“Selfie” di Donne

donne

Le donne del 2015 sono uguali a quelle di sempre: rendono il passaggio nella vita meraviglioso. E se leggiamo l’ultimo tweet di Leonard Nimoy, (il popolare mr. Spock di Star Trek) “La vita è come un giardino. I momenti perfetti si possono avere, ma non mantenere, se non nella memoria”, troviamo che ci riescono a prescindere.

Donne uguali e differenti allo stesso tempo, in una società in continua evoluzione, dove i protagonisti, uomini e donne, in perenne conflitto, continuano a ricercarsi e a fuggirsi, a volte schiacciati dagli eventi, a volte protagonisti del cambiamento, sempre alla ricerca di una identità, di un compromesso, di quella giusta idea di presente che sappia bilanciare conquiste, egoismo e altri mali d’epoca.

Diventa quindi importante dare un senso di appartenenza ai comportamenti e alle scelte, affinchè il “selfie”, oltre che divertire, possa rendere un’immagine nitida e consapevole del “sè”, fondamentale per affrontare le sfide presenti e future.

L’Eurispes.it vuole contribuire a questa fotografia riportando due indagini, una del nostro istituto di ricerca, che analizza il comportamento delle donne rispetto ad alcuni aspetti chiave della vita quotidiana, l’altra di Kaspersky Lab, una delle maggiori società di sicurezza informatica, che ha presentato recentemente uno studio sulle cyberminacce, dal quale emerge che le donne sono meno preoccupate degli uomini per la sicurezza informatica.

Con buona pace di Carrie Mathison, agente dei servizi segreti USA, figura anticonvenzionale di donna, fragile e forte nella sua bipolarità, personaggio principale della fortunata serie tv Homeland, che introduce l’argomento di una recente scoperta delle produzioni americane: la figura femminile.

Da protagonista assoluta, come in “The Honourable Woman”,  a co-protagonista in “The Fall”, a figura chiave anche quando è in secondo piano, come Claire Underwood di House of Card o Molly Solverson, la vice sceriffo di Fargo, in tutte le recenti serie di maggior successo, troviamo una riscrittura del ruolo di genere dove viene privilegiata la normalità e il conflitto interiore, persino in personaggi fantasy come Daenerys Targaryen di A Game of Thrones.

Lavoro e conciliazione. 

Ben poco è cambiato per le donne negli ultimi decenni: permane un scenario immobile soprattutto per quanto riguarda i problemi di fondo del sistema occupazionale a livello di inclusione e retribuzione. Se le donne lavoratrici hanno un livello di istruzione superiore a quello raggiunto dagli uomini (sono 3,5 milioni le laureate contro 2,9 milioni), il livello salariale continua ad essere più favorevole per questi ultimi. Il gap retributivo di genere è in Europa al 16,4% e in Italia arriva al 7,3%, un dato positivo ma solo in parte: all’interno del trend 2008-2013 emerge un aumento del 2,4%. Il nostro Paese è penultimo nella classifica a 28 per la differenza di genere tra occupati (19,9%) con un tasso di occupazione del 69,8% per gli uomini contro il 49,9% delle donne (dati Eurostat).

Eppure, secondo l’indagine Eurispes le lavoratrici sembrano meno preoccupate dagli aspetti economici del proprio lavoro. È piuttosto la conciliazione tra i tempi lavorativi e quelli personali e familiari a far emergere le maggiori criticità.

Le donne lamentano soprattutto la mancanza di spazi da dedicare a se stesse a causa dei tempi lavorativi (68,3%) e segnalano la difficoltà di far conciliare lavoro e famiglia (50%). Anche l’assenza di stimoli professionali è considerata un peso per le lavoratrici (47,7%) al pari del carico di lavoro troppo oneroso al quale sono sottoposte (41%).

Sul versante dei diversi fattori economici evidenziati nell’indagine solo le voci relative alla difficoltà di arrivare con lo stipendio alla fine del mese (51,3%) e l’impossibilità di fare progetti per il futuro (56,3%) risultano preponderanti. Tanto che un donna su 5 ammette di avere un doppio lavoro.

La propensione a trasferirsi in un altro Paese è molto elevata tra le donne (45,1%), disposte a cambiare vita soprattutto per accedere a maggiori opportunità di lavoro (67%).

Condizione economica e consumi.

Nonostante l’anno si sia aperto con lievi segnali che fanno sperare e accennano ad una ripresa sul fronte dei consumi, le conseguenze della congiuntura economica, che hanno attanagliato l’Italia a partire dal 2008, saranno un fardello difficile da scrollarsi di dosso. Permangono inoltre  comportamenti di risparmio preventivo e una rinnovata attenzione alle spese, messi in atto anche da quanti sono solo stati sfiorati dalla crisi.

La divisione dei compiti all’interno delle famiglie tende sempre più ad essere paritetica, eppure le donne continuano in larga parte ad avere in mano nella gestione familiare e ad essere un buon termometro per misurare lo stato economico delle famiglie. Inoltre, esse sono particolarmente attente ai consumi e alle nuove tipologie di acquisto adottate negli ultimi anni per far fronte alle spese.

Nel quadro di difficoltà generale più di 7 donne su 10 (74,9%) hanno visto peggiorare nell’ultimo anno la situazione economica personale in maniera grave o parziale, tanto che solo il 12,9% ha la possibilità di risparmiare.

