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Intelligenza artificiale e prevenzione della devianza minorile: l’Italia si divide

di
redazione

L’idea di affidare a sistemi algoritmici l’identificazione precoce di minori a rischio di devianza non è una novità isolata, ma si inserisce in un filone di ricerca internazionale già maturo. Una rassegna pubblicata sull’Annual Review of Criminology dal criminologo Richard Berk ha documentato come i sistemi di risk assessment basati sull’Intelligenza artificiale, pur promettendo maggiore oggettività rispetto al giudizio umano, sollevino questioni irrisolte di accuratezza predittiva, equità e trasparenza. La questione appare ancora più delicata quando i soggetti coinvolti sono minori: un’analisi pubblicata sulla Florida Law Review ha evidenziato come i programmi di predictive policing applicati agli adolescenti tendano a produrre conseguenze sproporzionate rispetto alla loro reale capacità predittiva, proprio a causa della natura in evoluzione e più imprevedibile della personalità in età evolutiva. È in questo spazio di incertezza scientifica e giuridica, sospeso tra promesse di sicurezza e rischi di profilazione, che si colloca il giudizio della popolazione italiana rilevato dall’indagine Eurispes pubblicata nel maggio 2026.

L’Intelligenza artificiale tra prevenzione e diritti fondamentali

Un particolare livello di complessità è introdotto dal crescente ricorso all’Intelligenza artificiale come strumento di prevenzione e controllo sociale. L’ipotesi di impiegare sistemi algoritmici per l’identificazione precoce di soggetti a rischio di devianza solleva interrogativi profondi che attraversano il confine tra sicurezza pubblica e diritti fondamentali, tra efficacia predittiva e determinismo sociale. La tensione tra le potenzialità preventive attribuite a tali sistemi e i rischi connessi alla profilazione, alla stigmatizzazione e alla compressione delle libertà individuali configura uno dei nodi etici e giuridici più controversi della governance digitale contemporanea, in cui la fiducia pubblica nelle Istituzioni e nelle tecnologie costituisce una variabile tutt’altro che scontata.

Un consenso divisivo: favorevoli e contrari all’Ia predittiva per la devianza minorile a confronto

Il tema dell’Intelligenza artificiale per la prevenzione della devianza minorile sembra divisivo, con il 51,5% che esprime una posizione favorevole e il 48,4% contraria.

Tra i favorevoli, la motivazione più diffusa è quella legata all’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dall’argomento della tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). Sul fronte contrario, la preoccupazione più condivisa riguarda l’inadeguatezza dell’Intelligenza artificiale a gestire una questione tanto delicata (26%); seguono le perplessità legate all’apertura di un dibattito difficilmente risolvibile sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e quelle relative alla privacy (10,1%).

Il dato segnala come, pur in presenza di una maggioranza favorevole sul piano aggregato, la diffidenza verso le capacità dell’intelligenza artificiale in àmbiti così sensibili costituisca la posizione individualmente più condivisa, indicando che il consenso alla misura si costruisce attraverso motivazioni plurali e frammentate, mentre il rifiuto tende a convergere su un argomento dominante.

L’orientamento politico e la struttura argomentativa delle posizioni

L’incrocio con l’area politica di riferimento rivela differenze che riguardano principalmente la struttura argomentativa delle posizioni piuttosto che l’orientamento complessivo. Centro e centro-destra mostrano i profili più favorevoli alla misura su basi securitarie, con le quote più elevate di chi richiama l’aumento della criminalità minorile (rispettivamente 24,1% e 24,8%) e la valorizzazione delle tecnologie per la sicurezza (22,9% e 20,4%). Un orientamento simile, sebbene meno accentuato, si osserva per la destra (23,7% sulla criminalità minorile).

La sinistra e il centro-sinistra mostrano una distribuzione interna differente, con una maggiore concentrazione sulle motivazioni contrarie. In particolare, la sinistra registra la quota più elevata di rifiuto per ragioni etiche legate al controllo delle persone (17,6%), dato sensibilmente superiore a quello di centro-destra (9,3%) e destra (10,5%), segnalando una maggiore sensibilità verso le implicazioni di natura civile e libertaria della misura.

Il Movimento 5 Stelle presenta il profilo più distintivo dell’intera distribuzione: registra la quota più elevata in assoluto di rifiuto per inadeguatezza dell’Intelligenza artificiale (38,5%), valore che supera di oltre 10 punti quello della sinistra (29,7%) e di oltre 20 punti quello del centro-destra (16,9%), configurando un orientamento contrario fondato prevalentemente sulla diffidenza verso lo strumento tecnologico piuttosto che su considerazioni di ordine etico o privacy.

Alcune brevi conclusioni

Il tema dell’Intelligenza artificiale applicata alla prevenzione della devianza minorile riflette l’ambivalenza con cui la società italiana guarda alle potenzialità della tecnologia quando queste si misurano con questioni che toccano i diritti fondamentali e la dignità delle persone. La quasi parità tra favorevoli e contrari, e il fatto che la risposta singolarmente più diffusa sia quella del rifiuto per inadeguatezza dello strumento, indicano come la fiducia nelle tecnologie predittive non si sia ancora tradotta in un consenso stabile sulla loro applicazione in àmbiti così sensibili.

In questo spazio di incertezza, più che una risposta consolidata, emerge una domanda collettiva ancora aperta su dove si collochino i confini accettabili tra sicurezza, controllo e libertà individuale, una domanda che il dibattito pubblico e istituzionale sarà chiamato ad affrontare con crescente urgenza nei prossimi anni. La frammentazione delle motivazioni tra i favorevoli, a fronte della convergenza dei contrari su un argomento dominante, suggerisce inoltre che il consenso a queste misure resti fragile: basato più su un’aspettativa generica di maggiore sicurezza che su una fiducia consolidata nell’affidabilità tecnica degli strumenti predittivi, così come segnalato anche dalla letteratura scientifica internazionale sul tema.

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