mare.

I tre macro obiettivi che emergono dalla Relazione per quel che concerne la pianificazione informativa sono il terrorismo internazionale, la cyber security e la sicurezza economico finanziaria. Ad oggi il ‘rischio zero’ appare oggettivamente impossibile. Le azioni di Parigi, per esempio, serbano un elemento di pericolo, che è quello della loro potenziale emulazione: questo perché si può attingere da un ventaglio di obiettivi soft target dei quali è impensabile poter assicurare la protezione fisica. La minaccia cibernetica “è la nuova frontiera” dell’impegno Intelligence. La risposta deve essere veloce, organica e preventiva. L’arena virtuale del web, accresce gli strumenti a disposizione degli attori ostili.

I fronti del Jihad. Abbiamo assistito ad un cambio di passo di natura tattica e ad un inquietante salto di qualità strategico nelle organizzazioni terroristiche. Il Daesh, ad esempio coniuga la dimensione simmetrica e quella asimmetrica ma è capace di modularle vicendevolmente in funzione del rispettivo livello di efficacia o criticità. Permane un’integrazione tra minaccia dell’organizzazione e minaccia pervasiva e pulviscolare del jihad individuale maturato attraverso processi di radicalizzazione condotti per lo più nella blogosfera.

Un grave problema è l’attivazione autonoma di lupi solitari e microcellule presenti in suolo occidentale che potrebbero riprodurre delle azioni terroristiche in chiave emulativa. Il punto fermo è che non può esserci reazione al di fuori del perimetro della legalità e alla sfida alla democrazia si risponde con le armi della democrazia. L’arco delle garanzie costituzionali si tende senza però mai nemmeno accennare a spezzarlo. Il sistema Schengen può e deve essere conservato con un nuovo equilibrio tra la libertà di movimento dei cittadini europei e la necessità di rafforzare la prevenzione della minaccia terroristica.

Oltre all’ormai noto fenomeno dei foreign fighters, un altro dato di rilievo è quello dell’accresciuto afflusso nei teatri di jihad di interi nuclei familiari e di giovani donne, le quali sono chiamate ad essere mogli e madri dei mujahidin e a popolare il califfato. Anche in Italia, il fenomeno dei foreign fighters, è risultato in costante crescita, con l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi. Massima vigilanza informativa è riservata al pericolo derivante dal possibile arrivo di returnees o dai movimenti di commuters già residenti sul nostro territorio o in altri Paesi europei. Si tratta di soggetti in grado di viaggiare più volte dal teatro di Jihad all’Occidente e viceversa, sfuggendo alle maglie dei controlli. L’azione condotta contro la Francia ha inaugurato una strategia di attacco all’Occidente destinata a consolidarsi, anche nelle modalità attuative: forme di coordinamento orizzontale flessibile tra una “direzione centrale”, presente in territorio siriano o iracheno, e cellule delocalizzate, chiamate a gestire in autonomia i dettagli della pianificazione operativa. È da ritenersi elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo, ad opera sia di emissari, inviati ad hoc, inclusi foreign fighter, sia di militanti eventualmente già presenti in Europa. Le acquisizioni informative raccolte dall’intelligence, non escludono il pericolo riferibile a formazioni terroristiche collegate ad al Qaida. Nonostante queste ultime risultino segnate da defezioni individuali a favore di Daesh, esse hanno continuato a far registrare una certa attività sul piano del reclutamento e su quello operativo.

Ad oggi l’Italia appare sempre più “esposta” sia sotto il profilo politico che simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo straordinario. Inoltre sembra essere terreno fertile per nuove generazioni di aspiranti mujahidin. Vanno valutati con estrema attenzione i crescenti segnali di consenso verso l’ideologia jihadista emersi nei circuiti radicali on-line, frequentati da soggetti residenti in Italia o italofoni: si tratta di individui anche molto giovani, generalmente privi di uno specifico background, che risultano influenzabili da figure carismatiche.

Minaccia cibernetica. La natura destrutturata dell’ambiente digitale sollecita il Comparto a confrontarsi con un cambiamento strutturale, poiché è nella stessa rete che bisogna interagire per prevenire la minaccia. Anche in questo campo emerge il bisogno di cooperazione per promuovere una forte integrazione progettuale ed operativa, sul versante della sicurezza tra intelligence, università ed aziende, ai fini della diffusione e condivisione delle capacità high-tech nazionali.

