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Salute mentale, prevenire conviene: l’Ocse stima costi e benefici per i prossimi 25 anni

di
Mariarosaria Zamboi*

Un cittadino europeo su cinque ha sofferto di disturbi mentali: l’ansia rappresenta il 40% di tutti i casi, seguita dalla depressione (20%) e dall’abuso di sostanze e alcol (17%). Le donne registrano costantemente tassi più elevati di depressione e ansia, gli uomini sono colpiti più spesso da disturbi legati all’abuso di sostanze e di alcol e, gli adolescenti e i giovani adulti sono il gruppo demografico in cui negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente l’incidenza dei disturbi mentali (ne soffre oltre uno su quattro fra i 15 e i 24 anni). Cifre che, secondo l’Ocse, sono probabilmente sottostimate a causa del persistente stigma sociale che accompagna il tema dei disturbi mentali, della mancata diagnosi per patologie lievi e dei limiti dei sistemi sanitari nazionali. Nel report The Economic Case for Preventing Mental ill Health (aprile 2026), l’Ocse individua un mix di fattori che stanno conducendo a questa situazione di disagio diffuso: effetti a lungo termine dell’isolamento da pandemia, disuguaglianze di reddito, ansia per i cambiamenti climatici e per l’instabilità geopolitica, uso problematico dei social media.

Un cittadino europeo su cinque ha sofferto di disturbi mentali, l’ansia rappresenta il 40% di tutti i casi

L’analisi, attraverso una micro-simulazione su 30 paesi, traduce questa situazione in cifre che stimano l’impatto dei disturbi mentali su salute ed economia nell’orizzonte temporale 2025-2050. I disturbi prevalenti – ansia, depressione, abuso di sostanze e alcol – porteranno nell’arco di 25 anni ad una riduzione dell’aspettativa di vita in buona salute di circa 2,5 anni nel territorio Ue, mentre l’aspettativa generale di vita si contrarrà in media di tre mesi; un tempo che può apparire relativamente breve, ma che significa circa 28.000 decessi prematuri ogni anno tra gli under 75. Sul piano finanziario, la stima è di 76 miliardi di euro l’anno in costi sanitari (circa il 6% della spesa sanitaria totale), di cui una buona parte non destinata al trattamento diretto dei disturbi psichici, ma ad altre patologie fisiche concomitanti sulle quali la salute mentale compromessa esercita un effetto aggravante. L’impatto è rilevante anche sul mercato del lavoro: una perdita annua di 2,4 milioni di lavoratori equivalenti a tempo pieno, generata soprattutto da riduzione del tasso di occupazione (48% della perdita), dal presenteismo (36%) (cioè presenza fisica al lavoro, ma con produttività ridotta) dall’assenteismo (14%) e, in misura residuale, dal pensionamento anticipato (3%). Questa perdita di produttività inciderebbe negativamente sul Pil con una riduzione media annua dell’1,7%.

Ancora alto il divario fra fabbisogno e accesso ai servizi: il 67,5% di cittadini europei che avrebbero bisogno di cure psicologiche o psichiatriche non riesce ad accedervi

Molti paesi hanno già riconosciuto l’urgenza di affrontare il problema – su 43 analizzati, 41 hanno già una politica nazionale sulla salute mentale e 38 (tra cui l’Italia) hanno adottato anche una strategia o un piano d’azione – ma è ancora alto il divario fra fabbisogno e accesso ai servizi. Il report stima che il 67,5% di cittadini europei che avrebbero bisogno di cure psicologiche o psichiatriche non riesce ad accedervi, soprattutto a causa dei costi elevati a carico del paziente, carenza di personale sanitario qualificato, tempi di attesa lunghi, scarsità di servizi nelle aree periferiche e reticenza a chiedere aiuto per timore del giudizio sociale. Il tasso di bisogno insoddisfatto per queste patologie risulta così 18 volte superiore a quello sanitario generale (3,8% secondo Eurostat 2024), e il mancato o tardivo trattamento tende ad aggravare il problema con il rischio di cronicizzazione dei disturbi inizialmente lievi e difficoltà crescenti nello svolgere le attività quotidiane. Il raggiungimento della copertura totale richiederebbe un aumento medio (nel territorio Ue) del 41% della spesa sanitaria per i disturbi mentali, portando gli attuali 176 euro pro capite l’anno a 247 euro.

