L'opinione

Radicalizzazione lampo e movimenti xenofobi all’orizzonte

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Il 14 luglio continuerà ad essere una giornata ricordata dai libri di storia. Se fino a giovedì scorso rappresentava il momento di passaggio dall’Ancien Regime ad una impostazione di Stato più inclusiva e democratica, da ora in poi verrà ricordata anche come la giornata del massacro di innocenti.

Un massacro difficile da interpretare ed analizzare applicando gli strumenti fino ad ora in nostro possesso. Un episodio che vira dalle dinamiche soggettive ed oggettive con le quali ci eravamo abituati a fare i conti. L’attacco a Nizza assume infatti delle peculiarità meritevoli di essere analizzate.

Il profilo dell’attaccante inizia solo in queste ultime ore a delinearsi con più precisione e dalle evidenze investigative emerge una personalità sofferente, con un passato familiare turbolento fatto di minacce, violenze, separazioni, nonché di crimini comuni. Un profilo non per forza sospettabile di legami con qualche organizzazione terroristica, tant’è che era sconosciuto ai Servizi di Informazione francesi. Eppure Mohamed Lahouaiej Bouhlel risulta essere colui che è riuscito a fare più vittime rispetto a tutti i suoi predecessori che hanno agito in terra di Francia. Considerato inizialmente un uomo che non appariva particolarmente rispettoso dei precetti islamici, che non mostrava segni di adesione a questa o quella ideologia, un soggetto problematico sicuramente ma non per questo potenzialmente sospettabile di avere legami con il terrorismo.

Approfondendo emerge però un profilo differente, ossia quello di un soggetto radicalizzatosi molto velocemente grazie all’utilizzo del web quale rapido e potente mezzo di indottrinamento mediante il quale ha trovato il modo di sfogare la sua rabbia e insoddisfazione, aderendo molto velocemente alla causa jihadista come giustificativo del suo gesto estremo e folle. Un terrorista “sofferente” che ha colto il messaggio ideologico diffuso dai maestri della comunicazione dello Stato Islamico e si è lasciato trascinare dalla possibilità di redimersi e dare un senso alla propria vita, apportando un ulteriore vantaggio al disegno strategico di ISIS. Il tutto molto rapidamente, nemmeno il tempo di farsi crescere la barba, elemento questo caratteristico del processo di radicalizzazione.

Per quanto riguarda la tecnica utilizzata è chiaro come egli abbia usato lo strumento più semplice ed efficace a sua disposizione: un camion; il terrorista era infatti un autotrasportatore. Con un minimo di attività logistica e “intelligence” egli è riuscito a realizzare uno degli attacchi più devastanti compiuti da un uomo solo sul territorio europeo.

Trascorsi i giorni necessari per ripristinare l’equilibrio emotivo scosso da tali eventi, ci si accorgerà che la conseguenza di un tale episodio sarà quella di rendere l’intera Europa una nuova Israele, dove la presenza militare sarà sempre più invasiva. L’attacco di giovedì infatti porta alla mente gli episodi registrati a Gerusalemme da diversi anni a questa parte; qualcuno l’ha denominata la car-jihad. Ciò porterà ad un intensificarsi dei contrasti interni agli Stati tra fazioni politiche che propongono soluzioni diametralmente opposte. Il rischio è quello di provocare il risorgere di un estremismo di destra xenofobo che, aderendo ad un’interpretazione distorta del cristianesimo, compirà aggressioni sia contro gli extracomunitari che contro le Istituzioni colpevoli di non essere state in grado di arginare il fenomeno e proteggere la popolazione.

Non c’è modo però di sconfiggere il terrorismo se non attraverso la combinazione di metodi tradizionali e nuovi. Maggiori controlli nelle zone abitate da comunità islamiche che dovrebbero in qualche modo collaborare con le forze di polizia e l’intelligence al fine di scovare soggetti collegati ad organizzazioni terroristiche; maggiore controllo delle comunicazioni telefoniche ed informatiche nonché dei traffici di denaro attraverso strumenti tradizionali e non. Il tutto si traduce quindi in una maggiore combinazione tra humint e tecnologia.

Sacrificheremo la nostra privacy per una buona causa. La sacrificheremo per non vedere più un telo argentato che copre il corpo esanime di un bambino che fino a mezz’ora prima spalancava gli occhi con sorpresa ed entusiasmo di fronte a dei bellissimi fuochi d’artificio.

(*)Ha collaborato Andrea Strippoli Lanternini

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