Nell’ecosistema digitale contemporaneo, la libertà personale, la sicurezza collettiva e l’effettività della tutela giuridica si manifestano sempre più come presupposti silenziosi, percepibili appieno soltanto nel momento in cui vengono compromessi da condotte illecite perpetrate nel cyberspazio. Il cyberspazio si configura ormai come un vero e proprio ambiente giuridico, nel quale si consumano offese a beni fondamentali tutelati dall’ordinamento: la riservatezza dei dati personali, l’identità digitale, il patrimonio, la dignità della persona, nonché la sicurezza nazionale e la continuità dei servizi essenziali. In tale contesto, il Report 2025 del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica costituisce una fonte primaria di conoscenza empirica e istituzionale, imprescindibile per una riflessione giuridica rigorosa sul fenomeno dei reati informatici.
Il quadro statistico ufficiale dei reati informatici in Italia nel 2025
Secondo i dati ufficiali del Report 2025, nel corso dell’anno sono stati 51.560 i casi di reati informatici trattati, con 293 arresti, 7.590 persone denunciate e 2.157 perquisizioni eseguite su tutto il territorio nazionale. Tali numeri restituiscono l’immagine di una criminalità digitale non più episodica, bensì strutturata, organizzata e in costante evoluzione. Un ruolo centrale è svolto dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC), che ha monitorato oltre 9.200 eventi cibernetici riconducibili ad attacchi informatici e ha diramato più di 49.000 alert di sicurezza nei confronti di amministrazioni pubbliche, operatori di servizi essenziali e infrastrutture strategiche. L’attività del Centro ha incluso decine di richieste di cooperazione internazionale, confermando la dimensione transnazionale del cybercrime. Di particolare gravità risultano i dati relativi ai reati contro i minori: nel 2025 sono stati avviati 2.574 procedimenti per pedopornografia online, con 222 arresti, nonché numerosi interventi in materia di adescamento e cyberbullismo, prevalentemente nella fascia di età compresa tra i 14 e i 17 anni.
Cybercrime e sistema economico-produttivo
La criminalità informatica incide in modo significativo anche sul tessuto economico nazionale. Frodi informatiche, attacchi ransomware e compromissioni dei sistemi aziendali determinano perdite economiche rilevanti e compromettono la fiducia nei mercati digitali. Le rilevazioni istituzionali mostrano una crescita costante delle denunce da parte delle imprese, in particolare delle piccole e medie realtà, spesso prive di adeguate risorse tecnologiche e competenze specialistiche. Il cybercrime si configura, pertanto, come un rischio sistemico, capace di incidere non soltanto sull’ordine pubblico, ma anche sulla stabilità economica, sulla competitività e sulla sicurezza complessiva del Paese.
L’inquadramento giuridico nazionale dei reati informatici
Sul piano del diritto penale sostanziale, l’ordinamento italiano aveva già da tempo delineato un corpus di norme per reprimere i comportamenti illeciti nell’ambiente digitale – come l’accesso abusivo a sistemi informatici o telematici (art. 615-ter c.p.), il danneggiamento informatico (art. 635-bis c.p.) e i reati di sfruttamento sessuale dei minori commessi online (artt. 600-bis ss. c.p.). Nel corso del 2025, tuttavia, il legislatore italiano ha adottato una significativa innovazione, con l’approvazione della legge n.132 del 23 settembre 2025, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, volta ad aggiornare e ampliare la disciplina penale delle condotte criminose connesse alle tecnologie di Intelligenza Artificiale.
La legge 132/2025 prevede circostanze aggravanti per reati commessi con il supporto di sistemi di Intelligenza Artificiale
In particolare, il nuovo intervento legislativo ha introdotto nel Codice Penale l’art. 612-quater c.p., rubricato “Diffusione illecita di contenuti generati o alterati mediante Intelligenza Artificiale”: chiunque cede, pubblica o diffonde, senza il consenso dell’interessato, immagini, video o audio generati o manipolati artificialmente tali da trarre in inganno sulla loro genuinità e cagionare un danno ingiusto alla persona è punito con la reclusione da uno a cinque anni. L’inclusione di questa disposizione rappresenta un passo normativo centrale per contrastare il crescente fenomeno dei cosiddetti deepfake e dei contenuti digitali manipolati, che possono ledere gravemente la reputazione, la dignità e la sicurezza personale e collettiva. In aggiunta, la legge 132/2025 prevede circostanze aggravanti per reati commessi con il supporto di sistemi di Intelligenza Artificiale, nonché l’inasprimento delle sanzioni per condotte che utilizzano tecnologie automatizzate per commettere frodi, manipolazioni o interferenze nei mercati finanziari e in altri ambiti sensibili. Tali novità normative s’inseriscono in un percorso di aggiornamento del diritto penale digitale, volto a contemperare l’esigenza di prevenire e reprimere condotte digitali sempre più sofisticate con la tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione.
Dimensione europea dei reati informatici, un confronto tra Unione europea e area OCSE
Il contrasto ai reati informatici richiede un coordinamento sovranazionale. In àmbito europeo, la Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) introduce un modello di governance della cybersicurezza fondato sulla gestione del rischio, sulla responsabilità degli organi apicali e sulla cooperazione strutturata tra Stati membri. Sul piano giudiziario, il Regolamento (UE) 2023/1543 (e-Evidence) mira a superare le difficoltà legate all’acquisizione transfrontaliera delle prove elettroniche. A livello internazionale, la Convenzione di Budapest sul cybercrime resta il principale strumento multilaterale di armonizzazione normativa. Nel contesto OCSE, emerge un orientamento comune volto a rafforzare la resilienza digitale, attraverso modelli di cooperazione pubblico-privato e politiche di prevenzione integrate, piuttosto che esclusivamente repressive.
I reati informatici oggi incidono profondamente sulle libertà fondamentali, sull’economia e sulla sicurezza nazionale
Il Report 2025 della Polizia Postale restituisce il quadro di una criminalità informatica ormai strutturale, capace di incidere profondamente sulle libertà fondamentali, sull’economia e sulla sicurezza nazionale. In tale scenario, il diritto è chiamato a svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio, assicurando che il progresso tecnologico non si traduca in una progressiva erosione dei diritti, ma si accompagni a un rafforzamento della legalità e della tutela della persona nel cyberspazio.