In Italia la quota di popolazione che avrebbe bisogno di cure ma non riesce ad accedervi sale al 70-72%, mentre la prevalenza di disturbi mentali si attesta circa al 18,6%

L’attuale situazione italiana, nel quadro delineato dal report, appare migliore rispetto alla media europea: la prevalenza di disturbi mentali si attesta circa al 18,6% (media Ue 20,6%), la riduzione dell’aspettativa di vita in buona salute è stimata in 1,5-1,7 anni (2,5 è la media Ue) e l’impatto sul Pil intorno al -1,3% annuo (-1,7% media Ue). Tuttavia, la quota di popolazione che avrebbe bisogno di cure ma non riesce ad accedervi sale al 70-72% (contro il 67,5% della media Ue) e questo rende la spesa sanitaria italiana per condizioni riconducibili alla salute mentale – pari al 2-3% del totale della spesa sanitaria (6% Ue) – inadeguata rispetto alle necessità di cura dei cittadini. A tale proposito, la stima di aumento di spesa dedicata per garantire la copertura universale, raggiunge per l’Italia il 47% contro la media Ue del 41%, una crescita che riflette l’ampiezza del gap attuale fra domanda e offerta di servizi.

L’Ocse ha valutato gli effetti dell’ampliamento della copertura sulla base di politiche già in atto in tre contesti diversi: assistenza sanitaria primaria, lavoro e scuole

Dopo aver stimato gli impatti di un mancato intervento efficace, l’Ocse ha valutato gli effetti dell’ampliamento della copertura basandosi sui risultati ottenuti da politiche già in atto in tre contesti diversi, ovvero assistenza sanitaria primaria, lavoro e scuole: terapia cognitivo-comportamentale (assistenza sanitaria primaria, luoghi di lavoro, scuole), terapia online (assistenza sanitaria primaria, luoghi di lavoro) e interventi combinati di terapia e farmaci (assistenza sanitaria primaria). Tutte le tipologie di intervento avrebbero un effetto positivo sulla salute della popolazione – misurata in anni di vita persi a causa della disabilità – e, l’impatto più rilevante deriverebbe dalle terapie nell’ambito dell’assistenza primaria, in particolare i trattamenti combinati di psicoterapia e farmacoterapia. Nonostante l’applicazione organica di queste politiche richiederebbe un maggior impegno di spesa sanitaria dedicata ai disturbi mentali, l’insieme degli interventi porterebbe ad una riduzione complessiva della spesa sanitaria pro-capite, ma gli effetti più rilevanti si registrerebbero sul mercato del lavoro, con un incremento fino a 18.230 lavoratori l’anno e miglioramenti nella produttività che si tradurrebbero in aumenti del Pil compresi fra lo 0,001% allo 0,013% annui.

L’Ocse esorta i governi a interventi più generali volti alla de-stigmatizzazione sociale dei disturbi mentali e all’abbassamento delle barriere finanziarie all’accesso

Tuttavia il report riconosce con trasparenza che, nonostante sia il rapporto costi-benefici sia quello costi-efficacia sarebbe positivo, l’impatto aggregato di questi interventi resta modesto rispetto alla dimensione del problema, soprattutto a causa della natura volutamente conservativa del modello che assume, ad esempio, che solo il 10% dei medici di base partecipi agli interventi previsti nelle cure primarie. Per questo motivo l’Ocse esorta i governi a fissare obiettivi di copertura più ambiziosi e ad integrare i percorsi terapeutici con interventi più generali volti alla de-stigmatizzazione sociale dei disturbi mentali, al miglioramento dell’alfabetizzazione in materia di salute mentale, all’abbassamento delle barriere finanziarie all’accesso, alla creazione di reti collaborative e alla formazione di chi opera in prima linea (inclusi gli insegnanti).

Intervenire tardi sui disturbi mentali, in modo frammentato e con coperture insufficienti comporta costi più elevati per l’intero sistema

In conclusione, il report richiama alla necessità di affrontare le cause primarie della diffusione del disagio mentale: crisi economiche, guerre, cambiamenti climatici, uso problematico dei social media. Non intervenire su questi aspetti significherebbe curare l’effetto senza agire sulla causa, con evidenti limiti nell’efficacia. Investire nella prevenzione dei disturbi mentali conviene, non tanto perché ogni intervento produca risultati immediati, quanto perché intervenire tardi, in modo frammentato e con coperture insufficienti comporta costi più elevati per l’intero sistema: individui, famiglie, imprese e istituzioni. Le strategie esistono già in quasi tutti i paesi europei, il prossimo obiettivo deve essere superare il divario fra riconoscimento formale del problema e capacità effettiva di risposta.   

*Mariarosaria Zamboi, ricercatrice dell’Eurispes.

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