La necessità di rivedere i propri stili di vita e di attivarsi per razionalizzare le spese ha portato molte a preferire, per gli acquisti dei beni di prima necessità e la spesa alimentare, i discount (70,1%). In parallelo, si evita di mangiare fuori casa (81,4%) ammortizzando il costo di ristoranti e pizzerie e riscoprendo la convivialità delle cene a casa tra amici (77,8%) o in famiglia con genitori e parenti (50%).

Aspettare i saldi (87,9%) e ricercare punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini o outlet (84,1%) è una delle strategie anticrisi che sembrano essersi ormai radicate nei comportamenti femminili di acquisto. E una nuova tendenza sembra prendere piede con il numero crescente (44%) delle donne che si rivolgono sempre più al mercato dell’usato.

La possibilità di godere del tempo libero e della cura personale si contrae per 8 donne su 10 che rinunciano con sempre maggiore frequenza all’estetista, al parrucchiere o all’acquisto di articoli di profumeria, preferendo magari alternative “casalinghe”.

L’arte di arrangiarsi al femminile cambia anche negli spostamenti: con un costo dei carburanti gravoso, l’alternativa migliore è quella di usare di più i mezzi pubblici (41,8%). Mentre l’e-commerce si usa soprattutto in caso di sconti e offerte speciali (47,2%).

Sebbene siano amatissimi e considerati come “di famiglia”, anche i pet iniziano a subire i riverberi di un’economia stagnante: il 47,6% delle donne ammette di tagliare anche sulle spese precedentemente a loro dedicate.

Valori etici.

Le donne confermano una particolare sensibilità sulle questioni etiche e dei diritti della persona. Si dicono favorevoli alla tutela giuridica alle coppie di fatto indipendentemente dal genere (67,2%), all’uso della pillola abortiva (57,4%), all’eutanasia (55,5%) e al testamento biologico (68,3)%, ma anche alla legalizzazione della prostituzione (62%). Eppure sono sembrano meno aperte su questioni che le riguardano da vicino: il 47,6% appoggia la possibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa e il 49,3% la tecnica dell’utero in affitto.

Salute e criticità.

Nell’ultimo anno il 27,8% delle donne si sono rivolte ad uno psicologo e il 18,4% ha fatto uso di psicofarmaci. Il 7,7% ha ammesso di aver subito forme di stalking e il 21,1% di essere a conoscenza, per via indiretta, di vittime di questo fenomeno.

Il 59,1% delle donne che navigano sul Web (79,8%) ama l’e-commerce, ma solo il 49,8% controlla online il proprio conto bancario e il 31,5% vi paga le bollette. Sono esempi questi di come sia ancora molto lungo il cammino verso la digitalizzazione dei servizi,  che otterrà un successo solo parziale se non sarà affiancato ad un serio programma di  educazione ai media rivolto ai cittadini. Si rischia infatti di avere a disposizione strumenti elettronici di cui non si conosce l’esistenza o dei quali non si hanno le conoscenze per fruirne.

Il 61,8% delle donne che usano Internet va sui social, tra questi soprattutto su Facebook (94,2%): moltissime (41,3%) vi passano del tempo partecipando ai giochi più diffusi, come Farmville, Camelot, ecc., e sperano di conoscere persone nuove (40,5%), oppure chattano (73,6%). Un’esposizione che può essere anche rischiosa, come rivela il 41,7% delle donne che ha sentito violata la propria privacy su Facebook a causa della pubblicazione da parte di altri di foto in cui era presente. Una internauta su dieci (11,8%) frequenta invece siti di incontri.

Cyberminacce.

Donne meno preoccupate degli uomini dei rischi legati alla cybersicurezza. Questo il profilo che emerge da una ricerca di Kaspersky, azienda russa tra le prime quattro al mondo in sicurezza informatica.

Il primo dei dati è sconfortante e indica quanto lavoro ci sia da fare: il 19% delle donne e il 25% degli uomini è consapevole dei potenziali rischi che corre nel cyberspazio. Le conseguenze sono una maggiore superficialità nel far utilizzare a terzi il proprio device e l’assoluta mancanza di protezione dei dati privati contenuti (36% donne; 28% uomini), in particolare dei cellulari, recentemente sempre più presi di mira.

In controtendenza invece il dato dei malware, dove è maggiore la percentuale di uomini che se ne sono imbattuti, 35% contro 27%,  e quello delle perdite di denaro, 22% contro 19%, ma questo molto probabilmente è frutto del diverso comportamento sul web, in quanto i risultati mostrano che le attività online degli uomini riguardano maggiormente l’intrattenimento, i giochi e i contenuti sessuali, mentre le donne utilizzano Internet soprattutto per comunicare e interagire con amici o partner.

«Visitare un certo tipo di siti web, come ad esempio i siti pornografici e quelli per il gioco d’azzardo, comporta un aumento del rischio di infezione. Non è il contenuto di questi siti di per sé a renderli meno sicuri, ma il fatto che attraggono un alto numero di visitatori e i criminali vanno dove ci sono molti visitatori. Questi siti forniscono ai criminali un grande bacino di potenziali vittime. La psicologia umana gioca, inoltre, a loro favore perché le vittime sono in genere meno disposte a lamentarsi se vengono infettate mentre utilizzando uno di questi siti, rispetto ad esempio se questo accade all’interno di un sito bancario, o se sono vittime di una truffa quando accedono a contenuti pornografici», spiega David Emm, Security Researcher di Kaspersky Lab.

Confortante, invece, il dato di quanti fanno back up: le percentuali aumentano al 75% per gli uomini e 68% per le donne.

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