Mandato di arresto europeo ed estradizione: la prima banca dati è emiliana

La recente indagine condotta dall’Osservatorio Europa della Camera Penale di Bologna “Franco Bricola”, Fondazione Forense Bolognese ed Eurispes, ha messo in pratica, per la prima volta in Italia, un monitoraggio dei provvedimenti in materia di mandato di arresto europeo ed estradizione nella Regione Emilia Romagna, ed il modo in cui la Corte si è misurata con gli strumenti di cooperazione giudiziaria, decidendo in ordine ai necessari procedimenti cautelari ed esecutivi. Si è cercato non solo di costruire una banca dati sui quali basare il confronto, l’analisi della prassi reale e la vigilanza, ma si è cercato anche di intervenire come operatori attenti su di una materia molto delicata come quella delle esecuzioni penali in àmbito europeo ed internazionale.

L’indagine parte dall’esame dell’orientamento processuale distrettuale penale facente riferimento alla Corte di Appello penale di Bologna e raccoglie tutti i provvedimenti emessi dal 2006 al 2019, per analizzare una materia che va ad incidere nella fase esecutiva ed attuativa della pena in àmbito europeo ed internazionale.

L’obiettivo principale è stato sicuramente quello di costituire un’Europa dei diritti che sia tale nel rispetto pieno degli stessi attraverso la prassi del processo giusto, del rispetto dell’individuo, in consonanza con i diritti fondamentali CEDU.

Nel monitoraggio effettuato, i provvedimenti richiesti hanno riguardato oltre 500 soggetti, 45 Paesi, con esiti di accoglimento (quindi consegna) e rigetto che si sono andati via via modificando nel tempo. Per quanto riguarda il MAE, da un numero iniziale del 2006 di poco più di una decina di casi si è arrivati a un numero sempre più elevato che si avvicina ai 50 MAE nell’anno 2019, con un accoglimento complessivo pari al 64%. Per le richieste di estradizione si è passati da 4 richieste nel 2006 ad un numero che supera le 20 richieste nell’anno 2019, con un accoglimento complessivo intorno all’80%.

Con la legge 69 2005, il Parlamento ha provveduto a conformarsi e ad applicare nel nostro Paese la decisione quadro europea  2002/584/ GAI. Il MAE (mandato di Arresto Europeo) è la prima misura concreta nell’ambito del diritto penale che applica il principio del riconoscimento reciproco,  “pietra angolare” della cooperazione giudiziaria, strumento di semplificazione tra gli Stati membri nella consegna delle persone sottoposte alla esecuzione di una pena o di un arresto.

Il MAE costituisce la prima concreta applicazione nell’ambito penale del cosiddetto principio del riconoscimento reciproco, fondamento della cooperazione giudiziaria.

Nell’arco di tempo preso in considerazione dalla ricerca (2006-2019) i soggetti sottoposti ad una procedura di richiesta di consegna per misura cautelare (MAE cosiddetto processuale) o per esecuzione pena (MAE cosiddetto esecutivo) nell’ambito regionale sono stati 369. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini (91,1%), mentre la percentuale femminile si attesta sull’8,9%. La nazionalità dei soggetti sottoposti a MAE è per il 90,2% costituita da stranieri. Fra di essi, le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (59,6%), quella polacca (8,1%), albanese (4,8%), tunisina (3%), moldava (3%). Se si prende in esame la tipologia del reato (ex art. 8 L.69/2005), la più frequente, con una percentuale del 43,9%, è quella dei reati contro il patrimonio, nella fattispecie furti organizzati/rapine (61,5%) e truffe (26,2%). A seguire si collocano i reati contro la persona (16,9%): in questo àmbito a prevalere – in percentuale – sono soprattutto l’omicidio volontario/lesioni personali gravi (44%), seguito dallo sfruttamento della prostituzione (20%). Nel 64% dei casi vi è stato un accoglimento della richiesta da parte della Corte di Appello di Bologna, mentre nel 36% di un rifiuto. L’accoglimento è per l’88,1% dei casi “pieno” – quindi il soggetto viene consegnato allo Stato che ha emesso il MAE – per l’11,9% “particolare”, prevedendo ulteriori disposizioni.

L’indagine ha rivelato che nel periodo 2006-2019 è stata disposta l’estradizione per 148 soggetti, prevalentemente uomini (81,8% vs 17,6% donne). Lo Stato che ha presentato il maggior numero di richieste è stato l’Albania (18,2%), seguita da Moldavia (13,3%), Romania (11,9%), Polonia (9,2%), Ucraina (7,9%). Anche in questo caso la tipologia di reato più registrata è quella contro il patrimonio (40,2%), seguita da reati contro la persona (25,9%). L’esito finale è di accoglimento nella larga maggioranza dei casi (78,9%) e di rifiuto nel 21,1%, poco più di un quinto.

L’indagine ha rappresentato un punto di partenza fondamentale per capire in che misura si applichino le attuali normative e per porre nuova attenzione sul pieno rispetto dei requisiti che rendono legittimo l’utilizzo del MAE, affinché ciò non avvenga sulla base di atti discriminatori e affinché ci sia un pieno rispetto dei princìpi garantiti dalla legge e del giusto processo.

 

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