Il settore vinicolo in Italia influisce dell’1,1% sul Pil e dà lavoro a circa 303mila persone. La sua produzione annua si aggira intorno ai 45,2 miliardi di euro e ha un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro. Questi sono i dati pubblicati dall’Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori (UNSIC) e ci fanno comprendere quanto l’industria del vino sia importante per il nostro Paese.
Il peso economico dell’industria vinicola italiana
Da un’analisi svolta dalla società di consulenza Prometeia (2024), il vino contribuisce al saldo commerciale del settore agroalimentare per il 58%. In altre parole, senza l’industria del vino, il settore agroalimentare italiano perderebbe più della metà del suo saldo commerciale.
I risultati dell’analisi, presentata al Vinitaly di Verona nel 2024, mettono in luce la perdita economica per l’Italia, qualora l’industria del vino dovesse collassare. Infatti, il nostro Paese rinuncerebbe a un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione, con un valore aggiunto dello 0,9 per ogni euro di spesa fatta. Ogni 62mila euro di valore prodotto dalla filiera vinicola, garantisce un posto di lavoro.
Il vino come asset strategico nazionale: alcuni dati
Il settore vinicolo è a tutti gli effetti un asset strategico per il nostro Paese. Infatti, non contribuisce in maniera positiva solo allo scenario occupazionale e finanziario italiano, ma è altrettanto importante sul piano dell’export e del turismo. Nel 2022, le esportazioni di vino italiano hanno raggiunto il record di 8 miliardi di euro, crescendo del 12% rispetto al 2021. Nel 2023, l’export di prodotti vinicoli italiani subisce una flessione dello 0,8%, chiudendo con un saldo di 7,8 miliardi di euro. Da dati pubblicati dall’Osservatorio UIV-Ismea, nonostante la flessione subita nel 2023, l’Italia si conferma tra i leader del settore. Nei primi 6 mesi del 2024, le vendite all’estero di vini in bottiglia realizzati in Italia hanno raggiunto 2,6 miliardi di euro, con un peso del 7,6% sull’export totale del settore agroalimentare italiano, annoverando quindi la Penisola tra i leader del mercato.
Il contributo dell’enoturismo
Anche l’enoturismo contribuisce allo sviluppo economico e finanziario del nostro Paese. L’Associazione Città del Vino ci suggerisce che il turismo enologico coinvolge circa 15 milioni di persone ogni anno, tra viaggiatori ed escursionisti. Si stima che il budget giornaliero di queste persone sia di circa 124 euro, ovvero il 13% in più rispetto al budget calcolato per un turista medio. Nel 2024, l’enoturismo in Italia ha prodotto un valore di 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% rispetto al 2023.
Prendendo ad esempio tre territori produttori di vino per eccellenza, quali Barolo, Montalcino ed Etna, si raggiunge un impatto economico a bottiglia, prodotta e consumata in loco, rispettivamente di circa: 117 euro, 109 euro e 82 euro (Osservatorio UIV-Vinitaly).
Ma quali sono le prospettive dell’enoturismo? Secondo le stime di Federvini, a livello globale il turismo del vino dovrebbe raggiungere 332,5 milioni di dollari nel prossimo decennio. Inoltre, il Rapporto di Future Market Insights, ha calcolato che il turismo enologico ha raggiunto, già a fine 2024, i 95,8 milioni di dollari, con un tasso di crescita annuale composto del 13,2% nei dieci anni successivi.
Nuove modalità di fruizione dell’enoturismo
Negli ultimi anni, i consumatori chiedono sempre più esperienze di viaggio immersive attraverso eventi di degustazione, laboratori, visite ai vigneti e alle cantine, e sono numerose le collaborazioni tra cantine, ristoranti e chef locali. Attualmente, la domanda di queste esperienze autentiche e coinvolgenti è del 34,6% della quota valore. Inoltre, le prenotazioni dirette attraverso i siti Web aziendali delle cantine e delle imprese produttrici di vino rappresentano una quota del 38,7% sulle entrate. L’estate 2024 ha rappresentato il periodo più proficuo per il turismo enogastronomico. In particolare, tra le regioni con i dati più significativi troviamo: Toscana, Emilia Romagna e Puglia.
Le mete dell’enoturismo
Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024, la Toscana si è confermata una delle destinazioni preferite dagli enoturisti italiani, grazie alla sua offerta diversificata e alla qualità dei suoi vini. Il 39,9% degli enoturisti ha visitato la Toscana nel 2024 con motivazioni enogastronomiche e il 33,9% la inserisce come meta per i prossimi viaggi.
Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna, con una percentuale di visitatori del 30,8% e una del 25,6% che la seleziona come meta per viaggi futuri. Al terzo posto si colloca la Puglia con il 30,1% di visitatori e il 31,4% di interessati per viaggi futuri. A seguire si classificano: la Sicilia con 27,8% di visitatori e 33,2% di futuri visitatori; e la Campania, con il 26,2% di turisti e il 24,2% di futuri turisti. Anche il Veneto ha mostrato risultati notevoli, attirando un numero crescente di visitatori grazie alla fama dei suoi vini, come il Prosecco e i rossi della Valpolicella, e alla bellezza dei suoi paesaggi.