Dossier migratorioil ‘network’ libico. Il fenomeno migratorio nel Mediterraneo ha assunto anche nel 2015 proporzioni rilevanti favorite dalle precarie condizioni socio-economiche e di sicurezza in numerosi stati africani, della fascia costiera settentrionale e di quella subsahariana, nonché nel Vicino e Medio Oriente ed in Asia. In particolare il territorio libico si è consolidato quale snodo prioritario e privilegiato della deriva migratoria africana in direzione dell’Europa. In questo quadro si configurano le organizzazioni dei trafficanti e di gruppi criminali che operano in vari settori. In Italia per esempio si è assistito alla proliferazione di gruppi criminali etnici composti prevalentemente da soggetti egiziani, del Corno d’Africa e da ultimo rumeni, specializzati sia nella falsificazione documentale sia nel fornire assistenza ai migranti per il trasferimento dai centri di accoglienza alle località di destinazione nel Nord Europa. È emersa inoltre l’operatività di sodalizi brindisini attivi nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso il nostro Paese.

Il presidio del sistema Paese L’attività intelligence è stata orientata, in continuità con gli anni scorsi, anche all’individuazione delle patologie sistemiche che incidono direttamente sull’efficienza e sulla stabilità del sistema economico. Sul versante del contrasto alle posizioni off-shore e ai paradisi fiscali, l’impegno informativo è stato rivolto ai rischi legati a tecniche societarie di pianificazione fiscale aggressiva, quali il trasferimento di profitti in Paesi a fiscalità privilegiata (profit shifting) o lo sfruttamento “improprio” delle disomogeneità tra i sistemi fiscali volto a ricercare situazioni di doppia mancata imposizione, quando non occasioni di frode (reverse charge). Il dato saliente rilevato dalla ricerca informativa è quello di un’estensione del novero di espedienti e pratiche per l’esportazione illecita, l’occultamento o il reinvestimento – in territorio estero e non solo – di risorse derivanti da reati comuni o comunque sottratte all’erario: dalla compravendita immobiliare alla sottoscrizione di fondi d’investimento attraverso fiduciarie estere.

Il driver dell’interesse nazionale fa trascendere la linea di divisione fra pubblico e privato che va sfumando nei fatti ogni giorno di più. Occorre quindi un contributo calibrato e consapevole dell’intelligence al Sistema Paese per la ricerca di un nuovo paradigma di crescita per fornire all’Autorità politica elementi conoscitivi ed info-valutativi utili per conseguire cinque obiettivi essenziali: proteggere gli assetti strategici nazionali e le “filiere della sicurezza”; tutelare la solidità del sistema creditizio e finanziario nazionale; perseguire le economie illegali; individuare le condotte pregiudizievoli per gli interessi erariali; discernere fra gli investimenti esteri che favoriscono l’integrazione del sistema economico nei mercati internazionali e le acquisizioni straniere mosse invece da intenti puramente speculativi. Serve una consapevolezza cosciente delle condizioni strutturali di competitività dell’economia nazionale. È dunque fondamentale il ruolo dell’intelligence economica nell’individuare per tempo le minacce rivolte agli interessi scientifici, tecnologici ed industriali della Nazione.

Le strumentalizzazioni del disagio. La lettura dei fermenti antagonisti e delle dinamiche proprie degli ambienti eversivi specie di matrice anarco insurrezionalista, ha continuato ad essere una delle attività prioritarie dell’Intelligence. Permane elevata la minaccia rappresentata dai settori più determinati dell’anarchia insurrezionale. Nel novero dei possibili bersagli rimangono i poteri economico-finanziari, i media di regime e le strutture/figure rappresentative di Stati stranieri e di istituzioni transnazionali, senza poter escludere il Vaticano e la Chiesa, anche in considerazione del Giubileo. Per quanto riguarda i circuiti di ispirazione marxista-leninista rivoluzionaria, pur ridotti, hanno mantenuto una certa attività propagandistica, funzionale al proselitismo e alla formazione di nuove leve.

Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2015, pubblicata su www.sicurezzanazionale.gov.it, il sito del Comparto Intelligence, scaricabile al link

https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/category/relazione-annuale.html

 

Ultime notizie
Last 20
Diritti umani

Last 20*: sono gli ultimi l’altra faccia del nostro Pianeta

“Last 20, gli Ultimi della Terra”, sono i 20 paesi più poveri al mondo, in contrapposizione a quelli del G20. La distanza tra questi due blocchi è abissale, e cresce di anno in anno, alimentata da crisi internazionali e guerre. Ai Last 20 è dedicato un Comitato e un ciclo di incontri.
di Tonino Perna** e Ugo Melchionda***
Last 20
idrogeno
Italia Domani

Idrogeno verde, alleato della decarbonizzazione dei processi industriali in Ue

In Europa e in Italia, i progetti legati all’idrogeno stanno crescendo in ogni ambito e rappresentano una soluzione per decarbonizzare i processi industriali e i comparti economici in cui la riduzione delle emissioni di carbonio è urgente e allo stesso tempo difficile.
di Claudia Bugno*
idrogeno
scuola paritaria
Scuola

Il contributo della scuola paritaria al sistema nazionale di istruzione: numeri, problemi, possibilità

La scuola paritaria in Italia accoglie 817.413 studenti in 12.096 scuole ogni anno, contribuendo al sistema nazionale di istruzione. Eppure, le scuole paritarie sono ancora escluse da sostanziosi finanziamenti e progetti del Ministero, anche quelli previsti dal PNRR.
di Elena Ugolini
scuola paritaria
pace
Attualità

Tempo di uccidere

Nella nostra cara, felice e ricca Europa, nessuno ci credeva. Ma, insomma, si chiedeva la gran massa delle persone, questi si vogliono davvero...
di Luciano Maria Teodori
pace
Laboratorio Europa
Intervista

Laboratorio Europa, alimentare il confronto su Istituzioni europee e sulla necessità di un’Europa sociale. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

Laboratorio Europa dell’Eurispes, gli esperti si riuniscono per il primo incontro del 2023, attualmente coordinato dal Prof. Umberto Triulzi, economista, e docente di Politica economica europea, intervistato rispetto ai temi di discussione: Istituzioni europee, integrazione in ambito internazionale, Europa sociale.
di Silvia Muscas
Laboratorio Europa
complottismo
Attualità

Il dubbio e il burattinaio. Complottismo all’italiana

Cronaca e intrigo: anche per l’arresto di Matteo Messina Denaro, non sono mancati sospetti, dubbi, perplessità oltre l’accertamento dei fatti, con il risultato di offuscare il senso di una vittoria importante dello Stato contro la mafia. Il dovere di dubitare è una pratica essenziale nella società democratica, tuttavia bisogna contrastare il rischio dello scetticismo aprioristico e distruttivo.
di Angelo Perrone*
complottismo
editoria
Cultura

Editoria italiana: ricavi, geografia e nuove prospettive

L’editoria italiana ha registrato un calo del 2,8% nel 2022, ma i dati restano favorevoli rispetto al 2019. Crescono lettori e case editrici al Sud, pur restando al di sotto della media nazionale: lettori e case editrici si concentrano al Nord e al Centro, in Lazio e Lombardia ha sede il 38% delle case editrici italiane.
di Roberta Rega
editoria
bilancio energetico
Italia

Bilancio Energetico Nazionale, differenze regionali e potenzialità inespresse

Bilancio energetico nazionale, l’Italia ha un grande potenziale confermato da una quota del 20% di energie rinnovabili sul totale registrato nel 2020. A frenare la transizione ecologica però ci sono burocrazia e regionalismi che rischiano di allungare i tempi di decarbonizzazione dell’economia.
di Ludovico Semerari
bilancio energetico
prezzi della benzina
Fisco

Possibili profili speculativi sull’aumento dei prezzi della benzina e la marginalità delle cause fiscali

L’aumento del prezzo della benzina, di cui si parla molto ultimamente, è determinato da una serie di fattori che non limitano il dibattito alle semplici accise. A incidere è soprattutto la quotazione Platts, che viene decisa dalle compagnie in base al valore effettivo dei prodotti raffinati in un determinato momento.
di Giovambattista Palumbo*
prezzi della benzina
città
Futuro

La città nell’orizzonte della rivoluzione digitale

Le città raccontano chi siamo e che futuro vogliamo costruire: la rigenerazione urbana può essere la chiave per riconquistare gli spazi sottratti dalla pandemia, e costruire un universale urbano aperto al libero attraversamento di popoli ed etnie per una società sempre più fatta di migrazioni.
di Massimiliano Cannata
città