Vino e clima: quali strategie per contrastare la crisi climatica nel settore?
Tra le soluzioni proposte dagli esperti per fronteggiare le conseguenze della crisi climatica ai danni del settore vinicolo, troviamo: la sperimentazione di nuovi tipi di uve, più resistenti all’attuale clima; l’adozione di nuove tecniche di coltivazione; l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua.
La salute del suolo è fondamentale per il benessere dei vigneti, quindi l’adozione di nuove tecniche di coltivazione che includano fertilizzanti organici e organo-minerali, l’uso di coperture vegetali e la riduzione delle lavorazioni, possono migliorare la struttura del suolo, aumentare la sua capacità di trattenere l’umidità e favorire la biodiversità microbica, contribuendo alla resistenza delle piante alle condizioni climatiche estreme.
Incrementare e aumentare il microbioma del terreno, infine, è uno dei metodi più efficaci per aumentare la difesa autogena delle piante e renderle più forti. Per microbioma del terreno si intende la comunità di microrganismi e le interazioni ambientali che questi hanno con il terreno e le piante.
La salute del suolo come elemento di vitalità
La fertilità del suolo non si valuta solo in termini di composizione chimica e fisica, ma anche considerando la sua vitalità, ovvero la presenza di microrganismi. Proteggere la salute del suolo, stimolando e incrementando la fertilità della comunità microbica, è cruciale per favorire lo sviluppo e la crescita delle piante coltivate.
Utilizzare coperture vegetali offre una serie di benefici importanti tra i quali si annoverano i seguenti:
- controllo dell’erosione del suolo: la copertura vegetale aiuta a prevenire l’erosione causata dal vento e dalla pioggia, mantenendo il terreno stabile e riducendo la perdita di nutrienti.
- miglioramento della struttura del suolo: le radici delle piante della copertura creano canali nel terreno che migliorano la sua aerazione e drenaggio.
- aumento della biodiversità: una copertura vegetale diversificata favorisce la biodiversità, aiutando a ridurre la necessità di trattamenti chimici.
- migliore gestione dell’umidità: la copertura vegetale riduce l’evaporazione dell’umidità dal terreno, mantenendo il suolo più fresco e stabile.
- competizione con le erbe infestanti: le piante della copertura competono con le erbe infestanti per risorse come acqua, luce e nutrienti, riducendo la necessità di diserbi chimici.
- miglioramento del ciclo dei nutrienti: le piante di copertura possono fissare azoto atmosferico nel suolo, arricchendo il terreno e riducendo la necessità di fertilizzanti chimici.
- regolazione della temperatura del suolo: la copertura vegetale aiuta a mantenere la temperatura del suolo più stabile, proteggendolo da escursioni termiche estreme che potrebbero danneggiare le radici della vite.
Infine, tra le soluzioni proposte dagli esperti, fondamentale diventa l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua attraverso diversi sistemi di gestione idrica, tra cui l’irrigazione a goccia, subirrigazione e strumenti di monitoraggio dell’umidità del suolo. Un corretto uso del sistema idrico può garantire una fornitura adeguata di acqua alle piante anche durante i periodi di siccità.
Il vino del domani: prospettive future della viticoltura italiana
La crisi climatica sta incidendo in maniera molto forte sul settore agroalimentare, che in Italia rappresenta il 27% del fatturato delle imprese e si annovera quindi tra i settori cardine per l’economia del nostro Paese.
Le stime di inizio autunno 2024 di Ismea, Uiv e Assoenologi, indicano volumi pari a 41 milioni di ettolitri, registrando il 7% in più rispetto al 2023, ma si tratta comunque di un dato più basso, se paragonato ai 47 milioni di ettolitri, raggiunti come media degli ultimi 5 anni.
Trovare soluzioni che riescano a tutelare i vigneti dal cambiamento climatico significa riuscire a mantenere vivo un settore che ha una fortissima influenza sull’economia e il benessere dell’Italia. Alcune regioni italiane stanno spostando i vigneti in territori con altitudine maggiore, ma anche gli agricoltori che decidono di intraprendere questa scelta per contrastare le perdite del raccolto e quelle economiche, devono tener conto delle condizioni del nuovo terreno di accoglienza scegliendo le uve più adeguate al clima e al suolo.
Il riscaldamento globale rappresenta, dunque, una sfida significativa per la viticoltura e l’industria vinicola. Tuttavia, con l’adozione di nuove tecniche di coltivazione, la sperimentazione con varietà più resilienti e l’esplorazione di nuove regioni viticole, c’è speranza per il futuro. L’innovazione e la sostenibilità saranno cruciali per garantire la produzione di vini di qualità, nonostante i cambiamenti climatici in atto.

